ACCETTURA RENDE OMAGGIO A SPACAL

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Il Comune del paese lucano ove fu confinato l’artista triestino gli intitola la via dove abitò, lavorò ed eseguì la sua prima opera di pittura

di Walter Chiereghin

Lo scoprimento della targa di Via Luigi Spacal. Accettura, 24 gennaio 1926

Nel centro storico di Accettura (Matera), a pochi passi dalla sede del Municipio, è stata intitolata una strada a Luigi Spacal, confinato politico, fotografo e pittore di fama internazionale che proprio ad Accettura scoprì la sua vocazione artistica. Spacal (1907-2000), nato a Trieste, da genitori sloveni, venne arrestato per cospirazione nei confronti dello Stato e condannato al confino in Basilicata, ad Accettura, un paese oggi di 1800 abitanti circondato da boschi e foreste, situato a 800 metri sul livello del mare. Qui rimase per quasi due anni: tutto il 1931 e gran parte del 1932. Trovò lavoro dal falegname Rocco Defina e nella stessa strada – via Ospizio – trovò anche un piccolo alloggio dove stampava le sue foto.

Ricavo queste informazioni e quelle che seguono dai racconti che mi ha fatto l’amico Nicola Coccia e, soprattutto, dal suo libro-inchiesta Vita del confinato Luigi Spacal, che davanti alla morte diventò pittore (ETS 2024).

Lojze Spacal
La prima foto del Maggio
Museo dei culti arborei
Accettura, 26 maggio 1931

Durante il confino Spacal fotografò, per primo, il Maggio, l’antico rito millenario che ha origini longobarde e che è considerata una delle feste più belle del Mediterraneo. Si tratta di una popolare festa “nuziale”, il matrimonio fra due alberi: un Agrifoglio, la sposa, chiamata Cima e un Cerro, lo sposo, chiamato Maggio. Dietro quell’immagine Spacal annotò la data – 26 maggio 1931 – e descrisse ciò che era appeso al Grande Albero: 12 galline e galli, 5 conigli, 10 piccioni e 10 agnelli e capretti. Quella è la prima foto storica della Festa, oggi legata al santo protettore, San Giuliano, ed è la prima che apre il Museo dei culti arborei di Accettura.

E proprio in questo paese il confinato scoprì la sua vocazione artistica. Una sera d’agosto un contadino si presentò nella falegnameria dove lavoravano Rocco Defina e Luigi Spacal e piangendo raccontò che, dopo giorni di febbre alta, era morta la sua figlioletta, una bambina di 4 anni. Era sconvolto dal dolore, ma anche imbarazzato. Chiedeva una piccola bara, ma non aveva denaro per poterla pagare. «Bastano quattro assi», disse. Negli occhi del contadino Spacal rivide la stessa disperazione della sua mamma quando non aveva soldi per  curare la figlia più piccola. La sorellina di Spacal morì, infatti, quando aveva 4 anni.  Come la bambina del contadino. Cedo la parola al libro di Coccia. «Spacal disse a Rocco Delfina di fare una bella cassettina. Il falegname rispose che era d’accordo. I due lavorarono fino a tardi. Poi Spacal si portò la piccola bara a casa. Prese i pennelli. Non era la prima volta che dipingeva. Lo aveva fatto nei cantieri navali di Trieste. Ricordava che il regalo più bello glie lo faceva il capomastro quando gli chiedeva di fare qualche finitura con i colori. I colori gli piacevano. Gli avrebbero fatto comodo quando era rinchiuso nella cella del carcere. Ma non ne aveva nemmeno uno. Il solo ricordo, però, lo aveva salvato. Proprio mentre era rinchiuso a Regina Coeli, in attesa di giudizio, aveva pensato alla pittura. “avrei potuto diventare scultore o architetto”. […] Ora era diverso. Cosa sarebbe piaciuto a una bambina di quattro anni? Spacal pensò ai santi dipinti su vetro che da ragazzo vedeva appesi nella camera di Kostanjevica. […] Poi il pennello che teneva in mano cominciò a muoversi sulle piccole tavole di legno. Prima una rosa, poi un angelo. Un angelo e una rosa. E poi un altro e un’altra ancora. E poi dipinse anche un gallo, il gallo che aveva visto cantare sulle macerie della casa dei nonni e che per lui era il segno della rinascita, in un’altra terra, il paradiso. Alla fine dipinse tutta la bara, con fiori e angeli. Spacal si sentì leggero, appagato e pacificato con il mondo. Il presente e il futuro gli apparvero meno oscuri».

