GEOGRAFIA SENZA BUSSOLA

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E’ proprio la geografia a mancare nel Festival che Monfalcone da otto anni le intitola

di Roberto Curci

Mappa geografica dell’area monfalconese

 

Le parole – si sa – sono importanti, non solo perché l’ha urlato Nanni Moretti in Palombella rossa, tramutando quell’urlo in uno slogan iconico. Una parola che fu importante quando, piccini, sedevamo sui banchi di scuola e che poi, confessiamolo, abbiamo colpevolmente dismesso è: Geografia. Sì, quella materia noiosa (ma affascinante) per cui serviva l’Atlante, così pesante da portare nella cartella. Uffa!

Forse oggi assai più di ieri Geografia è una parola-chiave del perturbatissimo tempo che ci tocca vivere, tanto più nella sua complessa variante di Geopolitica. In effetti, se non oggi quando? Quando, prima di questo tempo, anche gli ignari o ignavi hanno dovuto prender atto, per esempio, dell’esistenza di un’isoletta chiamata Diego Garcia o apprendere non senza angoscia che a Natanz (dove sarà?) esistono bunker nucleari di forse spaventevole potenza?

Mai come oggi, insomma, ci servono le mappe (sì, come sui banchi di scuola), per cercare di farci orientare in un mondo impazzito e comprendere dove si stanno consumando gli atti di questa guerra mondiale non più a pezzi, viste le gittate delle armi missilistiche oggi disponibili per allargare i conflitti e coinvolgere ancor più paesi e popolazioni.

Per queste e per molte altre buone ragioni, in un tempo in cui proliferano più che mai i Festival cultural-spettacolari, era sembrata ottima (già otto anni fa) l’idea di allestire a Monfalcone un ennesimo Festival intitolato appunto “Geografie”. Idea ottima per chi da subito aveva auspicato un’occasione di confronto, chiarimento, aggiornamento tra specialisti ed esperti del tema già scottante; idea da subito rivelatasi pessima alla prova dei fatti per il giustapporsi di iniziative (anzi “eventi”) in cui l’intitolazione veniva clamorosamente smentita, e geografia e geopolitica erano strumentalizzate, quasi a mo’ di foglia di fico, per occultare un “di tutto, di più” multitematico, ma affatto estraneo al presunto assunto.

Il frullato misto si è riproposto quest’anno sotto le sembianze di “una full-immersion fra letteratura, storia, giornalismo e attualità”. Cinque giorni, dal 25 al 29 marzo, in cui le “geografie” si sono rintracciate col lanternino, nelle pieghe di un programma che, in effetti, ha shakerato l’arte figurativa (de Chirico, Mascherini), la letteratura (Jane Austen, Ungaretti, Federico Tavan), scienza (la fisica “può spiegarci la vita”, la vita di Einstein), storia (“i fondi occulti di nazisti e alleati”, Napoli ai tempi del Ducato, Nietzsche e Marx…), cucina (“La magia dei sapori di casa”), sport (F1 con Riccardo Patrese).

La geografia, anzi le geografie? Non pervenuta, o quasi. Qualche titolo sparso: la Cina che cambia (ohibò!), il “Medioccidente”, l’esodo dall’Istria e i rimasti… A meno di non spacciare per un intervento ad hoc anche lo spazio concesso (doverosamente) ad Anna  Maria Cisint, sotto l’eloquente titolo “La minaccia di Allah. Islam politico, sicurezza e libertà negate in Europa”. Contributo scientifico o para-comizio?

Ma volemose bbene… Tanto più che tra i relatori – e ci si chiede come mai – hanno fatto capolino alcuni nomi di personaggi (Paolo Mieli, Stefano Nazzi, Piero Dorfles, Marcello Veneziani, Giancarlo De Cataldo, Tommaso Cerno, Gabriella Genisi) che non avevano certo bisogno del frullato monfalconese per implementare la loro autostima e il loro gradimento urbi et orbi.