I NUMERI DEI LIBRI
biblioteche | Gabriella Ziani | Il Ponte rosso n. 132 ottobre 2026
Una panoramica sul patrimonio librario di Trieste e d’Italia, con un’occhiata anche tra le più imponenti raccolte nel mondo
Ci sono anche stranissime realtà microscopiche. La più lillipuziana è la Bibliomotocarro della Basilicata
di Gabriella Ziani

Trieste
Si possono misurare i libri in chilometri? Sì. La Biblioteca Hortis di Trieste ne ha traslocati ben sette nel palazzo Zois di via Punta del Forno, per consentire il restauro di palazzo Biserini, chiuso dal 2008. E quanti libri stanno in un chilometro? Per calcolo matematico a spanne, mille metri lineari ne contengono fra 33 mila e 55 mila, a seconda dello spessore. Dunque la biblioteca – che in tutto ne possiede attorno ai 480 mila – ha portato da qui a lì tra i 230 mila e i 380 mila fra libri e fascicoli, compresi i documenti dell’Archivio diplomatico, ricchi di documentazione dal 1300 al 1800.
Esilio. Un’impresa che resterà storica, e infatti la responsabile Gabriella Norio lo scorso ottobre l’ha voluta illustrare in un’occasione pubblica, intitolata Hortis in movimento: una storia che trasloca. Ma per far posto ai quintali di libri della biblioteca è stato necessario, ben prima, vuotare palazzo Zois, e dunque a propria volta traslocare l’Archivio generale del Comune, che ha trovato casa in un’ala della ex caserma Beleno. Carte in marcia, libri in esilio temporaneo: il cantiere, annunciato per il 2027, in circa due anni dovrebbe rimettere in sesto i primi due piani (11,2 milioni di euro), per il terzo e quarto i soldi ancora non ci sono.
Anagrafe. C’è invece l’evidenza di come i libri sappiano anche dare i numeri. E navigare fra i numeri dei libri, ma anche nella natura delle biblioteche, può dare molte sorprese. A far da guida sono i dati dell’Istat, l’ultimo questionario (venti pagine di domande, tutt’altro che solo quantitative) è stato diffuso quest’anno, con scadenza il 12 luglio per il recapito delle articolate risposte. Dunque ciò che per ora è disponibile non sempre è aggiornato, ma sicuramente è indicativo, facendo base sulle tabelle dell’Istituto centrale per il catalogo delle biblioteche italiane (Iccu), che ne pubblica una anagrafe, sul catalogo del portale universitario Biblioest (aggiornato al 2025), sui siti dei singoli enti.

Totali. Secondo l’Iccu le biblioteche in Italia sono 18.300 (per l’Istat, dati 2024, sarebbero 13.636 di cui 6.759 comunali). Nove sono classificate “nazionali”, e due “nazionali centrali”, e cioé Roma, con una dotazione di 9 milioni di volumi, e Firenze che ne conta tra 6 e 8. Non male nemmeno la Marciana di Venezia, con 1 milione di libri, 17 mila manoscritti, 24 mila cinquecentine, eccetera.
A noi vicini. Ma prima di buttare l’occhio in giro, facciamo i conti in casa. Sempre tenendo presente che i singoli dati sono sì ricavati da fonti ufficiali, ma a volte abbastanza aggiornati e a volte meno, risulta che la città di Trieste ha in pancia oltre 3,7 milioni di volumi e, in genere, materiali a stampa. La dotazione più corposa è quella dell’Università, con oltre 1,8 milioni di libri, distribuiti fra i vari dipartimenti e facoltà, oltre che nella biblioteca generale di piazzale Europa. Ma quante biblioteche ci sono in tutto, tra comunali, statali, di enti, comunità religiose, scuole e via dicendo? Ne abbiamo contate 45, ma qualcuna potrebbe mancare all’appello.
Unica. Di statali a Trieste ce n’è una, la Stelio Crise di Largo Papa Giovanni. Nello storico palazzo sono conservati tra circa 250 mila libri, frutto anche di particolari donazioni: Luttazzi, Pollitzer, Arneri, Fraulini, Quarantotti Gambini, e ci sono pure 4.000 testi appartenuti allo psicoanalista Emilio Servadio e i 5.427 volumi donati nel 2013 dall’Istituto Livio Saranz sulla storia del lavoro e del movimento sindacale in Friuli Venezia Giulia.

