AQUILEIA E IL MILITE IGNOTO

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Una vasta ricerca multidisciplinare con informazioni nuove e documentazione grafica e fotografica inedita

di Fulvio Senardi

Il Milite Ignoto e il Cimitero degli Eroi di Aquileia. Stratificazioni simboliche
e nuove letture
a cura di Luca Caburlotto
ZEL Edizioni, Treviso 2024
pp. 412, euro 70,00

Un volume monumentale, tanto per la mole che per lo specifico dei contenuti (tratta infatti prevalentemente del cimitero monumentale di Aquileia). Risultato dello sforzo congiunto di un gruppo di studiosi seri, documentatissimi, attenti al dato quanto alle interpretazioni; capaci di una scrittura chiara e scorrevole, qualità oltremodo necessaria in una stagione di crescente divorzio tra i “dotti” e le “masse”. E libro corredato da una quantità enorme di documenti inediti, e di supporti iconografici, disegni, mappe e fotografie (molte delle quali d’epoca e pressoché sconosciute). Dunque, se vogliamo, anche didattico in fondo, ma senza ombra di saccente pedanteria. L’ultima parola, si direbbe, sul tema aquileiense (affermazione impegnativa, ne sono consapevole, nel campo della ricerca storica dove sovente spunta il documento o la scoperta che cambia le carte in tavola).

Ovviamente, laddove si parli del Cimitero degli Eroi di Aquileia, nelle sue fasi di ristrutturazione fino alla forma definitiva e dei valori simbolici che acquisisce nel corso della guerra e del dopoguerra si finisce inevitabilmente per toccare l’argomento del Milite ignoto, un soggetto affrontato qui con diversificate messe a fuoco soprattutto da Annalisa Giovannini – nuovi e interessanti i suoi approfondimenti sulla famiglia Bergamas, Antonio e la madre Maria –, e Luca Caburlotto che pone un quesito apparentemente marginale e quindi sfuggito, senza loro colpa, ai più acuti studiosi della vicenda (mi riferisco per esempio al capitolo sulla Grande guerra di Mario Isnenghi nei Luoghi della memoria: Simboli e miti dell’Italia unita (Laterza, 2010) libro da lui curato e spesso ripubblicato, o al volume di ampio respiro uscito da Mimesis, a cura di Silvio Bolognini: (Il Milite ignoto. Alle radici dell’identità italiana, 2021).

Veduta del Cimitero degli Eroi con le croci di Alberto Calligaris
Aquileia

Ovvero: quale reazione ci si poteva aspettare in relazione a un così altisonante Mito nazionale (pur nella sua fase istitutiva, sul modello francese e inglese, la principale invenzione commemorativa del dopoguerra nella prospettiva di una Union Sacrée della memoria, secondo la definizione dello storico Nicolas Beaupré) in un Paese vincitore, ma inquieto e lacerato quasi come una nazione sconfitta (e quindi particolarmente bisognoso di narrazioni unificanti), nelle terre mistilingui recentemente acquisite al Regno d’Italia, i cui figli avevano combattuto in Feldgrau (ricordo personale: mio nonno, italiano di Trieste, già caporale dell’esercito imperial-regio, si sentì sempre del tutto estraneo a ogni forma di celebrazione patriottica tricolore)?

Sottolinea Caburlotto che le intenzioni delle autorità furono, in sostanza, animate di buon senso; le manifestazioni volute da Roma per celebrare su tutto il territorio del Regno (dove ormai però le squadracce spadroneggiavano) l’Eroe «che non morrà mai più» (parole di E. A. Mario in una canzone composta nel 1921 proprio in occasione della tumulazione del Soldato senza nome al Vittoriano) risultarono, in massima parte, semplici e austere. Condotte insomma con spirito di ampia tolleranza, senza far gravare sui nuovi sudditi sabaudi il peso di una beffa, oltre che della sconfitta: «l’atteggiamento dei commissari civili di espressione nazionale nell’adempimento delle celebrazioni» delle nuove province fu «quasi sempre inclusivo e, se non altro, consapevole e rispettoso nei confronti delle popolazioni slovene, croate e tedesche». E che fosse la strada giusta lo dimostra il fatto che la cerimonia funebre con i feretri degli undici soldati ignoti che si svolse a Gorizia il 27 ottobre 1921 nella forma di un imponente corteo  per le strade cittadine ebbe luogo senza disordini o contestazioni (sarebbero poi stati traslati ad Aquileia per l’individuazione, il 28 ottobre, del prescelto). Una storia possibile, conclude lo studioso, di un’Italia che non ci fu.

Opportuno però, dopo questa premessa, lasciare la parola per una più ampia panoramica allo stesso Caburlotto che nella quarta di copertina del volume, che riportiamo per gentile concessione, ha sintetizzato i contenuti del libro.

Edmondo Furlan
Il Crocifisso e il sacrificio del combattente
Cimitero degli Eroi, Aquileia

Una vasta ricerca multidisciplinare, estesa in archivi pubblici e privati, alcuni mai prima sondati, grazie alla quale è emersa una sorprendente quantità di notizie e di documentazioni grafiche e fotografiche inedite; un nuovo sguardo alle personalità dei caduti, ai significati, alla simbologia e all’apparato iconografico delle loro sepolture; un’indagine ricca di novità sulle opere e sugli artisti attivi ad Aquileia durante la Prima guerra mondiale, sono tra gli aspetti di maggior rilievo di questo volume, che si avvale di un apparato bibliografico esito di una ricognizione meticolosa comprendente anche lettere, diari, opuscoli, fascicoli, ricordi, testi d’occasione, giornali d’epoca, manifesti, mappe, disegni, progetti, ma anche memorie orali. I saggi trattano del valore simbolico cui Aquileia assurse fin dai primi giorni di guerra e della creazione del Cimitero degli Eroi da parte dei suoi protagonisti, Celso Costantini, Ugo Ojetti, Gabriele d’Annunzio (Annalisa Giovannini); esaminano gli aspetti del culto dei caduti nel tessuto familiare visti nella raccolta dei documenti avviata fin dal periodo bellico per il Fondo Guerra del Museo Centrale del Risorgimento di Roma (Marco Pizzo); approfondiscono la lettura dei progetti e delle opere d’arte del Cimitero degli Eroi, affiancando inediti contemporanei degli stessi artisti (Paola Battistuta, Luca Caburlotto, Elena Menon) e illustrano il caso della medaglia voluta per il sepolcro del Milite Ignoto (Luca Caburlotto); indagano la figura di Antonio Bergamas, con nuovi documenti e una interpretazione aggiornata della sua personalità, oltre a precisare la cerimonia di cui la madre Maria fu protagonista (Annalisa Giovannini); aprono lo sguardo sul senso del lutto quale fu vissuto nelle terre ex-asburgiche in occasione della celebrazione del Milite Ignoto (Luca Caburlotto); illustrano la delicatezza e qualità del lavoro di restauro del Cimitero degli Eroi e i suoi risultati (Ennio Snider, Daniela Cisilino, Luisa Fogar, Maria-Caterina Olivieri). Il volume si chiude con una dettagliatissima anagrafica dei caduti sepolti ad Aquileia e ne accerta i dati, anche risarcendone alcuni tuttora errati o incerti (Annalisa Giovannini).

Rodolfo Villani (Roma, 1881-1941) Il transito delle anime
affresco
Cappella del cimitero nuovo
Aquileia