BIBIOTECHE: UNO SGUARDO CRITICO
Cristina Marsili | Il Ponte rosso n. 102 - aprile 2024 | saggi
Un’articolata riflessione sulla gestione del patrimonio bibliotecario operata da Romano Vecchiet, per trent’anni direttore della Biblioteca civica di Udine
di Cristina Marsili

La biblioteca di tutti
Saggi sparsi sulla storia di
un servizio pubblico in Friuli
Forum, Udine 2022
pp. 432, euro 34,00
Giunge quest’anno alla prima ristampa il volume La biblioteca di tutti: saggi sparsi sulla storia di un servizio in Friuli (edizioni Forum, Udine, pp. 432, euro 34) di Romano Vecchiet, direttore, per trent’anni, della Biblioteca civica “Joppi” di Udine, dal 2015 fino alla quiescenza responsabile dei Civici Musei di Udine e, in precedenza, collaboratore di Giuseppe Petronio all’Istituto Gramsci di Trieste. Suddiviso in quattro sezioni distinte, comprende un totale di 33 saggi/articoli che costituiscono una selezione di quelli pubblicati dall’autore durante la sua carriera professionale di bibliotecario: in particolare il più datato risale al 1979 mentre il più recente è del 2022. Alcuni di essi sono stati rivisti, anche solo con aggiornamenti in campo note, con informazioni correnti. La prima sezione è intitolata Udine e la sua biblioteca (13 saggi); la seconda è dedicata a Biblioteche e bibliotecari in Friuli Venezia Giulia dal terremoto a oggi (7 saggi); la terza è riservata alla Legislazione bibliotecaria regionale (6 saggi) e l’ultima sezione raccoglie Saggi sparsi (7 saggi).
I primi 13 saggi sono dedicati alla Biblioteca Civica “V. Joppi”, la biblioteca in cui Romano Vecchiet, che ne è stato il direttore dal 1991 al 2020, ha dato attuazione pratica alle “teorie” biblioteconomiche e legislative in cui ha sempre creduto e che sono trattate nelle successive sezioni del volume: la creazione delle Sezioni dotate di autonomia e capacità organizzativa, l’importanza attribuita alla Sezione Ragazzi, la creazione del Sistema bibliotecario come elemento fondante della cooperazione interbibliotecaria, l’utilizzo della tecnologia per la gestione dei servizi, l’avvio della digitalizzazione del materiale documentale, l’importanza del connubio fra biblioteca e autori del territorio.

Tutti i saggi del volume – che è godibilissimo non solo per gli addetti ai lavori, ma anche per gli appassionati di libri, di lettura e di quanti subiscono il fascino delle biblioteche – ruotano attorno alla triade che vede Biblioteca, Bibliotecario e Lettore indissolubilmente uniti e ugualmente protagonisti: senza bibliotecario non esiste una biblioteca (ma solo una raccolta di libri), senza lettore è inutile il ruolo del bibliotecario che può esplicitare il suo operato all’interno di una biblioteca, di cui mette a disposizione i documenti affinché vengano fruiti dal lettore in un flusso continuo.
Tratteggiando le figure dei primi bibliotecari della Joppi, l’autore ci introduce a riflettere sull’opera e sulla “mission” del bibliotecario il cui ruolo è quello di mediatore del sapere e della conoscenza: una funzione indispensabile nei secoli passati quando l’assenza di tecnologie e l’esclusività delle fonti cartacee costringevano gli studiosi su ponderosi volumi conservati solo nelle biblioteche, ma ancora più valida oggi dove la sovrabbondanza di informazioni e la facilità di reperirle, non corrispondono affatto ad una garanzia di qualità delle stesse.
E ancora di bibliotecari (della biblioteca Joppi) parlano il secondo, il terzo e il quarto capitolo del libro: di Jacopo Pirona e della sua idea di un Museo come strumento di educazione della popolazione; del nipote Giulio Andrea Pirona che era più incline a progettare il museo perché «buona parte del popolo o non legge o legge poco»; di Vincenzo Joppi che fu alla guida della biblioteca a lui dedicata dal 1878 al 1900, che da tutti è considerato il fondatore della Biblioteca e che Vecchiet definisce «bibliotecario erudito più che bibliotecario moderno», ma che nel contempo mancava di una visione della biblioteca come servizio.
Nella seconda Sezione l’autore tratta di diversi bibliotecari della nostra Regione fra cui spiccano le figure di Stelio Crise e di Mia l’Abbate Widmann, maestri dell’autore.
La lettura del capitolo IX farà invece scoprire un ruolo inconsueto ed insolito di un bibliotecario investigatore in incognito…
La seconda componente della triade, la Biblioteca, viene definita come un’istituzione viva e orientata al presente e al futuro, che conserva anche le vestigia del passato di una comunità, ma principalmente allo scopo di documentare e chiarire l’identità di quella stessa comunità al preciso scopo di orientarne le scelte future.
La “biblioteca di tutti” è tale quando è in grado di rispondere alle esigenze delle diverse fasce e tipologie di cittadini, garantendo a ciascuno di trovare rispondenza ai propri interessi ed inclinazioni.
Ma nel XXI secolo la biblioteca non può più essere un monolite isolato e autosufficiente: per poter fornire in modo adeguato i propri servizi è necessaria la cooperazione.
Almeno sei sono i capitoli del libro in cui si parla di Sistemi e cooperazione e molto spesso questo tema è affiancato e in rapporto con la legislazione regionale, di cui Vecchiet denuncia anche l’incapacità, in alcuni casi, di favorire lo sviluppo di tale cooperazione. A partire dalla L.R. 60/1976, che se ha consentito lo sviluppo di nuove biblioteche e l’affermarsi di un nuovo ruolo per le stesse, non è stata però in grado di favorire lo sviluppo dei sistemi bibliotecari. Dal terremoto del Friuli e per almeno un decennio, lo sviluppo delle biblioteche ha così riguardato più l’edilizia bibliotecaria che la costituzione di un servizio pubblico nel significato pieno del termine.
In seguito, un vuoto legislativo di oltre trent’anni (la seconda legge regionale sulle biblioteche è del 2006: L.R 25/2006) e quindi quella che l’autore definisce una “semplificazione senza innovazione” sancita dalla nuova legge regionale del 2015 (L.R. 23/2015) ha addirittura reso più complessa l’esistenza dei sistemi bibliotecari, fino ad una revisione legislativa che ne ha finalmente reso possibile l’estensione.
Dopo Bibliotecari e Biblioteche ecco il terzo protagonista della triade, il Lettore di cui Vecchiet ribadisce, praticamente in ogni capitolo di questo volume, la centralità. È il lettore che sancisce l’esistenza della biblioteca che senza i suoi frequentatori sarebbe soltanto un insieme di materiale bibliografico. La biblioteca è fatta di lettori: essa, in quanto servizio pubblico, esiste veramente soltanto quando riesce a mettere in atto un processo per il quale un lettore che entra nello spazio della biblioteca ne esce diverso, perché è entrato in contatto con il pensiero di altri. E il lettore così “contagiato” e formato può diventare a sua volta autore e consentire il continuo facendo germogliare nuova cultura.
I documenti senza lettore sono oggetti inerti. Un documento ha senso solo quando un lettore lo ‘attiva’. È per questo che una biblioteca che si dimentica dei lettori è inutile, così come un documento quando non viene utilizzato. Ed è proprio a questo uso che l’autore guarda nelle pagine di questo volume, per far sì che la biblioteca sia veramente di tutti, di cui tutti possano beneficiare come luogo di condivisione e di comunità.

Udine
