SULLA ROTTA DELLA SCIENZA

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A Miramare ancora aperta la mostra sulla circumnavigazione della “Novara”

di Roberto Curci

Kosmos
Il veliero della conoscenza
The sailing ship of knowledge
testo bilingue italiano-inglese
Silvana Editoriale, 2024
pp. 192, euro 30,00

Si chiama Cristellaria, è un protozoo fossile dall’elegante guscio a spirale scelto come logo della mostra “Kosmos. Il veliero della conoscenza” visitabile fino al 16 giugno alle Scuderie di Miramare, riaperte dopo il lungo stallo post-pandemia. Simbolo ermetico, a dire il vero, per veicolare in raffinati (ma a loro volta ermetici) manifesti murali e sulle pagine dei quotidiani nazionali l’esistenza della rassegna triestina, sontuosa, ma che di una più esplicita comunicazione avrebbe forse avuto necessità.

Difficile supporre che, in mancanza di un’informazione meno taciturna sul soggetto espositivo, una certa porzione delle frotte di turisti che si affrettano a raggiungere il Castello, ed eventualmente una fetta di Parco, provino la tentazione di dedicare almeno un’oretta (magari nei tempi contingentati di una gita sociale o scolastica) anche all’indecifrabile “Kosmos”. Ed è un gran peccato. Non sanno che cosa si perdono, dato che la mostra voluta dalla direttrice di Miramare, Andreina Contessa, e realizzata dal suo robusto staff di collaboratori risulta il miglior esempio visto finora da queste parti di un ottimale incrocio tra rigore scientifico e fruibilità attrattiva e perfino spettacolare.

Soggetto: una minuziosa ricognizione/ricostruzione della circumnavigazione del globo effettuata a metà dell’Ottocento, per tenace volontà dell’arciduca Massimiliano d’Asburgo, dalla fregata “Novara”, trasformata nella circostanza da nave militare in maxi-laboratorio galleggiante, con tanto di fior di scienziati a bordo. Obiettivo molteplice: scientifico appunto, e poi commerciale, diplomatico, militare. E dunque «l’esplorazione e la descrizione cartografica di zone del globo terracqueo non ancora conosciute, la conoscenza e lo studio delle popolazioni indigene, la raccolta e la catalogazione di reperti minerali, così come di specie vegetali e animali» scrive Contessa nel fitto catalogo di Silvana Editoriale. Ci volle un gran lavoro a monte. Ancora Contessa: «L’oculata scelta dell’équipe […], la dieta e l’igiene dei membri dell’equipaggio, la raccolta di ottima strumentazione per la navigazione e le misurazioni necessarie» in vista di «una prolungata navigazione per mari perigliosi e terre incognite».

Una straordinaria avventura, dunque, da Trieste a Trieste, con partenza il 30 aprile 1857 dalla baia di Muggia e ritorno il 26 agosto 1859. Immenso il bottino raccolto nella ventina di tappe, costiere o insulari, toccate dal veliero, un bottino che a posteriori sarebbe stato riassunto in 18 volumi illustrati e articolato in quattro collezioni (zoologica, botanica, etnografica, antropologica) spartite poi fra Trieste e Vienna. In mostra, tutti i dati concernenti la spedizione sono leggibili grazie a un assetto altamente scenografico, che ricorre in maniera suggestiva e coinvolgente alle tecnologie più avanzate, inclusa l’inquietante Intelligenza Artificiale: e quindi video formato extra-large, diorami, installazioni digitali. Ma il godimento ottico e quasi tattile non è affatto gratuito e si coniuga, come detto, con un aplomb scientifico di assoluto rispetto.

Joseph Selleny La “Novara”
incisione, 1861

Si soddisfano così anche tante piccole curiosità: a bordo della “Novara”, ad esempio, c’erano ben 352 uomini, compresi i sette membri della commissione scientifica. I giorni di navigazione furono 551, quelli all’ancora 298, da Ceylon alla Cina alle isole Caroline e Salomone, fino al Cile e al ritorno sulla rotta transatlantica tenuta due anni prima. E si apprende pure che, alla partenza, a bordo c’erano 23 tonnellate di carbone e 86 di acqua, quasi novemila boccali di vino, e poi le quantità precise di carne, riso, patate, cavoli, zucchero, sale, aceto.

Sulla “Novara” c’erano pure, al servizio degli scienziati, pittori e incisori incaricati di visualizzare i luoghi esotici via via raggiunti, e le fisionomie e i costumi dei loro abitanti. Corredano infatti la mostra numerosi acquerelli e schizzi realizzati soprattutto dal pittore austriaco Joseph Selleny, a documentazione dei vari approdi ma anche di alcuni momenti della navigazione, che ovviamente ebbe momenti di forte trepidazione, soprattutto quando, in acque cinesi, si scatenò un tifone di inaudita violenza.

Al di là della puntigliosa rivisitazione della grande impresa a “Kosmos” vanno riconosciuti due meriti: di consentire non solo un’occhiata a un glorioso passato ma almeno una sbirciatina a un possibile futuro, con la “Sala della vertigine cosmica” che, grazie all’AI, amplia il viaggio della scienza e ipotizza ulteriori conquiste non più nei nostri oceani ma nell’ancora misteriosa dimensione dello spazio e delle galassie. “Kosmos”, inoltre, offre giusta gratificazione e valorizzazione alle collezioni di Miramare, e in specie alla sua biblioteca, ricca di circa ottomila volumi, di cui – a conferma della forte vocazione di Massimiliano – oltre settecento dedicati a geografia ed etnografia.

Vien da dire, infine, che se immersività e multimedialità sono oggidì, per ogni evento mediatico-espositivo che intenda affascinare o stupire, requisiti tanto obbligati e sbandierati da risultare perfino stucchevoli, dinanzi alla concezione e all’allestimento di “Kosmos” ci si rappacifica con questi termini già logorati dall’uso. E dall’abuso.

Alexander Kircher La “Novara” in alto mare