DIECI ANNI CON VOI
Editoriale | il Ponte rosso - aprile 2025
Dieci anni or sono, con uno sperimentale “numero zero”, nasceva nell’aprile del 2015 questa rivista.
13 autori, 21 articoli: un bell’inizio, gravido evidentemente di una discreta dose di futuro, se siamo ancora qui a raccontarlo. Certo non siamo tutti gli stessi, molti di quei primi tredici sono stati presenze occasionali, alcuni hanno scelto, di propria iniziativa, strade diverse, qualcuno è ancora presente con i suoi contributi in questo stesso numero 114, due, purtroppo, se ne sono andati per sempre: Corrado Premuda e Liliana Bamboschek. Molti altri, al contrario, si sono aggiunti strada facendo.
Quello che è certo è che non avremmo mai pensato di far seguire a quel numero zero altri 114 fascicoli, più alcuni numeri speciali monografici, cinque Letture del Ponte rosso, la pubblicazione di alcuni volumi in una collana che, scimmiottando la Voce di Prezzolini, abbiamo chiamato “Libreria del Ponte rosso”. E ancora, abbiamo dato vita o partecipato a una nutrita serie di incontri pubblici, forse più di un centinaio, per lo più presentazioni di libri e di autori, mostre d’arte, dibattiti a più voci, in alcuni casi seguiti da incontri conviviali ai quali era dato anche al pubblico la possibilità di partecipare a una cena o a un pranzo con quelli che erano stati i relatori di un incontro.
E tutto ciò ricercando alleanze e scambi con altre realtà culturalmente attive sul nostro territorio: la Cooperativa sociale La Collina, Radio Fragola, l’Istituto Giuliano di Storia, Cultura e Documentazione, il Circolo della Stampa di Trieste, il Centro Studi “Scipio Slataper”, il Comitato di Gorizia della Società Dante Alighieri, Pordenonelegge, èStoria, “Dialoghi, Festival itinerante della Conoscenza”, alcune Case editrici quali Hammerle, Lint, Vita Activa, Battello Stampatore, Vita Activa Nuova, Mladika. E ancora con emittenti radio e televisive, quali la già citata Radio Fragola, Tele Capodistria e la RAI, che ogni mese, nella trasmissione Sconfinamenti ci invita a presentare il nuovo numero della rivista.
Tutto ciò si è realizzato grazie all’Associazione culturale Il Ponte rosso APS, sostanzialmente il nostro editore, che ci fornisce una personalità giuridica e che raccoglie i fondi, tramite i contributi dei soci, necessari alla sopravvivenza. Già, perché – tranne i libri della “Libreria del Ponte rosso” – tutto il resto è offerto al pubblico gratuitamente, come ci eravamo impegnati a fare fin dall’inizio, impegno mantenuto grazie alle adesioni all’Associazione, ai contributi liberali di alcuni soci e naturalmente all’impegno di fornire gratuitamente il lavoro di tutti coloro che realizzano, un numero dopo l’altro, questa rivista.
Tale requisito della gratuità si configura come elemento di indipendenza e di libertà nello sguardo critico che giriamo intorno, privandoci anche dall’acquisizione di spazi pubblicitari a pagamento, che fatalmente ridurrebbero i margini della nostra autonomia.
Il tutto mantenendo anche un atteggiamento non neutrale nella nostra visione politica, che non intende essere referente di nessuno, se non dei valori cui s’ispira la nostra Carta costituzionale.
Dieci anni non sono pochi per la vita di una rivista, e nemmeno – se per questo – per la vita di un uomo o di una donna. Ingravescentem aetatem: lo aveva scritto già Paolo VI nel 1970 e chi dirige questa rivista – senza essere un cardinale di Curia – sente sempre più spesso ronzare il titolo di quel motu proprio del pontefice nella propria testa, per quanto ancora non sia proprio incombente il limite temporale fissato da papa Montini.
è anche per questa ragione che la più recente iniziativa che abbiamo posto in essere, la “Scuola di giornalismo culturale Il Ponte rosso”, in collaborazione con l’Università di Trieste, si rivolge a una nuova generazione, che vogliamo far partecipe della nostra esperienza editoriale, con la inespressa speranza che qualcuno tra i ragazzi si prenda la briga, domani o dopodomani, di continuare questa nostra avventura con lo stesso spirito di servizio che ha animato ed anima noi tutti.
