IN VIAGGIO CON CASANOVA A TRIESTE

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Francesco Narici (1719-1785)
(attribuito)
Giacomo Casanova
olio su tela, 1760
collezione privata

Un viaggiatore dai modi signorili scende alla Locanda grande il 15 novembre 1772: è Giacomo Casanova.

Il suo arrivo è atteso dal barone Pietro Antonio Pittoni, capo della polizia,a cui porta delle lettere di presentazione, da Pietro Zaguri, avvocato del Comune di Venezia, da Marco Monti, console della Serenissima, Davvero uno strano modo di ricevere un fuggiasco dai «Piombi»!

Le circostanze del suo approdo a Trieste, descritte nei capitoli 34 e 35 dell’Histore de ma vie, in cui racconta con una prosa coinvolgente l’Europa del Secolo XVIII, fanno intuire come egli non giungesse in incognito e gli fosse stata promessa la riammissione a Venezia con un provvedimento di grazia.

Come non immaginare che da lui i notabili veneziani attendessero qualcosa in cambio?

Un ruolo di informatore in terra austriaca, grazie al suo savoir-faire e alla sua capacità di frequentare con la stessa disinvoltura i salotti nobiliari, il Ridotto del teatro e le bische clandestine.

Nasce dalla volontà di far conoscere la complessa tessitura di attività di intelligence svolta a Trieste e le opere da storico e polemista scritte nel biennio 1772-1774, l’esposizione allestita presso il Museo petrarchesco piccolomineo di via Madonna del mare 13, “In viaggio con Casanova. L’approdo a Trieste”.

Esemplari di prime edizioni di opere casanoviane, in alcuni casi patrimonio già della Pubblica Biblioteca Arcadica di Trieste, dipinti di collezioni private, stampe e pubblicazioni di autori del teatro veneziano, offrono un profilo dello scrittore e aprono uno squarcio sul secondo Settecento a Trieste.

Lungo le pareti del Museo petrarchesco piccolomineo riconosciamo nell’acquaforte di Felice Zuliani, su disegno di Pietro Nobile, la Piazza Grande, con la sequenza di palazzi: la Locanda grande, le prigioni, il Teatro San Pietro, la Camera mercantile, la Chiesa di San Pietro, la Fontana dei Quattro continenti, la colonna dell’imperatore Carlo VI, i Tribunali, il Palazzo Pubblico, la Biblioteca Civica.

Mémoires de J. Casanova
de Seingalt écrits par lui même
Paris, 1826-1838. 12 volumi
Biblioteca Civica “A. Hortis” – Trieste

Proprio nella Locanda grande, di proprietà comunale, dal 1763 era alloggiato il Casino nobile di San Pietro, i cui frequentatori s’intrattenevano nei giochi di carte e da tavolo, come la tombola o il Biribissi. Di queste ultime sono esposte in mostra le riproduzioni degli originali del Museo della Fondazione Giovanni Scaramangà di Altomonte.

Giacomo Casanova rivela molto della vita sociale triestina nei due ultimi capitoli dell’Histoire da ma vie, di cui è esposta l’edizione Brockhaus e Ponthieu, pubblicata tra il 1826 e il 1838. Durante il suo soggiorno si comporta da agente segreto, come si apprende dai rapporti agli Inquisitori conservati nell’Archivio di Stato di Venezia.

Nell’autobiografia riferisce di aver favorito l’introduzione di un servizio postale tra Trieste e Venezia che sostasse per una tappa intermedia a Udine. Gli viene chiesto di persuadere i padri Armeni Mechitaristi, trasferiti nel 1773 dall’isola di San Lazzaro a Trieste, dove aprono una tipografia, a rientrare in Laguna. L’impresa però non ottiene il risultato sperato e nel 1810 i Padri si trasferiranno a Vienna.

L’attività di intelligence più importante è affidata allo scrittore dal Governatore di Trieste, il conte di Wagensperg. Casanova è mediatore nella richiesta a Venezia di ridurre il dazio sul deposito delle merci provenienti dall’Austria, immagazzinate nel territorio della Serenissima prima di raggiungere la destinazione in Lombardia. Deve informare i Cinque savi del Commercio che, rimanendo alti i dazi, Vienna è pronta a dirottare i prodotti dei commercianti danubiani attraverso il canale fluviale della Mesola, nel Ducato di Modena, senza transitare più nella Repubblica. Ma poiché le innovazioni creano sempre un po’ di confusione, il Governatore di Trieste suggerisce a Casanova di anticipare ai Savi che l’Austria è disposta a rinunciare al suo proposito qualora la tassa sia dimezzata.

