DOMENICO ZIPOLI TRE SECOLI DOPO
Il Ponte rosso n. 124 - marzo 2026 | Luigi Cataldi | profili
Un missionario gesuita maestro della musica barocca
di Luigi Cataldi

Il 2 gennaio 1726 moriva nell’Estancia Santa Catalina di Cordoba (all’epoca in Paraguay, oggi in Argentina) Domenico Zipoli, musicista e missionario gesuita, il cui trecentesimo anniversario della morte è passato quasi inosservato. Vi ha dedicato una segnalazione solo La Nazione nella pagina locale di Prato, città nella quale, da una povera famiglia di contadini, era nato il 17 ottobre 1688. Eppure qualsiasi studente di pianoforte ha di certo suonato il suo Largo e la sua Gavotta dall’antologia dei Clavicembalisti italiani messa insieme da Mario Vitali per l’editore Ricordi ed è probabile che molti riconoscano la sua Pastorale per organo se la ascoltano.
Zipoli gode inoltre di un vero culto fra i religiosi. I confratelli che lo conobbero lo dipinsero nelle Cartas anuas (i dispacci informativi annuali sulle attività dei missionari ai superiori) come animato da grande fervore religioso e ritennero la sua musica ispirata dal cielo; così lo celebrano ancora oggi. Persino papa Bergoglio si è occupato di lui. Ha scritto che era «capace di fare opera di evangelizzazione attraverso la musica» nella Prefazione a Domenico Zipoli. Il sogno musicale di un Paradiso in Terra del gesuita Sergio Militello (Libreria Editrice Vaticana 2018).
Che la musica di Zipoli piacesse nel Nuovo Mondo è dimostrato dalla larga circolazione che ebbe in molte delle reducciones dislocate sulle sponde del fiume Paranà fra Paraguay, Brasile, Bolivia e Argentina. Ciascuna aveva un’orchestra con strumenti costruiti dagli indios. La tradizione si conserva ancora oggi ed anche la memoria di Zipoli, che è celebrata persino fra sperdute comunità della foresta pluviale. Una di queste orchestre, l’Orchestra della Gioventù Boliviana Hombres Nuevos suonò per papa Francesco a Roma nella Chiesa di sant’Ignazio di Loyola il 26 Gennaio 2017. Se ne può ascoltare la registrazione su youtube; l’audio non è gran che, l’esecuzione non è da professionisti, ma è così che probabilmente queste orchestre suonavano anche nel XVIII secolo.
Ritenuta a lungo perduta, la produzione gesuitica di Zipoli fu riportata alla luce solo di recente. Il patrimonio più grande è conservato nell’Archivio Musical de Chiquitos a Concepcion in Bolivia. Vi si trovano messe, mottetti di semplice e efficacissima esecuzione, concepiti per essere cantati durante il rito, oltre a diverse composizioni per tastiera. Per avere un’idea dello stile si possono ascoltare la bella esecuzione della Messa di sant’Ignazio dell’Ensemble Elyma diretto da Gabriel Garrido (potete cercarla e ascoltarla anche su youtube) oppure, con gli stessi esecutori, l’antologia Zipoli à Chiquitos (CD K617, 1993).

