CHI COMANDA? di Francesco Carbone

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“È un momento divertente per essere un ingegnere informatico.”

(Jen-Hsun Huang, presidente e CEO di Nvidia)

A Trescore, in provincia di Bergamo, il 26 marzo, un ragazzino ha accoltellato una sua insegnante per ucciderla. Il tredicenne, che vuole far sapere via web al mondo che lui «non è un ratto», mostrava ciò che faceva in diretta su Telegram. Sempre su Telegram, ha lasciato un messaggio, in un inglese perfetto, per spiegare i suoi perché: si è fatto aiutare dall’Intelligenza Artificiale, già inclusa in Telegram. Le AI (Chat Gpt, Claude, Dixit, ecc.) sono usate normalmente dal 92% degli adolescenti italiani; metà di loro anche per temere a bada ansia e depressione. Spiegano loro stessi: l’AI è sempre disponibile e, a differenza del mondo vero, non giudica (Senza filtri – XVI Atlante dell’Infanzia a rischio in Italia di Save the Children).

Telegram ha un miliardo di utenti. È dei fratelli Pavel e Nikolai Durov. Pavel Durov, il suo CEO, è un ex dissidente di Vladimir Putin; nel 2014 ha comprato con 350.000 dollari la cittadinanza della Federazione di Saint Kitts e Nevis (Piccole Antille, 46.908 abitanti). Saint Kitts è un paradiso fiscale: zero imposte sul reddito, zero sulle plusvalenze e sulle successioni, zero sui profitti delle società: privacy finanziaria garantita. Allo stesso tempo, Pavel Durov aveva depositato 300 milioni di dollari in contanti in banche svizzere. Con quei soldi è nato Telegram: il social senza moderatori, la terra di nessuno dove tutti possono dire e mostrare tutto. Telegram oggi vale 100 volte l’investimento iniziale: 30 miliardi di dollari. Il patrimonio personale di Pavel Durov è stimato in 15 miliardi di dollari. Il ragazzino che ha accoltellato la professoressa molto probabilmente non sa nulla di Pavel Durov (e lo conoscesse, sarebbe un suo idolo), come Durov non sa nulla di lui. Eppure l’uno non esisterebbe senza l’altro.

Ho appena visto su YouTube come creare un proprio bot per Telegram che scriva poi, con ChatGPT, «contenuti interessanti quotidiani» a nome dell’utente: è facilissimo! YouTube è di Google (fondatori: Larry Page, patrimonio 265 miliardi di dollari, e Sergey Brin: 245 miliardi). ChatGPT è di OpenAI, tra i fondatori ci sono Sam Altman (3,4 miliardi) ed Elon Musk (827 miliardi).

Tutte queste notizie le ho prese o da Wikipedia o direttamente dall’AI di Google, Gemini. Wikipedia è ormai depredata dai bot di tutte le AI del mondo. I bot che rubano sul web si chiamano crawlers. Crawl perché “strisciano” sui 100 zettabyte di contenuti del web. Zettabyte vuol dire un miliardo di terabyte; un terabyte corrisponde a 500 milioni di pagine di testo: per riempire un solo terabyte di parole, ci vogliono cento biblioteche di Umberto Eco… Intanto, il vecchio Facebook produce 1,7 milioni di terabyte di dati ogni minuto. Se sembrano chiari gli ordini di grandezza, vuol dire che non abbiamo capito.

(Inciso: dal momento che tutto quanto ho scritto e scriverò ha fonti digitali, a rigore potrebbe essere vero come la Mompracem dei Pirati della Malesia di Salgari: Mompracem non esiste).

Mentre sul web si producono contenuti(come anche questo numero del Ponte rosso), i crawlers rubano tutto per l’addestramento delle AI. Le AI si addestrano in data center la cui potenza si misura in miliardi di Watt (GigaWatt). Un GigaWatt è sufficiente a far funzionare una città come Padova. Si stima che tra quattro anni, i data center esigeranno il doppio dell’energia che consumano ora. In generale, tutto quanto sto scrivendo tra cinque anni sarà vecchio e stupido come per noi la tv di pietra dei Flintstones: sarà Mompracem.

2.