Un suggerimento astuto e lungimirante gli viene fatto balenare dal console Marco Monti: è conveniente per le sue ambizioni di rientro nella madrepatria che egli trasmetta la proposta al magistrato del Tribunale di Stato, anziché ai Savi del Commercio. è così che Giacomo si guadagna la riconoscenza delle autorità veneziane e una ricompensa di cento ducati d’argento e dieci zecchini al mese.

Nell’Histoire de ma vie osserva di trovarsi nella situazione paradossale di essere remunerato da quello stesso tribunale che lo ha privato della libertà 18 anni prima!

Fa poi un’intensa vita mondana, con incontri inattesi e conoscenze piacevoli, di cui egli intesse sapientemente narrazioni dall’intreccio sorprendente.

Nel Teatro San Pietro, demolito nel 1822, conosce ad un ballo un’Arlecchina ed un Arlecchino, dietro il quale si cela la diciassettenne Barbara di Leo, figlia del giudice Antonio. Verso la giovanissima, appartenente ad una delle antiche famiglie patrizie della città, Giacomo non osa impiegare le sue arti di seduttore, per una forma di riguardo alla sua giovane età ed alla sua condizione sociale, ma questo racconto permette di addentrarci nella sua frequentazione del Teatro San Pietro.

Trieste aveva la sua stagione dell’opera dall’Epifania al martedì di Carnevale, quando a teatro si svolgevano anche balli e giochi d’azzardo. Il «San Pietro» infatti viveva del noleggio dei palchi alle famiglie abbienti, ma i maggiori proventi affluivano dalle tasse per i tavolini e le carte da gioco. Nei teatri c’era un appartamento, detto Ridotto, in comunicazione con le gallerie dei palchetti, dotato di una bottega del caffè e di alcune salette, dove si sfidava la fortuna alle carte durante lo spettacolo. Le regole dei giochi più in voga, sono descritte nell’esemplare in mostra de Il giuoco pratico o sieno capitoli diversi che servono di regola ad una raccolta con i giuochi più praticati nelle conversazioni d’Italia, pubblicata nel 1760 da Raffaello Bisteghi.

Alle puntate di denaro, spesso effettuate barando, si richiama la figura di Ange Goudar, di cui sono esposte le due edizioni dell’Espion Chinois (Cologne 1769 e 1773), un carteggio fittizio di 544 lettere, a cui avrebbe collaborato Giacomo Casanova. Goudar, polemista di successo, vi denigra i paesi che lo avevano ospitato, denunciandone le imperfezioni nel governo, nei costumi e nella vita teatrale. L’avventuriero conosce Goudar a Londra e, ritiratosi a fare il bibliotecario Dux, lo descrive in una lettera a Massimiliano di Lamberg (Praga, 28 luglio 1787) come «… uomo di spirito, ruffiano, ladro al gioco, spia della polizia, falso testimonio, scaltro, ardito e sconcio…».

Dopo aver trascorso gli ultimi anni errando per mezza Europa in cerca di impiego, Casanova vuole completare a Trieste la redazione di un’opera sulla spartizione della Polonia, attingendo alle notizie raccolte nel suo viaggio nei paesi dell’Est tra il 1765 e il 1766. Lo scrittore parla della composizione dell’Istoria delle turbolenze della Polonia dalla morte di Elisabetta Petrowna fino alla pace fra la Russia e la porta ottomana negli ultimi capitoli dell’Histoire de ma vie. La pubblicazione a Gorizia viene favorita dalle buone relazioni di Giacomo con il conte Emanuel Anton Torres che svolge il ruolo di garante nel contratto stipulato da Casanova con lo stampatore Valerio del Valerj.

