“INSOLITI IGNOTI” DI ROBERTO CURCI
Il Ponte rosso n. 118 - luglio/settembre 2025 | profili | Walter Chieeghin
di Walter Chiereghin
Insoliti ignoti
Talenti nascosti, successi segreti
Battello stampatore, Trieste 2025
pp. 135, euro 16,00
La collaborazione di Roberto Curci ha apportato e continua ad apportare al Ponte rosso contributi frutto di un impegno giornalistico appassionato, accurato e fortemente attrattivo sia nella forma che nei contenuti. Insomma l’attività di un professionista emerito, dal quale in ogni articolo c’è sempre qualcosa da imparare. Una ragguardevole quantità dei suoi interventi ha riguardato, a partire dal numero del gennaio 2021 e fino al più recente numero 114, la ricostruzione dei profili di personalità legate perlopiù al territorio giuliano che in vari ambiti – imprenditoriali, artistici, scientifici e culturali – hanno espresso qualcosa di interessante, senza per questo acquisire una fama estesa e duratura. Curci li ha definiti “insoliti ignoti” e, parafrasando il titolo di un celebre film del 1958 di Mario Monicelli, ha pubblicato con l’editore Battello una raccolta di articoli, col titolo appunto di Insoliti ignoti. Talenti nascosti, successi segreti.
Insoliti, certo, se non altro per l’eterogeneità dei settori nei quali gli “ignoti” (che poi del tutto ignoti evidentemente non sono) hanno esercitato la loro attività, che spazia dalla grafica e l’illustrazione alla musica jazz, dalla pittura alla matematica, dalla fisica quantistica alla storia alla filologia e alla papirologia. E non è la sola articolazione degli ambiti di intervento dei singoli personaggi a farli definire insoliti: in alcuni casi è la singolarità del loro percorso biografico. è il caso di Basilio (Vassilios) Calafati, triestino di origine greca che, emigrato a Vienna, inaugurò una multiforme attività imprenditoriale che lo vide inizialmente salumiere nell’area che Giuseppe II aveva concesso alla fruizione pubblica e dove sarebbe sorto il Prater che oggi conosciamo. «Negli anni che seguirono i suoi interessi si diversificarono e crebbero di pari passo con notorietà e fortune. Divenne egli stesso una delle attrattive del Prater, anzitutto proponendosi come prestigiatore e illusionista» e poi proseguendo come imprenditore nella ristorazione e ancora come giostraio, divenendo negli anni quasi una personificazione del Prater, al punto che i viennesi gli dedicarono una canzone, gli intestarono una piazza – Calafattiplatz (con due T) – e gli eressero su un alto basamento una statua bronzea che lo ritrae in abito di scena, come prestigiatore.
I ritratti evocati negli articoli da Curci restituiscono con garbo e con ironia quasi sempre serpeggiante in ciò che scrive, profili biografici di personalità che, partendo da Trieste o dall’Istria, hanno di norma realizzato altrove la loro vocazione e probabilmente per questo sono diventati “ignoti”, in ossequio all’espressione latina nemo propheta in patria come è stato per la filologa classica e papirloga Medea Norsa (Trieste, 1877 – Firenze, 1952), che trascorse una brillante carriera accademica a Firenze e alla Normale di Pisa, finché subì una progressiva emarginazione in quanto donna, in quanto erroneamente ritenuta ebrea e in quanto priva di appoggi in ambienti universitari saldamente in mano a colleghi maschi. Altro “emigrato” di un certo successo fu il triestino Giuliano Sapori, che, sposata una francesina, la seguì oltralpe, modificò il nome in Julien ottenendo la cittadinanza, vinse un concorso per entrare come commissario in polizia, intraprendendo una carriera che lo portò a divenire alto dirigente della Securité Publique, mantenendo però un vivace interesse per la storia, pubblicando numerosi saggi, tra i quali alcuni riguardanti la figura di Joseph Fouché, cinico, ondivago e potente uomo di Stato dalla Rivoluzione del 1789 all’impero napoleonico e alla successiva Restaurazione, che morì a Trieste nel 1820, consentendo al suo biografo Sapori di occuparsi nei suoi studi della città natale e a Roberto Curci di divertirsi in una digressione biografica su Fouché nella redazione dell’articolo.
Insoliti ignoti è, in definitiva, un “librino”, come lo definisce l’autore, da tener caro anche per quanti lo hanno letto “a rate” sulle pagine del Ponte rosso, ricco di informazioni, digressioni, ironie, suggestioni ed aneddoti che sarà piacevole da rileggere e anche da consultare, se capitasse di aver scordato qualcosa.
