DAL FONDO DEL MARE ALLA SALA DI UN MUSEO
archeologia | Il Ponte rosso n. 130 settembre Speciale Grado Aquileia 2026 | Pietro Spirito
Iulia Felix: una lunga storia di archeologia subacquea, a lieto fine
La nave antica esposta col suo carico in un giovane Museo Nazionale a Grado
di Pietro Spirito

Il nuovo Museo Nazionale di Archeologia Subacquea dell’Alto Adriatico, inaugurato a Grado nel dicembre del 2025 dopo quasi quarant’anni di attese, rinvii, difficoltà, inciampi tecnici, legislativi e burocratici, nella sua completezza rappresenta un punto d’arrivo e insieme di rilancio per lo studio, la conoscenza e salvaguardia del non trascurabile patrimonio archeologico sommerso che tutt’ora giace sepolto nelle sabbie e nel fango dei bassi fondali del litorale e della laguna di Grado.
Il Museo, collocato in via dei Provveditori 14, nell’edificio che un tempo ospitava la scuola elementare “Scaramuzza”, custodisce il relitto e il carico della nave romana della prima metà del secondo secolo d.C. scoperta nel lontano 1986 a sei miglia dall’isola. Il relitto della nave battezzata dagli archeologi Iulia Felix (Giulia Felice) come auspicio di buona sorte durante i lavori di scavo subacqueo, è noto anche come Grado 1, per essere stato il primo relitto antico, in quell’angolo dell’Alto Adriatico, ad essere scoperto, scavato e studiato nella sua totalità. Ma da allora ad oggi nella contabilità delle antiche navi siamo arrivati già a Grado 7, tanti sono gli altri relitti di epoche che arrivano fino al V°-VI° secolo d. C. individuati negli anni successivi e solo in parte scavati e studiati intorno all’Isola del Sole.
La Iulia Felix fu scoperta nell’inverno del 1986 da Agostino Formentin, un pescatore di Marano che, con suo grande stupore, trovò fra le maglie delle reti gettate nell’area della Trezza Granda, a 15 metri di profondità, anfore e cocci che indicavano senza ombra di dubbio la presenza di un antico relitto. La prima segnalazione ufficiale arrivò alle autorità alcuni mesi dopo, nel giugno del 1987, ad opera degli archeosub di Marano Lagunare e del Gruppo Archeologico del Veneto Orientale. I lavori di scavo iniziarono subito, nell’agosto dello stesso anno, con l’impiego della Società Marine Survay di Grado, la partecipazione degli stessi archeosub di Marano Lagunare e del Gravo di Portoguraro sotto la direzione di Paola Lopreato. Lavori che in breve diedero agli archeologi la certezza di trovarsi di fronte a una nave di età imperiale affondata 1.800 anni fa, un mercantile lungo 13 metri e largo 6 carico di vino, di garum – la salsa di pesce tanto in voga fra i romani – e una quantità di rottami di vetro da riciclare, tanto per ricordarci che la raccolta differenziata è invenzione antica.

Allora, nell’estate del 1987, iniziava una delle più importanti operazioni di archeologia subacquea in Adriatico, operazione che nel corso di una serie di campagne di scavo realizzate senza soluzione di continuità avrebbe portato nell’arco di sette anni – pur tra difficoltà, ritardi e qualche errore di valutazione – al recupero non solo del carico ma dell’intero relitto.
Al momento il relitto Grado 1 della Iulia Felix rimane la testimonianza più ricca, esplorata e valorizzata a beneficio di tutti, dei secoli in cui Aquileia e l’attiguo scalo di Grado erano i terminali di una straordinaria rete di traffici marittimi che percorrevano l’intero Adriatico collegando il Sud e il Nord del mondo. La nave trasportava derivati del pesce prodotti proprio nel territorio di Aquileia, dal cui porto il mercantile era in transito al momento del naufragio, avvenuto forse a causa di un improvviso maltempo, come molti naufragi di quei tempi.
Ciò che rimane dello scafo ligneo, dopo molti anni di attesa in una vasca di decantazione è stato restaurato e ricomposto pezzo per pezzo, come in un puzzle, su un imponente supporto in acciaio che troneggia in una delle sale del Museo. Nelle altre aree espositive, e in tutto lo spazio attorno al relitto, sono in mostra i materiali che ne costituivano il carico: una selezione delle oltre 600 anfore provenienti da tutto il Mediterraneo, allestite in modo da riproporne la disposizione all’interno della stiva. I resti di pesce rinvenuti entro alcune di esse e migliaia di frammenti di vetro da riciclo. Altre vetrine espongono gli oggetti appartenuti all’equipaggio e l’armamento di bordo.
Ci sono tutti gli oggetti che hanno reso felici gli archeologi subacquei durante le fasi di scavo: la statuetta bronzea di Poseidon, nume tutelare dei naviganti; un contrappeso di stadera raffigurante il busto di Minerva; dadi e pedine da gioco in pasta vitrea; oggetti in osso come uno stilo e uno spillone; e poi recipienti, brocche, varie dotazioni di bordo. Insomma una finestra aperta sulla quotidianità di una nave da trasporto di quasi duemila anni fa. Le pedine da gioco in pasta vitrea e il dado in osso erano utilizzati da marinai e mercanti per passare il tempo durante le bonacce. Le notti, invece erano rischiarate sia da semplici lucerne in terracotta, sia con una lanterna in bronzo. Altri reperti esposti raccontano come il cibo, anche quello pescato con gli ami custoditi in una cassettina di legno, veniva cotto e cucinato in pentole di terracotta e di bronzo. Nella cambusa era stipato il vasellame in uso a quei tempi: ceramica africana da cucina di origine tunisina, pentole di fabbricazione egea, bottiglie di vetro di produzione nord adriatica, brocche in ceramica fabbricate nel territorio di Aquileia.

