IL NUOVO MONDO

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E’ bastata una manciata di giorni, dal 20 gennaio che ha visto la cerimonia dell’insediamento del nuovo inquilino della Casa Bianca, per capire che qualcosa è cambiato e non solo per gli americani. Fin dalla disposizione del pubblico che assisteva alla cerimonia, con in prima fila una serie di miliardari, detentori di buona parte dell’informazione che transita sui social network. Conforta un poco la presenza, alcune file più indietro, della nostra Presidente del Consiglio, unica presenza istituzionale di un Paese dell’Unione Europea.

I discorsi tenuti dal neopresidente non hanno stupito credo nessuno, essendo in sintonia con quanto proclamato durante la sua campagna elettorale e in continuità col suo precedente mandato, concluso con l’invasione insurrezionale dei suoi seguaci del medesimo palazzo in cui si è svolta la cerimonia del giuramento. Rispetto al suo primo mandato presidenziale, Trump può oggi contare su un controllo totale del partito repubblicano e quindi tanto del Senato quanto della Camera dei rappresentanti – almeno fino alle elezioni di metà mandato, tra due anni – e inoltre sulla maggioranza dei giudici della Corte Suprema, per cui risultano attutiti gli strumenti di garanzia previsti dall’ordinamento costituzionale statunitense tesi a temperare i poteri del Presidente. Tutto ciò, in unione al citato controllo sui mezzi di comunicazione di cui si è detto, all’appoggio da parte di una consistente schiera di oligarchi e alla disponibilità pressoché illimitata di risorse finanziarie, sembra configurare la presidenza attuale come un centro di potere sostanzialmente assoluto.

Tanto nei discorsi programmatici, quanto nei primi provvedimenti adottati e nelle dichiarazioni nei primi giorni della nuova amministrazione si conferma quanto annunciato. Sul piano interno, l’allontanamento coatto dei migranti dal territorio degli Stati Uniti. Ovviamente degli stranieri arrivati più di recente, essendo la maggioranza della nazione costituita da migranti storicamente insediatisi sul territorio espropriato ai nativi più di due secoli fa ad opera di immigrati provenienti da ogni dove, oltre che da un nutrito numero di africani condottivi in catene per essere utilizzati come schiavi.

Accordata la grazia ai condannati per l’attacco eversivo al Campidoglio del 6 gennaio 2021, stabilito che i generi sono soltanto maschile e femminile (evidentemente Trump non ha studiato latino, che ne riconosceva tre), sono annunciate le uscite dall’Accordo di Parigi per la transizione ecologica, e dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (subito scimmiottata da una proposta di legge leghista per fare altrettanto in Italia), ritenute entrambe non rispondenti agli interessi nazionali. E ancora revisioni della politica commerciale, mediante l’utilizzo di dazi per migliorare la competitività delle imprese americane nel commercio internazionale, ma anche per forzare la volontà dei paesi partner scoraggiando politiche non gradite agli USA.

Tra le misure annunciate, ma non ancora attuate, figura l’intenzione di applicare una tariffa del 25% su Canada e Messico, e un dazio aggiuntivo del 10% sulla Cina. Inoltre, potrebbero essere imposti dazi anche sull’Unione Europea e su altri paesi.

La politica estera fin dalle prime giornate di lavoro, ha rivelato alcuni degli obiettivi che sembrano indurre la diplomazia americana a muoversi come un grizzly in un negozio di cristalleria, anche con paesi storicamente amici: i progetti espansionistici del nuovo presidente riguardano l’annessione del Canada, e della Groenlandia (quest’ultimo territorio danese, quindi europeo), il controllo del Canale di Panama, la deportazione in paesi arabi degli abitanti della striscia di Gaza, il riconoscimento della legittimità dei coloni israeliani in Cisgiordania.

Già da questi primi giorni è facile constatare come il nostro principale alleato sia diventato qualcosa di diverso da ciò che conoscevamo fino al mese scorso. Amerigo Vespucci aveva coniato per il continente americano il termine di Nuovo Mondo e da oggi dobbiamo rapidamente prendere atto che siamo davvero tutti in un nuovo mondo, decisamente peggiore sotto molti aspetti.