STORIA DI UN POETA EROE

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Ambientata nella “sua” Isola di Kos la narrazione di Diego Zandel presenta, insieme a molto altro, una figura di poeta e di rigoroso difensore dei valori di democrazia

di Roberto Dedenaro

Se chiudiamo gli occhi e pensiamo alla Grecia come non immaginare spiagge solitarie e acque azzurre, trasparenti, l’aspro biancore della terra del mito, la Culla della civiltà europea, un’immagine turistica fascinosa e irresistibile, una speranza delle nostre estati afose e traboccanti di zanzare ronzanti. Ma dietro a tutto ciò c’è la Grecia reale, quella di un ’900 drammatico e degli anni difficilissimi in cui per salvarla dalla bancarotta l’Ue impose una severissima austerity.

Diego Zandel
Anni di pietra.
Una storia greca
Voland, Roma 2026
pp. 176, euro 18,00

Il più recente libro di Diego Zandel, autore ben conosciuto soprattutto per il suo prezioso lavoro di scavo sulla difficile identità di un istriano, nato da genitori esuli, in un campo profughi, porta in superficie questo passato doloroso, che è una parte fondante, peraltro, della Grecia di oggi. Anni di pietra, sottotitolato Una storia greca, ripercorre la vita del poeta Manolis Fourtounis, nato nel 1927 e morto nel 2019, dopo una vita cosparsa non solo di poesia ma di militanza, carcerazione e privazione. Il libro, però, non si può forse dire una biografia, nel senso stretto del termine, piuttosto uno scritto che intreccia le vicende personali e particolari di una persona con quella che solitamente si usa chiamare la Grande Storia e con la vita stessa dell’autore. Infatti, come spesso nei libri di Zandel, si fa un certo ricorso all’autobiografia per dare delle ragioni su come mai gli sia venuto in mente di dedicare un libro e di fare anche una puntigliosa ricerca di testimoni, di persone che, come Zandel stesso, hanno avuto la fortuna di conoscere Manolis Fourtounis. Così dando una vena d’intimità, lo scrittore rinuncia al ruolo di saggista per essere piuttosto un narratore interno ai fatti.

Manolis Fourtounis era nato nel 1927, come abbiamo detto, sull’isola di Kos, un’isola del Dodecaneso vicina alla costa turca che nel 1912 era divenuta un possedimento italiano. Gli italiani a Kos o Coo come si può anche dire, hanno lasciato sull’isola un’impronta indelebile, non fosse anche perché a seguito di un disastroso terremoto nel 1933, la ricostruzione per mano italiana venne eseguita seguendo i dettami razionalisti dell’epoca. Con Kos Zandel ha legami profondi, vi passa qualche mese ogni anno, era la terra natale della madre dei suoi figli e diversi suoi titoli hanno un qualcosa a che fare con quest’isola, ha scritto anche un Manuale sentimentale dell’isola di Kos che può essere un’ottima introduzione anche al più distratto dei vacanzieri. Va anche detto che il libro contiene in appendice una piccola antologia delle poesie di Fourtunis tradotte in italiano, un glossario delle sigle storiche presenti tra le sue pagine e una bibliografia essenziale così che se un lettore volesse approfondire l’argomento trova diversi spunti per poterlo fare. Va anche detto che la letteratura greca contemporanea in poesia, a parte i nomi dei grandissimi Kavavis e Seferis, forse Ritsos, non è sotto la luce dei riflettori e se non fosse per la buona volontà di qualche editore, Crocetti ad esempio, gran parte della produzione greca contemporanea passerebbe nel silenzio.

Diego Zandel affronta il compito non facile di raccontare una vita, ma anche una storia di anni e situazioni molto complesse con gli strumenti che gli sono propri e che ha messo in evidenza già nella sua ormai piuttosto lunga carriera di scrittore: una mistura, verrebbe da dire sapiente, di biografia, storia, autobiografia e azione, il tutto messo sulla pagina con uno stile che ondeggia fra saggistica e narrativa, stando lì su un limite. Sono caratteristiche che l’autore romano (o fiumano) ha già dimostrato di possedere nei suoi lavori più marcatamente saggistici, come I testimoni muti, sia in quelli più dichiaratamente narrativi come il precedente Un affare balcanico, in cui rivisitava narrativamente e con un certo spazio riservato alla fantasia “l’affaire Telekom Serbia”. Accanto a questo va sottolineato il suo trovarsi a perfetto agio quando il ritmo si fa più stringente e l’azione più incalzante, non dobbiamo dimenticare, infatti, che il Nostro nasce come autore di gialli, Massacro per un presidente è del 1982, dove si rileggeva il sequestro Moro in una prospettiva personale, ma forse non troppo lontana da una verità mai dichiarata.

