Il mostro e noi

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di Francesco Carbone

 

È uscito in questi giorni l’ultimo romanzo di Davide Stocovaz, Il Mostro del Buio per la Dark Abyss Edizioni di Bergamo. Un investigatore di Udine indaga in un paese della Carnia su un omicidio. Testimoni raccontano di un mostruoso cane nero che vaga nella foresta. Durante le indagini, accadono altri delitti. Tutto gira attorno alla scomparsa di una donna, che molti nel paese credono una strega. L’investigatore scopre via via cose orribili, fino a una conclusione che, più che una risposta, ci lascia una domanda difficile.

Davide Stocovaz è nato a Trieste nel 1985. È autore di romanzi, racconti e sceneggiatore. Ha vinto la prima edizione del premio internazionale per la sceneggiatura Mattador. Oltre che alcuni romanzi di genere horror/thriller, ha scritto una raccolta di poesie, Sussurri nel Vento (Ensemble, 2022). Lavora nelle produzioni audiovisive, e il cinema e la letteratura s’intrecciano sempre nel racconto che mi fa della sua attività artistica.

Mi è piaciuto il tuo romanzo Abissi del 2017: il lago Bajkal, il mondo degli scienziati, quello dei Buriati, e anche lì c’è un mostro.

Scriverei solo di mostri! Il mostro m’interessa perché quando appare catalizza le paure, squarciando il velo di razionalità in cui crediamo di vivere. Io penso che queste forze ataviche esistano. E sento nel mostro una possibilità mistica: è un essere che sta sul confine tra due mondi, il nostro e il suo. Anche se sembra paradossale, credere al mostro e non volersene liberare è un’autodifesa. Sul mostro si proietta ogni male e ogni colpa. Quando il mostro non c’è più, la vita degli altri potrebbe ritrovarsi vuota.

I libri che si scrivono nascono anche da quelli che si leggono.

La mia biblioteca si è già sparpagliata in ogni spazio. Non so più dove mettere i libri nuovi! I miei scrittori assoluti sono Poe e Lovecraft. Il Dracula di Stoker l’ho letto forse venti volte. Amo Clive Cussler, Stephen King, Michael Crichton, Andrzej Sapkowski… Tra gli italiani, mi ha molto colpito Donato Carrisi, la sua Trilogia della casa è stupenda. Di libri potremmo parlare ore…

Il bello delle biblioteche è che non sono mai una la copia dell’altra. Hai citato diversi scrittori che conosco appena o che sento nominare per la prima volta. Tra i cari classici cosa è stato importante per te?

Il mondo perduto di Conan Doyle, Lo strano caso del dottor Jekyll e mister Hyde, Frankenstein... Ho letto e riletto I dolori del giovane Werther. Mi piacerebbe scrivere una versione horror di Se una notte d’inverno un viaggiatore di Calvino. A proposito di variazioni, sempre per la Dark Abyss, sto lavorando con altri autori a un libro di riscritture di alcuni racconti di Poe: io ho scelto Eleonora.

Cosa vuol dire essere uno scrittore di genere?

Per me, vuol dire giocare con le mie paure. La scrittura è una terapia, un esorcismo. Il bello, se così si può dire, è che la cura non riesce mai del tutto. Che devo ricominciare ogni volta.

Perché il mostro non muore mai del tutto?

Non muore mai del tutto.

Anche per chi ti legge quello che scrivi può essere terapeutico?

Forse, ma deve passare per uno stadio di inquietudine. Esprimere l’inquietudine è la cosa più difficile. Solo far ridere è più difficile.

La tua città è Trieste. Tu come la vivi?

È una domanda complicata. Quando ho vissuto a Bologna, me ne sono reso conto ancora di più. Trieste mi tira dentro, e così sono tornato. Ha detto tutto Saba in Trieste: la scontrosa grazia, l’aria inquieta… Sarebbe bello però che Trieste non tradisca più la sua vocazione di porta dell’Est. Non è una questione di destra o sinistra, perché quella è una rinuncia che hanno condiviso tutti. Forse solo i giovani potranno cambiare le cose.

O forse un mostro.

Come hai visto nel mio ultimo romanzo, il mostro non è mai solo fuori di noi.

 

 

Davide Stocovaz

Il mostro del buio

Dark Abyss, Bergamo 2023

  1. 170, euro 15,00