Alberi in città, amici maltrattati

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Alcuni principi base per la manutenzione del verde pubblico nelle aree urbane

di Roberto Barocchi

 

Gli alberi ornamentali delle vie e dei giardini sono nostri grandi amici: migliorano il paesaggio urbano rendendolo più vivibile (si provi a immaginare la tristezza di una città senza alberi); assorbono grandi quantità di anidride carbonica e di polveri, migliorano il microclima riducendo la temperatura in estate. Le latifoglie davanti alle case sui lati esposti al sole d’estate ne filtrano i raggi diminuendo il riscaldamento delle abitazioni, d’inverno fanno passare la luce contribuendo al riscaldamento invernale.

Ma questi nostri amici sono spesso maltrattati.

Sono piantati troppo vicini ai muri e troppo vicini fra loro, impedendo alle chiome, una volta cresciuti, di espandersi secondo natura e richiedendo talvolta potature che sarebbero inutili se le chiome avessero il giusto spazio. Dei grandi alberi come platani, tigli, querce, bagolari andrebbero piantati ad almeno dieci metri fra di loro e almeno cinque metri dai muri e linee aeree, altrimenti le loro chiome si incrociano diminuendo il ricevimento della luce, si deformano toccando sui muri, vanno a interferire con le linee elettriche e telefoniche.

Gli alberi andrebbero piantati lontano dalle condutture sotterranee, in modo che, quando saranno riparate, gli scavi non interferiscano con le radici. Negli scavi si dovrebbe ridurre al minimo il taglio delle radici, tagliandole comunque con attrezzi affilati ed evitare le picconate. Durante i lavori i tronchi degli alberi devono essere protetti con tavole o stuoie. Non si dovrebbe consentire ai veicoli di parcheggiare troppo vicini agli alberi per non correre il rischio di danneggiarli.

Occorre poi lasciare attorno alle piante una sufficiente superficie drenante: meglio usare asfalto o cemento drenante nei marciapiedi alberati, piuttosto delle micro aiole poco più grandi dei diametri dei tronchi.

Ciò che preoccupa particolarmente sono le potature. Nei migliori regolamenti del verde (compreso quello di Trieste, anche se andrebbe ancora migliorato) si dice che un albero che cresce sano non ha bisogno di essere potato.

Nelle latifoglie le potature ammissibili dovrebbero essere di formazione quando si pianta un albero per togliere eventuali rami troppo bassi o che si incrociano; di rimonda per eliminare rami rotti o secchi o ridurre le chiome troppo invadenti; di selezione e di ritorno per rimediare alle deleterie capitozzature che producono molti alti polloni.

Succede invece di vedere spesso nei viali cittadini e anche nei giardini privati (di solito non nei giardini pubblici) la sconsiderata pratica delle capitozzature che possono essere delle stroncature quando si lascia il solo tronco come fosse un palo per far crescere le piante nella cosiddetta forma obbligata, cioè a candelabro; oppure sbrancature quando si tagliano le branche (i rami principali) lasciando dei moncherini su cui si formano delle teste di salice con la crescita di numerosi deboli polloni. Le piante capitozzate vengono poi periodicamente spollonate tagliando tutti i rami cresciuto dalle teste di salice (polloni) che possono produrre l’apparato fogliare.

Le capitozzature, e le spollonature, oltre a imbruttire gli alberi riducendo il loro valore ornamentale, producono dei danni fisiologici; le piante capitozzate o spollonate ritardano l’emissione delle foglie dovendo ricostituire i rami che le producono e il primo anno in cui sono state potate l’apparato fogliare è molto ridotto; si riduce così l’apporto di nutrienti all’apparato radicale che entra in sofferenza ed è più soggetto ad attacchi fungini. I polloni crescono dalle branche ridotte a moncherini allungandosi molto e aumentando velocemente l’altezza della pianta che cresce con una chioma filata, di forma diversa da quella che avrebbe crescendo naturalmente.

Eppure potare bene non è difficile. Se si vogliono eliminare dei rami, purché non abbiano uno spessore maggiore di 7 – 10 cm, si devono tagliare subito sopra il colletto evitando di lasciare moncherini. Se si vogliono accorciare dei rami bisogna procedere con il taglio di ritorno tagliandoli subito sopra un ramo secondario di diametro pari ad almeno un terzo di quello del ramo da accorciare che fungerà così da tiralinfa.

Molti privati cimano le conifere, riducendone l’altezza per paura che, se troppo alte, vengono abbattute dalla bora. Le conifere così tagliate non crescono più, ma assumono un aspetto orrendo. L’alternativa è di diradare le chiome eliminando una parte dei rami in modo da ridurre l’effetto vela.