Trieste
Comunali. La Hortis, fondata nel 1793, è ovviamente la capogruppo. Ma la città è ricca. Partiamo dalla storica Quarantotti Gambini (aggiornata al 2025): vanta circa 50 mila titoli, 47 mila opuscoli, 2.335 documenti audiovisivi e 50 libri in alfabeto Braille. La Stelio Mattioni conta quasi 41 mila volumi e 35 mila opuscoli. Recente è la nascita della biblioteca di Melara (quasi 4.000 titoli). Il Museo di storia naturale è enciclopedico nella propria materia: dichiara 61 mila monografie, 103 mila periodici, 500 libri antichi, 1700 carte e mappe. Il Museo Winckelmann: quasi 14 mila tra libri e opuscoli. E poi c’è la biblioteca d’arte Sergio Molesi con sede al Museo Revoltella: 31 mila monografie e cataloghi, e migliaia di altri materiali (opuscoli, eccetera). Imponente la dotazione del Museo teatrale Schmidl: 100 mila testi, 100 mila manifesti e programmi, 50 mila foto. Il fondo del Museo della Risiera risulta consistere di poco più di 1.400 volumi, e i Civici musei di storia e arte ne dichiarano 1.630 (ma anche 49 cinquecentine, 78 pubblicazioni del ‘600 e 78 del ’700). Un importante patrimonio è quello dell’Archivio generale del Comune, con quasi 26 mila tra libri e opuscoli e 1.500 documenti grafico-iconici, mentre l’Archivio di Stato ne possiede oltre 56 mila.
Speciali. Possiamo definire così alcuni scrigni. Per esempio, la biblioteca del Museo storico e parco di Miramare, con le collezioni di Massimiliano d’Asburgo (3.200 volumi dell’800), oppure quella, specialistica, intitolata a Livio Paladin, con sede nel palazzo del Consiglio regionale: 45 mila titoli, 200 periodici in materia di scienze politiche, sociali, economiche, giuridiche, ma anche di arte, archeologia, statistica. Non da ultima, c’è la Bibliomediateca musicale Vito Levi del Conservatorio Tartini, che a un fondo di 1.200 pezzi antichi e manoscritti affianca una dotazione di quasi 66 mila volumi. Da non dimenticare poi l’Istituto regionale per la storia della Resistenza e dell’età contemporanea con 42 mila tomi, e il Seminario vescovile: ben 84 mila. E come considerare l’antico antro di Saba? Libreria antiquaria, certo, ma depositaria di un patrimonio: 28 mila pezzi sugli scaffali.
Comunità. Sede di numerose, storiche comunità linguistiche e religiose, Trieste ha un patrimonio anche in questo senso, dove spicca la consistenza della Biblioteca nazionale slovena, che mette a disposizione oltre 200 mila volumi tra la sede centrale di via San Francesco, quella distaccata di via Filzi, quella storico-etnografica e la sede di Gorizia. Segue quella della Comunità ebraica, in tre sezioni. La prima ha sede nella sinagoga, sono 4.000 volumi (dal ’600 al ’900) sopravvissuti alla depredazione nazista e per lo più in ebraico. La biblioteca del Museo Carlo e Vera Wagner raccoglie più di 8.000 titoli su ebraismo e antisemitismo, acquisiti a partire dalla fondazione del museo nel 1993 e poi arricchiti da generose e importanti donazioni. La parte moderna e contemporanea, nella sede sociale di piazza Benco, ha altri 4.000 libri di narrativa e saggistica. Della Comunità serbo-ortodossa risultano circa 15 mila volumi, dell’Avventista 13 mila, della Luterana attorno agli 8.500, della Metodista 3.200, dell’Elvetica 6.000, della Greco-orientale 12 mila, con una raccolta di rari volumi del ’600 e ’700.