Tutto va accelerando. Nel 1965 la legge di Moore (co-fondatore di Intel) diceva che, a parità di costi, ogni due anni il numero di microchip contenuti nello stesso spazio si sarebbe raddoppiato. Ora la legge di Huang (CEO di Nvidia) prevede che il computing power di un’AI raddoppierà ogni 18 mesi (Christopher Mims, The Wall Street Journal¸19/09/2020). Di più: il CEO di Google, Sundar Pichai, vuole che la potenza di calcolo dell’AI raddoppi ogni sei mesi, perché così esige il mercato. I rapporti di Pichai e di Haun con Trump sono strategici: entrambi gli sopravviveranno, avendone ricavato vantaggi abnormi (Marco Arvati, Come i miliardari si stanno comprando la democrazia americana¸ su “La valigia blu”, 26/03/2026).

Lo scorso 5 febbraio, sono stati rilasciati due nuovi modelli di AI: GPT-5.3 Codex di OpenAI e Opus 4.6 di Anthropic. Entrambi «non stavano solo eseguendo le istruzioni. Stavano prendendo decisioni intelligenti. Per la prima volta, possedevano qualcosa che somigliava a un giudizio. A un gusto» (Matt Shumer, https://shumer.dev/). Il saggio di Matt Shumer che racconta questo, Something Big Is Happening,ha una sua voce su Wikipedia.

Torniamo a Pavel Durov: si definisce un libertario di destra, e crede che il meglio che possa fare uno stato è ridursi a quasi nulla: un po’ di ordine pubblico, la cura delle strade, l’esercito, ma quello già solo in parte… nulla in economia. È ciò che pensano i padroni delle AI.

In Italia, in questo periodo si è parlato molto di Peter Thiel (il fondatore della potentissima Palantir), cultore di Tolkien venuto a Roma a fare conferenze sulla sua idea di Anticristo. Siamo un popolo solare: quasi tutti i giornalisti hanno scritto solo note di colore e bizzarrie. Ma il discorso dovrebbe essere informato e serio, almeno in un Paese in cui i giornalisti fanno il loro lavoro.

Ho letto due libri di Thiel: Il momento straussiano (Liberilibri 2025) e Da zero a uno (Rizzoli 2023). Il primo è presentato nell’introduzione come «lo specchio perfetto, la summa, per comprendere il presente». In realtà è una tesina universitaria così così. Sempre l’entusiasta prefatore presenta Thiel come l’allievo più geniale d René Girard: povero Girard se il suo migliore allievo sbaglia perfino il mestiere del suo maestro, definendolo «critico letterario».

Torniamo seri: da Leo Strauss, Peter Thiel ricava l’idea che, «invece delle Nazioni Unite, piene di interminabili e inconcludenti dibattiti parlamentari che assomigliano a favole shakesperiane raccontate da idioti, dovremmo considerare Echelon, il coordinamento segreto dei servizi di intelligence del mondo, come la strada decisiva per una pax americana veramente globale». In realtà, Echelon è il sistema che unisce i dati e le analisi dei servizi segreti non del «mondo» ma dei Five Eyes: Australia, Canada, Nuova Zelanda, Regno Unito e Stati Uniti. Questo mondo, scrive Thiel, deve determinare « la giusta miscela di violenza e pace» per – ripete – «una pax americana veramente globale». Sul pensiero di Peter Thiel si può leggere la biografia scritta da Luca Ciarrocca L’anima nera della Silicon Valley (Fuoriscena 2026): istruttiva.

Sempre di Thiel, Da zero a uno è il saggio che ha avuto più successo. Il talento di diventare ricchi per Thiel è la capacità di creare monopoli che aboliscano ogni possibile concorrenza. Esempi: Google, Apple, Windows, PaYPal (cofondata da Thiel), l’XSpace di Musk… Ora c’è Palantir. Tra pratica del monopolio e culto del segreto, per Thiel vi è un legame inscindibile. Il segreto è essenziale: Palantir non è solo un’azienda che produce profitti stratosferici; è soprattutto un’arma essenziale impegnata in prima linea nell’attuale «guerra mondiale a pezzi» (Papa Francesco). Non si vendono gli algoritmi di Palantir alla Cina o alla Russia.

