Il noir internazionale di Heinichen

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Borderless, il più recente romanzo dell’autore tedesco (e ormai anche triestino)

di Walter Chiereghin

 

«è mia vecchia abitudine dare udienza, ogni domenica mattina, ai personaggi delle mie future novelle.

Cinque ore, dalle otto alle tredici.

M’accade quasi sempre di trovarmi in cattiva compagnia.

Non so perché, di solito accorre a queste mie udienze la gente più scontenta del mondo, o afflitta da strani mali, o ingarbugliata in speciosissimi casi, con la quale è veramente una pena trattare.

Io ascolto tutti con sopportazione; li interrogo con buona grazia; prendo nota de’ nomi e delle condizioni di ciascuno; tengo conto de’ loro sentimenti e delle loro aspirazioni. Ma bisogna anche aggiungere che per mia disgrazia non sono di facile contentatura. Sopportazione, buona grazia, sì; ma esser gabbato non mi piace. E voglio penetrare in fondo al loro animo con lunga e sottile indagine».

Così l’incipit di una celebre novella di Luigi Pirandello, La tragedia di un personaggio, pubblicata nel 1911 sul Corriere della Sera e uno tra i presupposti del suo capolavoro drammaturgico Sei personaggi in cerca d’autore, che avrebbe visto la luce dieci anni più tardi. Cito questo passo perché, conoscendo Veit Heinichen e alcune delle sue opere, mi sono fatto persuaso che anch’egli assuma nei confronti dei suoi personaggi un rapporto colloquiale analogo a quello narrato da Pirandello, magari meno burocraticamente organizzato di quello del grande autore siciliano, ma ugualmente stimolante per la fantasia di colui che scrive, ma, quel che più conta, per quella di chi legge, che viene chiamato a confrontarsi non soltanto con l’avvincente dipanarsi della storia narrata, ma anche, direi quasi soprattutto, con la psicologia, i valori – quando ci sono – e la storia personale dei personaggi che la animano.

Protagonista assoluto dell’epopea noir di Heinichen, il commissario Proteo Laurenti, salernitano di nascita ma triestino d’adozione, assume invece in questo Borderless, undicesimo romanzo – pubblicato come gli altri in traduzione italiana dalle edizioni e/o – il ruolo della comparsa, lasciando quello di primo piano alla commissaria Xenia Ylenia Zannier, nata settimina tra le macerie del terremoto che devastò Gemona e il Friuli nel 1976 e subito orfana di entrambi i genitori, anche lei, come Laurenti, eccentrica sotto molti aspetti rispetto a quello che ci si aspetterebbe essere un funzionario di polizia.

La costruzione del personaggio è però in Heinichen funzionale all’edificazione della vicenda narrativa in quanto il suo sviluppo nel tempo consente di connettere tra loro i presupposti e gli sviluppi delle vicende che vengono raccontate; lo afferma la stessa Xenia in una delle prime pagine del romanzo: «Una parte del futuro è nel passato» (p. 12).

Seguendo le indagini che la giovane funzionaria di polizia conduce non senza difficoltà, s’incontrano uno alla volta i comprimari della narrazione, tutti come lei stessa “ingarbugliati in speciosissimi casi” – per dirla come Pirandello – a cominciare dall’antagonista principale che, manco a dirlo, è una politica di lungo corso, la senatrice italiana Romana Castelli de Poltieri. La parlamentare triestina è al centro di un’organizzazione di potere criminale che la vede protagonista “al di sopra di ogni sospetto” di una serie di eventi delittuosi, a iniziare dal traffico d’armi. La parlamentare si propone come intermediaria o come occulta promotrice di una quantità di opache trame che si consumano sullo sfondo di un esteso scenario internazionale. Con Borderless, una volta di più, Heinichen dipinge Trieste e il confine “intermittente” alle sue spalle come l’ambientazione ideale per mettere in scena un ordito complesso e laborioso di eventi tra il noir e lo spionaggio, che consente all’autore di tessere uno scenario fantastico e tuttavia purtroppo verosimile in una società che continua a tollerare notabilati preoccupati soltanto dalla propria continuità e dall’incremento delle lucrose attività. frutto di una ragnatela di complicità a garanzia di immutabili assetti di potere.

La narrazione, organizzata in brevi frammenti che eludono le regole canoniche dell’unità di luogo e di tempo, si divarica a toccare argomenti sensibili tanto del nostro presente (trasferimento illegale di migranti, organizzazioni semi-clandestine xenofobe, razzismo latente o esplicito, sovranismo anti-europeo e segnatamente anti tedesco, corruzione politica e finanziaria) quanto del recente passato, soprattutto balcanico, all’epoca del dissolvimento della ex Jugoslavia e in particolare del conflitto tra Serbia e Croazia col suo portato di violenze e di autentici crimini, su uno scacchiere dove si giocava anche una complessa partita, gestita in parte militarmente, in parte politicamente, con un probabile ruolo primario di diversi servizi segreti. Il confine sul Carso triestino è il cardine attorno al quale ruotano, in tempi diversi, le vicende del romanzo, che lo attraversano ripetutamente, irradiandosi da Grado – che per una volta sottrae a Trieste il ruolo di epicentro della storia – a toccare località distanti tra loro, dalla Turchia a Berlino, da Zagabria a Monaco di Baviera, da Roma a Cittanova d’Istria. L’ampiezza dell’ambientazione sottolinea di per sé il carattere internazionale delle vicende narrate e il perimetro europeo del campo di osservazione entro cui si esercita lo spirito critico di cui Heinichen si avvale per individuare, tanto nella sua prospettiva storica quanto nella sua più cogente riflessione dull’attualità, plausibili retroscena che allungano sinistramente le loro minacce sul nostro presente,

Questa visione internazionale del territorio dell’Alto Adriatico è del resto rimarcata dall’autore stesso in una sua intervista rilasciata a Guido Caldiron: «Qui le guerre mondiali hanno lasciato tracce profonde e la popolazione ha subito ferite di ogni sorta. A lungo è stata una tappa irrinunciabile per i servizi segreti di tutto il mondo e ha vissuto da sempre di ogni sorta di traffici illeciti. Una zona unica che per chi come me pensa alla letteratura come a qualcosa in cui si specchiano le storie degli individui ma anche dei luoghi. Trieste custodisce il portato di un mondo molto più vasto, di un’Europa che ai miei occhi ha i confini di un continente e non certo quelli limitati dell’Unione europea» (Il Manifesto, 14 marzo 2020).

L’impegno etico che è sotteso a questa visione, la cura anche di documentazione delle vicende narrate, la leggerezza dell’esposizione e, non ultima, la simpatia suscitata nel lettore per le connotazioni caratteriali dell’eroe inquirente (eroina in questo caso) sono tutti elementi che contribuiscono alla costruzione di un tessuto narrativo in grado di offrire una lettura ad un tempo di intrattenimento quanto di impegno civile, tanto da renderla avvincente in questo come nei precedenti romanzi di Heinichen, fornendo implicitamente a chi legge spunti di riflessione circa quanto sta dietro – ovvero spesso sotto – la concreta quotidiana realtà della società in cui viviamo.

 

 

 

Veit Heinichen

Borderless

Traduzione dal tedesco di

Monica Pesetti

Edizioni e/o, Roma 2020

  1. 395, euro 18,00