Non solo della sua opera, ma anche dello stesso Zipoli si persero le tracce da questa parte dell’oceano, tanto che, ancora nel secolo scorso, c’era chi metteva addirittura in dubbio la sua esistenza, fino a che Ferdinando Tagliavini, organista e musicologo illustre, non rintracciò una microscopica, ma precisa, notizia biografica scritta da Padre Martini (il luminare che esaminò e promosse il piccolo Mozart quando passò per Bologna col padre Leopold).
«Domenico Zipoli da Prato apprese i primi principij sotto il Mo di Cappella del Domo di Firenze. Dal Gran Ducca fù mandato a Napoli sotto di Alessandro Scarlatti, dal quale scapò per acuta differenza, e si portò in Bologna l’anno 1709, dove fù accolto dal P. D. Lavinio Vannucci Monaco di S. Barbaziano, poscia dal gran duca suddetto fù mandato in Roma sotto Bernardo Pasquini. […] In ultimo si fece Gesuita.» (Giovan Battista Martini, Scrittori di Musica / Notizie storiche e loro opere, p. 557, opera manoscritta conservata nella biblioteca del Conservatorio di Musica “G.B. Martini” di Bologna).
Ferdinando dei Medici (1663-1713) fu principe erede, ma morì prima di diventare granduca. Oltre ad essere un libertino dissoluto (la sifilide fu causa della sua morte) fu grande mecenate, tanto che tutta intera la vita artistica e soprattutto musicale del Granducato di Toscana era sotto il suo controllo. Scarlatti, che si trovava a Roma nel 1708, cercava da lui protezione e commesse. Ottenne invece un allievo indesiderato da portare con sé a Napoli. Il rapporto fra i due musicisti non poteva iniziare in modo peggiore e non durò. Ecco la ragione della lite per «acuta differenza». Di questo tenore fu la carriera di Zipoli anche Roma, dove era ritornato nel 1709: tribolazioni e ricerca di consolazione negli ambienti religiosi. Roma offriva diverse opportunità per un musicista grazie alla numerosa nobiltà ecclesiastica e alle cappelle religiose, ma la concorrenza era agguerrita. Zipoli viveva nella casa di un abate, l’abate Baldocci, insieme al fratello Giuseppe, anche lui musicista. Al nobiluomo i due fratelli fornivano musica (tutta perduta) e prestavano opera di camerieri. Un breve incarico come organista per la chiesa di S. Maria in Trastevere, qualche ingaggio per cerimonie religiose; due oratori, tre cantate e una sonata per violino sono tutto ciò che è stato documentato sulla sua attività durante il soggiorno romano.

Le cose sembrarono però assestarsi nel 1716. Ottenne l’incarico di organista nella chiesa del Gesù e, probabilmente grazie a una mecenatessa, Barbara Strozzi, che se ne accollò le spese, mandò alle stampe la sua prima e unica opera, le Sonate d’intavolatura per organo e cimbalo. Eppure nella primavera successiva si imbarcò per Siviglia, entrò come novizio nella Compagnia di Gesù e, dopo circa un anno, partì per il Paraguay. Di lui si perse ogni traccia. Nel frattempo le Sonate ebbero un clamoroso successo, accresciuto da un’edizione pirata londinese. Perché allora abbandonare tutto proprio quando le cose sembravano volgere al meglio? Difficile comprenderlo. Certo è che la sua carriera fu tormentata. Persino il processo editoriale delle Sonate che è stato di recente ricostruito (http://riviste.paviauniversitypress.it/index.php/phi/issue/view/190) attesta che la pubblicazione fu controversa e che, rispetto al progetto originale vi fu una drastica riduzione di pagine e di costi. Zipoli era sinceramente religioso. È probabile che abbia visto l’attività di missionario come più adatta alla sua indole. Non smise di comporre, come s’è visto, però la sua musica non fu più eseguita da professionisti e destinata a un pubblico raffinato, ma divenne effettivamente strumento di fede: anche i brani delle Sonate conservati in Sud America sono semplificati per adattarsi a esecutori non professionisti.
Le Sonate d’intavolatura sono in effetti un piccolo capolavoro. Sono divise in due parti. La prima è destinata all’organo ed è pensata per essere usata durante il rito. Contiene una Toccata, cinque cicli di Versi e Canzona e altre composizioni per parti specifiche della messa (fra cui la più celebre è la Pastorale). La seconda parte è destinata al cembalo e contiene quattro sonate (gli anglosassoni le chiamano suite) di stile corelliano e due Partite (arie con variazioni). Vale senz’altro la pena di ascoltarle. C’è una bella esecuzione integrale (seppure un po’ datata) di Sergio Vartolo (CD Tactus 1991) e una recente e magnifica esecuzione della parte clavicembalistica al piano di Giovanni Nesi (Complete Suites & Partitas CD Heritage 2015), di cui si trova copia anche su youtube. Sempre su youtube si trovano altre esecuzioni delle due parti, oltre a una integrale.