Sulla pratica del segreto, un esempio: nel 2025 Palantir, che vale più di 300 miliardi di dollari, denuncia Republik, (piccola rivista elvetica di 30.000 abbonati che vive senza pubblicità), per aver rivelato che la Svizzera ha rinunciato a un contratto con Palantir, per un software utile al tracciamento dei possibili contagiati da Covid. Questo per il «elevato» (definizione dell’esercito svizzero) che i dati sarebbero stati poi passati agli USA (cfr. Dario Campione Il no della Svizzera a Palantir è ormai un caso internazionale, sul “Corriere del Ticino” 25/02/2025). Molto simile è il caso, svelato dal giornale on line The Intercept, sugli abusi di Palantir nell’uso dei dati dei pazienti degli ospedali di New York. Dove ci sono giornali liberi, c’è ancora una possibilità di sapere.

Tra tanti segreti, almeno questo è ufficiale: l’AI di Palantir, Maven, è un’arma del Pentagono. Maven «analizza i dati dal campo di battaglia e identifica gli obiettivi. È già il principale sistema operativo di intelligenza artificiale per le forze armate statunitensi, che hanno effettuato migliaia di attacchi mirati contro l’Iran nelle ultime tre settimane» (dal sito di Analisi Difesa).

Per lo sterminio di Gaza, l’IDF (Israel Defence Forces), ha usato sistematicamente – tra le altre? – due AI dai nomi paradossali: Lavender e Where’s Daddy? Per uccidere più papà, e figli, possibile, quanta Palantir sia servita nell’AI dell’IDF non lo possiamo sapere. Qualunque cosa dicano i contratti, il patto fondamentale è tra due complici: nessuno deve sapere cosa Palantir vende ad Israele, né cosa Israele ci faccia. Ha detto il premio Nobel Giorgio Parisi: «uno dei problemi fondamentali dell’AI è chi gestisce i Laws, cioè i sistemi d’arma autonoma letali. Perché quello che è necessario, da un punto di vista etico, è che tutte le decisioni di uccidere delle persone siano prese da delle persone in carne ed ossa e non demandate a un’AI non controllata» (Ansa, 9/3/2026): è il contrario di quanto stia accadendo.

3.

L’università è un nemico della società perfetta secondo Thiel (e secondo Trump). Lo scopo della sua fondazione, la Thiel Foundation, è far abbandonare le università ai giovani di talento. Come? Regalando a ognuno un finanziamento di 350.000 dollari in cambio di una buona startup e della disiscrizione dall’università. Ovviamente, vengono poi pubblicizzati i pochissimi che hanno successo, i soli che per Thiel che contano.

Che la democrazia sia un rudere, è un pensiero sempre più dichiarato nella destra non solo americana. Ha avuto successo il saggio del 2025 The King and the Swarm (Il re e lo sciame) dell’inglese Mary Harrington, l’inventrice del Reactionary Feminism. Limes lo ha pubblicato nel numero 2/26 col titolo La rivoluzione digitale e il ritorno del re. È un testo illuminante.

Diagnosi della Herrington: l’era digitale ha ridotto in pappa il cervello dei più; il cambio epocale è stato il passaggio dal libro allo schermo del cellulare, che non si legge ma si scrolla col pollice. Ed è in indiscutibilmente vero che l’effetto Flynn, e cioè l’aumento del Q.I. nel secondo Novecento, non c’è più. Al contrario, dagli anni ’90 c’è una flessione regolare e costante del sale in zucca alle persone. In questo mondo irrimediabile, conclude la Harrington, l’unica salvezza dalla dittatura dell’AI è il ritorno del re: un dittatore umano, almeno. Il dilemma del resto è ineludibile: se «le tecnologie che strutturano la vita contemporanea sono comprese solo da piccole comunità di esperti» (S. GIR. “La Verità”), la democrazia non solo non ha senso ma è dannosa.

Il passaggio all’algocrazia, se ci sarà, dovrà attraversare per forza di cose una fase caotica: anche questo è stato ampiamente pensato. In una email del 2016, il famigerato Epstein scriveva proprio a Thiel: «Brexit: solo l’inizio. Ritorno al tribalismo come contromossa per rispondere alla globalizzazione. Fantastiche nuove alleanze» (in Milena Santerini, Fenomeno Thiel: la Silicon Valley diventa agente del caos su “Avvenire”, 12/3/2026). Nel futuro che questi sognano, c’è per tutti tanto Tolkien, e il pensiero magico dei gruppi evangelici: una «religione della prosperità (…), un cristianesimo senza la Croce» (ibid.).