I “MONDI ASTRALI” DI CARMELO NINO TROVATO
Il Ponte rosso N.° 116 giugno 2025 | mostre in regione | Walter Chiereghin
In mostra alla Sala Arturo Nathan (coincidenza?) i lavori di Carmelo Nino Trovato
di Walter Chiereghin

Dittico – Mondi Astrali n. 12
tecnica mista su acetato
cm. 29,7×21
2025
Per iniziativa del Comune di Trieste è allestita dal 7 giugno presso la Sala Arturo Nathan del Magazzino 26 del Porto Vecchio la mostra “Mondi astrali”, che propone una cinquantina di opere di Carmelo Nino Trovato, autore ben noto in ambito non soltanto locale. L’esposizione, curata da Sebastiano Daverio, sarà visitabile a ingresso libero fino al 3 agosto ed è integrata da un bel catalogo, realizzato da Hammerle editori, che ripercorre con una ricca dotazione di immagini, oltre a quelle delle opere esposte, anche l’itinerario artistico e biografico dell’artista.
Trovato nasce a Jamiano, frazione di Doberdò del Lago, nel 1954, da padre siciliano e madre slovena del Carso triestino. Trascorre l’infanzia tra San Daniele del Friuli, Udine e Milano, stabilendosi infine con la famiglia a Trieste. Dopo la maturità scientifica, conseguita a Trieste, ed il biennio di Ingegneria Civile svolto nell’Università triestina, si laurea in Architettura a Venezia. Pittore fin da giovanissimo, nel campo artistico è stato allievo di un anziano discepolo di Carlo Wostry, Alfredo Surian, scomparso nel 1975. Di pari passo con la sua formazione culturale ed artistica avvenne il suo incontro con le teorie antroposofiche di Rudolf Stirner nella rielaborazione che ne diede Massimo Scaligero a partire dal dopoguerra, teorie costituenti un evidente sostrato alla sua poetica che si esprime – in ambito figurativo – attraverso una non comune coerenza di stile e contenuti in tutti gli anni del suo agire artistico, che si è estrinsecato anche in un’intensa attività espositiva dagli anni Settanta ad oggi.

L’isola nera
acrilico su cartone telato
cm. 40×30
2014
Di buona parte del lavoro di Trovato si trova testimonianza nell’esposizione del Magazzino 26, e una prima osservazione deve concernere l’assoluta omogeneità – a decenni di distanza – nella scelta dei soggetti, nella tavolozza luminosa e composita, in alcuni ricorrenti stilemi, nell’atmosfera onirica che pervade paesaggi, architetture immaginarie, figure e volti.
Il nucleo centrale della mostra – la sezione propriamente intitolata “Mondi astrali” – riguarda una cinquantina di opere recenti (del 2024 o 2025) di piccolo formato, ciascuna dipinta su un supporto di acetato in formato UNI A4, raccolte e presentate in dittici o trittici su uno sfondo nero. L’accostamento di due o tre immagini sembra sfidare lo spettatore a cogliere le ragioni di quella vicinanza, individuando analogie o contrapposizioni, ricercando nessi e contrapposizioni, sforzandosi di decrittare oggetti con evidente ma ermetica funzione simbolica. Come rileva in catalogo il curatore della mostra, «Osservando questi dipinti si ha l’impressione di trovarsi di fronte a specchi deformanti dell’anima, dove le forme si ripetono e si rinnovano in eterno, mostrando infinite possibilità di esistenza. E proprio questa inesauribile capacità di intuire e raffigurare mondi interiori che rende il lavoro di Trovato un’esperienza al contempo mistica e profondamente umana».
Un’altra metà delle opere esposte è riproposta con significativi riferimenti al percorso creativo di Nino Trovato dal 1975 al 2017, alcuni dei quali reduci da alcuni memorabili eventi espositivi triestini – “Le acque sognanti”, a Palazzo Costanzi nel 2006, “Le porte regali”, sala Rilke del Castello dei Torre e Tasso a Duino Aurisina nel 2011 e “Cristalli silenti”a Palazzo Gopcevich, nel 2017 – presentate tutte da Philippe Daverio, legato all’artista da una lunga amicizia.

Le acque sognanti
Acquario atlantideo
olio e acrilico su tela
cm. 150×250
2003
Mi sia consentito di riassumere i contenuti della mostra attuale con la cara memoria dell’illustre critico, che nel 2017 così si esprimeva a proposito dell’arte di Trovato: «La pittura è talvolta un’utile cura dell’anima. Lo è inizialmente per chi la genera; ma lo diventa successivamente per chi ha la fortuna di poterla meditare con attenzione. I paesaggi onirici di Nino Trovato sono in quest’ottica emblematici. Acque misteriose scorrono nella sua coscienza sotterranea e appaiono sorgive all’interno di architetture mistiche. Il passaggio suo e proprio questo, va dal mistero verso la mistica, dal subcosciente al rivelato».
