DIALOGO SOTTO IL CASTAGNO

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di Roberto Dedenaro

Giselda Pontesilli
A prima estate -Dialogo sotto il castagno
Ladolfi Editore, Novara, 2025
pp.88, euro 10,00

Qualcuno si chiederà come mai recensire un libro di poesie di Giselda Pontesilli su Il Ponte rosso, che pur senza essere una rivista di carattere municipalistico si occupa prevalentemente di autori ed eventi culturali soprattutto di area regionale. Le ragioni, naturalmente, sono molte: cominciando da quelle più banali, Giselda ha abitato a lungo a Trieste e ha insegnato qui al Liceo, a quelle più sostanziali riguardano la trasparente ricchezza che è contenuta nei suoi libri, a cui vale la pena di avvicinarsi.

La Pontesilli, romana di nascita ha fatto parte di quel gruppo di autori che ruotavano attorno alla rivista Prato pagano e cioè fra gli altri Gabriella Sica, Valerio Magrelli, Beppe Salvia, Claudio Damiani, Gino Scartaghiande, Pietro Tripodo, Edoardo Albinati, Silvia Bre, Antonella Anedda, che hanno condiviso un’importante esperienza culturale fra anni’70 e ’80, che poneva al suo centro ingredienti come il ritorno alla tradizione per un nuovo inizio, il rapporto con la natura e con la lingua e il realismo del quotidiano. Da questa prima esperienza nascerà poi, tra il novembre del 1980 e l’inverno del 1984, una rivista di poesia interamente autofinanziata, ciclostilata e stampata in proprio dal titolo Braci, nata per creare uno spazio poetico non allineato con i canali istituzionali. Da queste esperienze arriva la poesia della Pontesilli, che conserva, come nelle sue altre raccolte anche in questa, alcune delle premesse già manifestate allora: la nitidezza del linguaggio, il realismo e l’apparente banalità dell’occasione posta al centro della poesia, che non nascondono affatto la ricchezza e la profondità di rimandi e citazioni. Così anche in questo Dialogo Sotto il Castagno, appena uscito per la Giuliano Ladolfi editore, sopratitolato -A prima Estate-.

I protagonisti dei brevi poemetti che animano queste pagine sono gli amici degli anni giovanili, il loro ricordo e quello delle lezioni degli amatissimi Rosario Assunto e Fedele D’Amico, ma, attenzione, il titolo rimanda al dialogo fra Martin Heidegger e René Char, avvenuto dopo la guerra, che diventa una sorta di pretesto, se si può dir così, per incontrare amici di un tempo, non in una commemorazione di momenti ed incontri ma in un auspicabile nuovo inizio. Tutto questo ce lo spiega la stessa Pontesilli nell’ultima parte del libretto, nelle Note e nella Concordanza che sono in prosa, quasi un altro testo, a completamento.

Giselda arriva a questo Dialogo, dopo altre quattro raccolte pubblicate in più di vent’anni; mi era rimasto in mente Ditta Al Farabi, una silloge del 2006 dove raccontava la sua esperienza di venditrice di borse, un libro che forse lei oggi rinnega, ma che mi aveva stupito per la sua onestà, quasi neorealistica, di fare poesia pure sulle sue preoccupazioni di conti e vendite che non tornano, sulle fatiche e sulle rare soddisfazioni. Ecco questo libro, invece, è sulle amicizie come un bene prezioso, e c’è sempre grande spazio per la natura e la vita di quello che un tempo avremmo detto il popolo: Sono seduta con mio figlio al CAF/ per fare l’ISEE- far ridurre le tasse/all’Università./S’affaccia un uomo di una certa età/ che dice all’impiegata/ qualcosa su una pensione aggiornata/ aumentata 50 euro al mese./ E ecco! Le dice una cosa/ nuova, oggi, anzi, antica:/ “Grazie, figlia! Dio ti benedica”.// Ci sono, in questa raccolta, che è formata da sei sezioni, sempre dentro a questa linearità espressiva, passi molto più intellettualmente impegnativi di questo, ma la lirica sopra riportata è, credo, un esempio concreto di cosa sia la poesia secondo Giselda Pontesilli. Durante il suo soggiorno triestino, dialogando con lei, ho spesso contestato le sue posizioni, che mi sembravano, a volte, troppo nostalgiche dei bei tempi andati, negando le sorti magnifiche e progressive che la tecnologia avrebbe riservato all’umanità. Passati vent’anni ed anche più, non sono certo di aver avuto sempre ragione. Ma l’amicizia è rimasta e i libri di poesia anche e forse non è poco.