Spesso Casanova ha impugnato la penna per farsi perdonare le indiscrezioni e le allusioni alla condotta licenziosa di alcuni patrizi o, dopo la fuga dai Piombi, ottenere la grazia dal Governo veneziano. A tale proposito è esposta nella mostra la Confutazione della Storia del Governo Veneto d’Amelot de la Houssaje (Amsterdam [i. e. Lugano], presso Pietro Mortier [i.e. Agnelli], 1769). L’avventuriero difende la Serenissima dai giudizi di Amelot de la Houssaie, che aveva criticato aspramente il Governo della Repubblica, e coglie l’occasione per attaccare Voltaire.

L’Osservatore Triestino
Trieste, 1785
La prima gazzetta in italiano
stampata a Trieste.
Biblioteca Civica “A. Hortis” – Trieste

Egli si era recato in visita dal filosofo francese a Ferney, in Svizzera, nell’estate 1760. L’incontro fu nient’affatto memorabile: Voltaire lo deluse, ribattendo con motti di spirito alle sue affermazioni, senza prestargli alcuna considerazione di fronte ai discepoli che gli erano intorno. Alla morte del filosofo lo scrittore veneziano si vendicò con la stesura dello Scrutinio del libro Eloges de M. de Voltaire, esposto nella mostra. Nel libello egli critica il pensatore illuminista, scomparso da poco, smentendo pagina dopo pagina gli elogi letti all’Accademia francese dal suo successore, Jean-François Ducis, e dal direttore della stessa, l’abate di Radonvilliers.

Di particolare interesse è l’anonimo opuscolo Lana Caprina, sulla causa delle differenze emotive e intellettive della donna rispetto all’uomo. Giacomo vi mette in ridicolo due medici dell’Università di Bologna, Pietrantonio Ignazio Zecchini e Germano Azzoguidi, che avevano intavolato una polemica sull’ipotesi che le donne pensassero o meno con l’utero. Giacomo si prende gioco dei due clinici con competenza psicologica, firmandosi con il monogramma E. P., cioè Eupolemo Pantaxeno, il nome assunto nell’«Arcadia» romana. L’esemplare è assolutamente unico in quanto reca nove correzioni apportate da un revisore – forse Giuseppe de Coletti, amico di Casanova – in vista di una nuova impressione, che poi non ebbe luogo. Ha il fascino della quotidianità del Settecento la prima gazzetta in italiano edita a Trieste, L’Osservatore triestino, nella quale il fondatore ed editore, de Coletti, direttore della Biblioteca Civica, pubblica dal 22 gennaio al 26 febbraio 1785 sei articoli attribuiti a Giacomo Casanova sulla controversia tra l’Olanda e Venezia,

Le circostanze vogliono che Casanova sia giunto una seconda volta a Trieste, dopo un intermezzo a Gorizia, negli anni del governatorato di Karl Von Zinzendorf (Dresda 1739-Vienna 1813), di cui si espone il ritratto attribuito a Franz Linder, un prestito di Antonio Trampus, autore del progetto del Dipartimento di Studi Linguistici e Culturali Comparati dell’Università Ca’ Foscari, In viaggio con Casanova. Porti e approdi dall’Adriatico al Levante: Trieste, l’Istria, Fiume e la Dalmazia. Zinzendorf, primo e attivo fautore del successo del Porto Franco di Trieste, è l’ispiratore di un doppio album manoscritto, patrimonio del Museo teatrale “C. Schmidl” di Trieste, che ritrae 81 personaggi dei salotti triestini, disegnati a matita e acquerellati, da Alexander von Schell.

Tra gli scaffali di Palazzo Biserini le edizioni di opere attribuite alla penna di Giacomo Casanova – o che contengono un suo contributo: sono tredici, compresi i sei articoli pubblicati sul settimanale L’Osservatore triestino. Sei degli esemplari provengono dalla «Pubblica Biblioteca Arcadica», aperta al pubblico nel 1793, e donata due anni dopo al municipio.

Il 14 settembre 1774 Giacomo è raggiunto a Trieste dalla notizia della grazia, che gli consente il rientro nella madrepatria. «All’età di quarantanove anni mi sembrava di non dover sperare più niente dalla fortuna, che è amica esclusiva della giovinezza e nemica dichiarata dell’età matura» scrive a commento della sua riammissione nell’amata-odiata Venezia.