La vita di Manolis Fourtounis, nel racconto di Zandel, diviene, dunque una vita paradigmatica della storia greca durante e dopo la Seconda guerra mondiale, ma anche dei rapporti fra l’autore stesso e il mondo greco attraverso il microcosmo dell’isola di Kos. L’espressione del titolo Anni di pietra sta ad indicare i duri anni che la Grecia ha vissuto dalla fine della Seconda guerra mondiale alla caduta della dittatura dei colonnelli avvenuta nel 1974. Mettendo in opera un meccanismo di analessi Zandel, dalla scoperta di alcuni versi su una lapide tombale, ci porta alla ricostruzione della figura di Manolis Fourtounis, poeta iscritto al KKE, il Partito Comunista di Grecia, negli anni dell’occupazione tedesca di Kos durante la seconda guerra mondiale, occupazione tristemente conosciuta per il massacro di 103 ufficiali italiani avvenuto sull’isola. Con l’adesione del protagonista alla Resistenza assistiamo all’organizzazione di alcuni clamorosi attentati che lo vedono protagonista. Con la fine del conflitto arriviamo agli anni della guerra civile e alle dolorosissime vicende delle divisioni feroci all’interno dello stesso Partito Comunista che si spezza in due tronconi in lotta fra loro. Fourtounis emerge come un eroe omerico che, in un mare perennemente in tempesta, riesce a tenere la barra dritta della nave che deve guidare, resistendo a feroci torture, a lunghi anni di carcere senza apparentemente perdere fiducia nei suoi ideali, in un socialismo, si sarebbe detto negli anni ’70, dal volto umano: Taciturni, cominciamo di nuovo/ A camminare di fianco agli scogli,/ di fianco alle onde, amare, torbide,/ indifferenti  […]Voglio compagni sentire i miei passi/ echeggiare di fianco ai passi di tutti noi.//

Il suo calvario carcerario, come quello di molti altri oppositori alla dittatura dei colonnelli ebbe fine solamente nel 1974, anche se non finiranno certo le sue difficoltà di reinserimento in una società greca che nel frattempo era notevolmente mutata e che portava in sé delle ferite difficilmente rimarginabili. 

Questo libro di Zandel ha diversi meriti, quello dello stile, piano diretto, facilmente leggibile, di cui abbiamo detto, ma è a livello del contenuto che il libro parla all’oggi. Innanzitutto, perché riporta alla memoria un autore praticamente sconosciuto e comunque dimenticato in Italia che merita, invece, di essere conosciuto per la sua opera letteraria, sicuramente, ma anche per la sua vita esemplare, un esempio nella fede negli ideali democratici: uscito dal carcere Manolis Fourtounis aderì all’ala riformista del movimento comunista greco, incontrando l’ostilità di molti suoi ex compagni che, probabilmente, non aveva avuto la sua stessa coerenza nell’affrontare le durezze del carcere. Quegli ideali, e qui forse il libro trova il suo senso più profondo, che se abbandonati e derisi o piegati alle esigenze dei potenti rischiano di trascinarci in una deriva dalle più oscure conseguenze, allora, in Grecia, ma anche oggi, in Italia. Il valore di Zandel, a mio avviso, è di ricordarcelo senza retorica in modo colloquiale, verrebbe da dire familiare, dando così un giusto rilievo a fatti eccezionali, come la constatazione che Manolis Fourtounis ebbe il primo insegnamento della dottrina marxista da un soldato tedesco contrario ad Hitler ed al nazismo. Scrive Zandel nelle pagine finali del libro: «Non è così facile incontrare un maestro. Perché Manolis è proprio questo: un maestro di vita, al quale guardare come un faro nel buio della notte per non smarrire la rotta. Ce lo dice la sua vita, consumata nell’affermazione delle idee di uguaglianza, giustizia sociale e libertà. Ce lo dicono i suoi libri, la sua poesia che ci ricorda a ogni verso che l’anima, lo spirito non muore mai dentro di noi a patto che, come Manolis, pur nelle peggiori condizioni di vita, sappiamo coltivare l’amore e la speranza».