Scuole. I dati che seguono possono essere parziali, del resto qui andiamo curiosando e non facendo un’anagrafe. Così citiamo il liceo scientifico Oberdan con i suoi 13 mila libri, l’Its Volta con oltre 13 mila, lo scientifico Galilei con 7.000, il Dante-Carducci ha 8.000 testi nella sede di via Corsi, in quella di via Giustiniano alberga la biblioteca del Wwf (10 mila titoli), ma in totale (secondo Biblioest) somma 30 mila volumi. E se il classico-linguistico Petrarca ne possiede 21 mila, svetta fra tutti gli istituti il Gian Rinaldo Carli con un patrimonio di 40 mila testi, alcuni antichi e rari. Particolare è la “Biblioteca diffusa” della scuola Lionello Stock di via Carli: 3.000 libri per ragazzi a disposizione anche del territorio (attualmente si dichiara non agibile).
Dedicati. Ci sono pure patrimoni di settori specifici. L’Irci, Istituto regionale per la cultura istriano-fiumano-dalmata, è ricco di 20 mila volumi (biblioteca in allestimento), l’Alliance française ne ha 11 mila, Trieste contemporanea 5.000 sull’arte del XX e XXI secolo, e la Casa delle donne quasi altrettanti.
Giganti. Quando si cercano numeri, non si finisce mai. Qual è la più grande biblioteca al mondo? L’americana, ovviamente: la Library of Congress di Washington DC. Fondata nel 1800, ha una capienza – dati 2023 – di 178 milioni di libri e materiali vari (in centinaia di lingue), fra cui sono compresi 870 mila tra manifesti, stampe e disegni, 78,5 milioni di manoscritti, 8,2 milioni di fogli di musica, eccetera. Vi lavorano stabilmente oltre 3.200 impiegati. In Europa invece giganteggia la British Library di Londra: 170 milioni tra libri e altri oggetti a stampa. La Biblioteca nazionale di Francia viaggia sui 40 milioni.
E nani. Ci sono anche stranissime realtà microscopiche. La più lillipuziana è la Bibliomotocarro della Basilicata, creata da un maestro in pensione che nel 1999 ha trasformato un veicolo Ape in una casetta ambulante che porta libri nei paesini più isolati. Ed eroico è il poeta Daniel Cundari che nel rione Cuti, a Rogliano, in provincia di Cosenza, fa il bibliotecario in un locale di pochi metri. Ma gli amanti del libro da condividere e diffondere se ne inventano d’ogni genere, tanto che esiste ormai una rete delle World’s smallest library (le librerie più piccole del mondo): in Inghilterra alcune delle iconiche cabine telefoniche rosse, dismesse dopo l’avvento dei cellulari, sono state trasformate in mini-biblioteche, ma l’idea più pazza di cui si è rintracciata notizia viene da un paese dell’Idaho (Usa). C’era un grosso vetusto albero destinato a essere abbattuto, e una intraprendente signora non solo l’ha salvato, ma nel tronco ha scavato una nicchia e ci ha ficcato – ben protetti – i libri da dare in prestito.

Futuribili. Aprirà a novembre a Torino una biblioteca definita “high tech” e la più innovativa in Europa: libri su scaffali ad altezza d’uomo e da prendere in prestito con microchip, libri che scorrono su nastro per ricevere e restituire, 600 mila documenti da conservare più 40 mila collezioni storiche, aree per famiglie e bambini. In Norvegia invece già pensano (ottimisticamente) ai posteri. A Oslo è nato il progetto della Future Library (Biblioteca del futuro). Ideato dall’artista scozzese Katie Paterson nel 2014, prevede la realizzazione di una biblioteca composta da 100 opere inedite offerte, un manoscritto all’anno, da altrettanti valenti scrittori di diversa nazionalità. Dunque la biblioteca esisterà nel 2114. Non solo, sono stati piantati 1.000 abeti rossi che forniranno la carta per stampare questi manoscritti, nel frattempo chiusi in scatole ermetiche stipate nella sala di una nuova biblioteca in costruzione. Sala di legno, e legno proveniente dagli abeti tagliati per far posto a quelli che diventeranno pagine scritte. Hanno aderito, tra gli altri, scrittori come Margaret Atwood, Laurie Anderson, Amitav Gosh.

foto Didrick Stenersen
