FULVIO TOMASI OLTRE IL LIMITE

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In ricordo di un artista libero

di Patrizia Foglia

Fulvio Tomasi

Ho conosciuto Fulvio Tomasi tanti anni fa, la nostra è stata un’amicizia nata grazie alla passione condivisa per l’incisione, per il segno, per un linguaggio unico, un’amicizia che si è concretizzata in progetti espositivi che ci hanno visto coinvolti entrambi, lui con le sue opere, io cercando con le parole di entrare dentro il suo mondo.

Credo che il modo migliore per ricordare un amico sia quello di parlare di una vita che non finisce nel limite inevitabile di una esistenza terrena ma si eterna in quello che si è creato, nella forza che ogni giorno ha segnato ogni decisione, ogni scelta presa, in rapporti unici che mai potranno dirsi sconfitti dal tempo a noi concesso. So che Tomasi non vorrebbe un triste e mesto epitaffio, non era nelle sue corde, non è nelle mie né in quelle di tutti coloro che lo hanno apprezzato come artista, amico, compagno di vita.

E quindi uscimmo a riveder le stelle
(Dante Alighieri – Inferno, XXXIV – 139)
xilografia cm. 11×7,5
2021

Vorrei ricordare Fulvio Tomasi per ciò che di lui resta in questi tempi beffardi, contradditori, difficili. Nel marzo 2024, in uno dei luoghi più suggestivi di Milano, il Centro dell’Incisione Alzaia Naviglio Grande, in occasione di una mostra di disegni, di una straordinaria perizia tecnica e di una prorompente forza nei soggetti trattati, ho raccontato della prima volta in cui mi sono imbattuta nelle sue opere. Un incontro, o meglio una scoperta, che ha aperto inizialmente la porta ad interrogativi di non facile soluzione.

L’arte di Tomasi si è rivelata una opportunità, un modo per vedere il mondo con occhi e spirito nuovi, penetrando con ironia nelle pieghe, anche le più nascoste, delle relazioni, dei meccanismi sociali e politici. La sua critica libera da ogni intento moralistico non  ha cercato plausi né celebrazioni, è stata una risposta ad un’esigenza personale profonda, quella di cercare di migliorare la società in cui viviamo puntando lo sguardo dentro e attraverso le cose. Se i titoli delle sue composizioni, i suoi personaggi, le sue figurazioni possono apparire a molti quasi un enigma da svelare, essi sono in realtà riflessioni sulla realtà, sui suoi paradossi e le sue ipocrisie.

Fulvio era persona genuina, di una straordinaria positività, un artista controcorrente e forse per questo non così compreso. Nel 2013 proposi Fulvio per la XVIII Cartella Incisioni dell’Associazione Monsignor Quartieri di Lodi, una delle occasioni che ci hanno visto lavorare insieme. Mi piace riportare qui un ricordo del presidente dell’Associazione, Gianmaria Bellocchio, che credo spieghi bene lo spirito di Fulvio. «L’ultima volta che lo incontrai, un paio d’anni fa, era venuto a Milano per proporre le sue opere a qualche galleria e aveva fatto un salto a Lodi in treno per salutarci. Ci trovammo in piazza Maggiore io, l’amico Paolo con la moglie: Fulvio aveva un pesante zaino e due immense cartelle piene dei suoi lavori. Ci sedemmo sotto i portici della piazza, a un tavolino del bar Nazionale, e lui, mentre aspettavamo che ci portassero il caffè, appoggiò le due grandi cartelle sul tavolino e cominciò a mostrare i suoi lavori, lì, davanti a tutti, mischiando e sovrapponendo almeno un centinaio di fogli, dai più grandi ai più piccoli. Ricordo che la gente si fermava a guardare cosa stava succedendo su quel piccolo tavolo».

Fulvio passava anche da me spesso a Milano, con cartelle piene di opere da farmi vedere, desiderando condividere  un’ultima idea elaborata, un foglio appena stampato. La sua spiccata fantasia, il suo animo meravigliato e un po’ ribelle sono gli aspetti del suo carattere che lo hanno fatto apprezzare da molti, in particolare a Milano, Lodi e Bergamo, dove le sue opere sono esposte in questi giorni, perché appunto non ci siano confini imposti dalla natura umana e sia forte la voce dell’arte sopra il tempo e lo spazio. Il suo mondo un po’ surreale è ancora pronto ad accogliere chi lo vorrà, chi sarà capace di lasciarsi alle spalle quello che credeva vero, libero da maschere e mediocrità, chi si porrà la domanda se la verità di questa esistenza non sia un’altra da quella che vede.

Vado o non vado?
acquaforte, rilievo, cm. 22×35,8
2005

Fulvio Tomasi (Trieste, 16 aprile 1963 – Udine, 10 marzo 2025)

Ha frequentato l’Istituto Statale d’Arte e la Scuola Libera dell’Incisione “C. Sbisà” a Trieste.

Cinque anni fa ha lasciato Trieste, dove viveva e lavorava da sempre, per stabilirsi con la moglie a Peternel, un piccolo centro delle Valli del Natisone.

Autore di oltre centocinquanta lastre d’incisione che stampava in proprio o presso la stamperia Albicocco di Udine, aveva iniziato ad esporre dal 1991, prendendo parte a numerose rassegne in Italia e all’estero in località come Milano, Cremona, Trieste, Torino, Lodi, Bagnacavallo, Firenze, Roma, Cosenza, ma anche Parigi, New York, Taipei, Katowice, Kiyv, Mosca.

Partecipò in diverse occasioni al “New Prints Program” presso l’International Print Center di New York.

Ha esposto in diverse mostre personali tra cui presso la Biblioteca Statale Isontina di Gorizia, il Centro dell’Incisione di Milano, la Galleria “Il Quadrato” di Chieri (TO), il Kosovelov Dom di Sesana (Slovenija), l’Istituto Italiano di Cultura di Lubiana, lo Spazio Olim di Bergamo, il Museo d’Arte Moderna Carà di Muggia (TS), la Libreria Feltrinelli di Udine, la Galleria Comunale d’Arte di Trieste e lo Spazio Viamoronisedici di Bergamo.