CLOROFILLA: LA RIVISTA DOVE SI RESPIRA ARIA PULITA
FARE RETE | Il Ponte rosso n. 127 -maggio 2026 | Ubaldo Stecconi
di Ubaldo Stecconi

Che impatto ha l’invecchiamento della popolazione sull’economia, sulla cultura e sulla società? Perché c’è bisogno di reinventare la città, vale a dire lo spazio in cui viviamo e la polis in senso figurato, il nostro modo di stare insieme? Perché in un periodo tanto difficile, segnato da guerre, violenze e ingiustizie, è urgente immaginare un mondo utopico su cui splende il sole? Questi sono i temi dei primi tre numeri della nuova rivista digitale trimestrale Clorofilla — e altri ne seguiranno.
Ho cominciato con i nostri temi perché è più facile capirsi con qualche esempio concreto che con un manifesto programmatico. Ma ciò non significa che Clorofilla un programma non ce l’abbia. Lo scorso anno abbiamo deciso con alcuni amici di fare la prova di fattibilità di un progetto che ci pareva tanto ambizioso quanto necessario: riparare Internet. Quando nel 1991 Tim Berners-Lee aprì la prima pagina web al CERN, oppure quando arrivò Google sette anni dopo, vedevamo nascere il villaggio globale, la seconda rivoluzione di Gutenberg e la democratizzazione della cultura.
Sono passati 35 anni e la realtà si è fatta beffe di quelle previsioni. Il villaggio è popolato da influencers, cantanti ed eroi dello sport; viene governato da una pugno di Dottor Stranamore; e le bufale calpestano tutto ciò che trovano sul cammino. Le ultime, poi – social media, guerra ibrida e intelligenza artificiale – sono spaventose.
Invece di lamentarci e basta per come sono andate le cose, abbiamo pensato di dimostrare che un’alternativa è possibile. Ecco perché chiamiamo Clorofilla «uno spazio digitale dove si respira aria pulita». Chi ci segue trova pezzi che mantengono le promesse di conoscenza, apertura e libertà che ci ha fatto la Rete alla nascita. Ci rendiamo conto che l’ambizione è esagerata – come quella di un folle oppure di un poeta – ma siamo convinti che sia necessario e anche urgente immaginare questa utopia.
In ogni numero ci sono pezzi da leggere, da guardare e da ascoltare. Diamo spazio a tutti i registri narrativi possibili, a condizione che gli autori – scrittori, giornalisti, analisti, musicisti, disegnatori, pittori – sappiano andare «alla radice». Che significa anche oltrepassare i dibattiti del presente e figurarsi di parlare a qualcuno che ci legge fra un mese, un anno o più. Veniamo da tutte le parti d’Italia, dalle Filippine, dal Belgio e dal Portogallo – e questo è solo uno dei motivi per cui diciamo che la nostra rivista è «senza confini». Non posso menzionare tutti gli autori (la lista completa è qui), solo quelli più legati a Trieste, come Giulia Massolino, Diego Marani e il sottoscritto, accolto qualche anno fa dalla singolare comunità di chi vive nell’Albergo Americano a Barcola.
Il Ponte rosso è un’istituzione, Clorofilla una creatura appena nata – e ringraziamo per la generosa ospitalità. Eppure, per quanto diversissime, credo che stiano dalla stessa parte. Ciascuna, a suo modo, conduce una minuscola azione pacifica e nonviolenta contro la superficialità effimera, l’ostentazione dell’incultura e il trionfo della discordia. Per esempio, non rincorrono i lettori che hanno fretta con banner lampeggianti e «tempo di lettura 1 minuto», ma aspettano che si liberino dagli impegni e trovino il tempo che ci vuole. E infatti, assieme a questa presentazione compare quella simmetrica de Il Ponte rosso su Clorofilla (si trova qui), perché è naturale che chi sta dalla stessa parte si dia una mano.