Una quotidianità sul mare che il percorso museale – con ampi spazi e installazioni interattive – permette al visitatore di rivivere immergendosi nella storia della Iulia Felix, esplorando nel contempo i paesaggi costieri dell’Alto Adriatico antico.
Ma il Museo Nazionale di Archeologia Subacquea dell’Alto Adriatico non è l’unico a Grado. Ce n’è un altro, questo sommerso, letteralmente in fondo al mare, che può essere visitato solo da turisti subacquei brevettati. Si tratta del relitto contrassegnato Grado 2, una nave romana del III sec. a.C. scoperta nel 1999 sempre a sei miglia dalla costa. Dal 2019, grazie al progetto UnderwaterMuse – approvato e finanziato nell’ambito del Programma di cooperazione transfrontaliera tra Italia e Croazia, capofila l’Erpac in partnership con l’Università di Venezia Ca’ Foscari, la Regione Puglia, l’Agenzia Rera-Spalato e il Comune di Kaštela – il relitto è un vero e proprio museo sommerso: la nave (solo il carico, lo scafo non è mai stato rinvenuto) è rimasta lì dove è stata trovata, a diciannove metri di profondità, e si può visitare solo in immersione guidata.
Il sito è protetto da una struttura metallica, una specie di grande gabbia che ne consente la vista ma lo preserva da manomissioni, furti e saccheggi, mentre ogni anno il Nucleo Tutela Patrimonio dei carabinieri di Udine ne monitora l’integrità e lo stato di conservazione con i sommozzatori del Centro Carabinieri Subacquei di Genova. Il carico della nave è composto per lo più da anfore greco-italiche per il trasporto del vino, e la sua importanza risiede nella sua età: è il giacimento sommerso di anfore più antico dell’Adriatico centrosettentrionale, risale a prima della fondazione di Aquileia (181 a.C.). Il progetto UnderwaterMuse per il relitto Grado2 prevede anche visite subacquee nella modalità della realtà virtuale aumentata, con postazioni in fase di allestimento proprio nelle sale del Museo Nazionale di Archeologia Subacquea dell’Alto Adriatico.

e anfore
Museo Nazionale di Archeologia subacquea dell’Alto Adriatico, Grado
Una quotidianità sul mare che il percorso museale – con ampi spazi e installazioni interattive – permette al visitatore di rivivere immergendosi nella storia della Iulia Felix, esplorando nel contempo i paesaggi costieri dell’Alto Adriatico antico.
Ma il Museo Nazionale di Archeologia Subacquea dell’Alto Adriatico non è l’unico a Grado. Ce n’è un altro, questo sommerso, letteralmente in fondo al mare, che può essere visitato solo da turisti subacquei brevettati. Si tratta del relitto contrassegnato Grado 2, una nave romana del III sec. a.C. scoperta nel 1999 sempre a sei miglia dalla costa. Dal 2019, grazie al progetto UnderwaterMuse – approvato e finanziato nell’ambito del Programma di cooperazione transfrontaliera tra Italia e Croazia, capofila l’Erpac in partnership con l’Università di Venezia Ca’ Foscari, la Regione Puglia, l’Agenzia Rera-Spalato e il Comune di Kaštela – il relitto è un vero e proprio museo sommerso: la nave (solo il carico, lo scafo non è mai stato rinvenuto) è rimasta lì dove è stata trovata, a diciannove metri di profondità, e si può visitare solo in immersione guidata.
Il sito è protetto da una struttura metallica, una specie di grande gabbia che ne consente la vista ma lo preserva da manomissioni, furti e saccheggi, mentre ogni anno il Nucleo Tutela Patrimonio dei carabinieri di Udine ne monitora l’integrità e lo stato di conservazione con i sommozzatori del Centro Carabinieri Subacquei di Genova. Il carico della nave è composto per lo più da anfore greco-italiche per il trasporto del vino, e la sua importanza risiede nella sua età: è il giacimento sommerso di anfore più antico dell’Adriatico centrosettentrionale, risale a prima della fondazione di Aquileia (181 a.C.). Il progetto UnderwaterMuse per il relitto Grado2 prevede anche visite subacquee nella modalità della realtà virtuale aumentata, con postazioni in fase di allestimento proprio nelle sale del Museo Nazionale di Archeologia Subacquea dell’Alto Adriatico.
Le molteplici scoperte che si sono susseguite dallo scavo della Iulia Felix in poi nel mare di Grado, e persino nella sua laguna, stanno aprendo nuove sorprendenti opportunità di ricerca. Che l’Adriatico fosse un formidabile corridoio di traffici marittimi che collegava l’Africa e il Medio Oriente con l’Europa orientale e centrale sin da molto prima della fondazione di Aquileia si sapeva. Ma le recenti scoperte e lo studio degli stessi relitti di Grado 1 e 2 confermano come l’Isola del Sole non fosse solo una terminal di passaggio delle merci, ma un vero e proprio hub portuale e di servizio piuttosto affollato, e non meno importante dello scalo di Aquileia, dove si mischiavano merci, genti, lingue, culture e religioni di quel composito mosaico di vita e di storia che è il Mediterraneo.

Museo Nazionale di Archeologia subacquea dell’Alto Adriatico