Nicola Coccia
Vita del confinato Luigi Spacal che davanti alla morte diventò pittore
Edizioni ETS, 2024
pp. 204, euro 18,00

Di fronte a allo strazio di quella morte bambina Spacal scoprì la sua vera vocazione d’artista, grazie a quella commessa che non previde alcun compenso. E piano piano, dopo tornato a casa, quel suo lavoro generoso e sapiente fu ripagato negli anni dai più importanti riconoscimenti da Trieste, dal Friuli, dalla Slovenia, dalla Jugoslavia e da molti altri Paesi. Ha esposto i suoi quadri in tutto il mondo in oltre duecento mostre personali, senza contare le collettive.

Nella terra dei suoi genitori e dei suoi avi, nel castello di Stanjel, uno dei più belli del Carso sloveno, c’è il suo museo con più di 70 opere.  

La strada che l’amministrazione comunale di Accettura ha intitolato a Spacal è proprio la vecchia via Ospizio, quella dove c’era e c’è la falegnameria di Rocco Defina. è quella la via dove abitava il giovane triestino. L’intenzione del Comune- ha detto il sindaco Alfonso Vespe-  è di acquistare la falegnameria dove ha lavorato Spacal per trasformarla in un museo. L’iniziativa è stata presa dopo la pubblicazione del libro scritto da Nicola Coccia. Alla cerimonia, oltre alle autorità, civili e religiose, hanno partecipato  una scolaresca di Accettura, i nipoti di Spacal,  Martin e Tanja, e i pronipoti Lukas e Emy che hanno aiutato il sindaco a scoprire la targa dedicata a Spacal, sistemata proprio accanto alla falegnameria. Il sindaco di Comeno e quello di Trieste, invitati alla cerimonia, non sono potuti intervenire, ma si incontreranno probabilmente  in primavera per organizzare iniziative comuni. Intanto sono state lanciate due proposte: rintracciare tutte le foto che Spacal ha scattato ad Accettura e realizzare uno scambio di scolaresche fra Accettura e la Slovenia e Trieste per viaggiare nei luoghi di Spacal.

Nell’occasione è stato realizzato anche un bel calendario con  14 opere di Spacal apparse sulla copertina del mensile La lettura del medico, stampato da una casa farmaceutica di Milano con testo del critico Giuseppe Appella e collezionate da un medico di Rionero in Vulture (Potenza), il dottor Rosati. Il calendario, ideato dallo Spazio TAM (Tempo Arte Medicina) si snoda per un biennio e si conclude nel 2027, per i 120 anni dalla nascita di Spacal. I bambini, ma non solo, sono stati invitati a colorare le opere scontornate dell’artista. La premiazione avverrà durante il Maggio del prossimo anno.

Nicola Coccia ha cominciato a collaborare all’ «Avanti» nel 1966. Ha lavorato nella redazione fiorentina del «Lavoro» di Genova, diretto da Sandro Pertini. Assunto alla Nazione nel 1978, si è occupato dei principali fatti di cronaca che hanno segnato la storia di Firenze negli ultimi trent’anni. Per Edizioni ETS ha pubblicato il libro L’arse argille consolerai. Carlo Levi, dal confino alla Liberazione di Firenze attraverso testimonianze, foto e documenti inediti (2016), con cui ha vinto il Premio Carlo Levi, e Strage al masso delle fate. Ottone Rosai, Bogardo Buricchi ed Enzo Faraoni dal 1933 alla Liberazione di Firenze (2021), in seguito giunto alla seconda edizione.