LA GIOIA DELL’INCONTRARSI
Il Ponte rosso n. 120 - novembre 2025 | Luciana Amato | narrativa
di Luciana Amato
L’incontro tra esseri umani è il fulcro del nuovo romanzo di Ocean Vuong, L’imperatore della gioia, pubblicato in Italia da Guanda. Attesissimo dopo l’uscita del 2020 di Brevemente risplendemmo sulla terra (La nave di Teseo, traduzione di Claudia Durastanti), accolto allora con accuse di eccessiva letterarietà, questo secondo lavoro arriva accompagnato da un’aura ambiziosa: la fascetta cita Art Review, che lo definisce «una storia perfetta, molto probabilmente il primo Grande Romanzo Americano dei millennial». Dichiarazione ingombrante, certo, ma non del tutto infondata.
L’imperatore della gioia
traduzione di Norman Gobetti
Guanda, Milano 2025
pp. 432, euro 20,00
La copertina ritrae la solitudine riflessiva di un giovane che quasi scompare nella luce. Un’immagine che anticipa la voce della narrazione: al confine tra dissoluzione e rivelazione.
L’incipit cattura subito: «La cosa più difficile al mondo è vivere una sola volta». Così il lettore viene trascinato nella storia e, insieme, dentro se stesso, in quelle botole interiori che la letteratura deve spalancare.
Il protagonista è Hai, adolescente complicato che incontriamo su un ponte, pronto a saltare nel vuoto. A fermarlo è Grazina, un’anziana lituana affetta da Alzheimer. Da qui prende forma la trama circolare: la solitudine iniziale di Hai si trasforma lentamente in apertura, in cura reciproca e in senso di appartenenza. La narrazione si alterna a un sogno lucido, necessario per guidare Grazina oltre i suoi deliri: ricordi di guerra che emergono vividissimi; Hai diventa il Sergente Pepper e Grazina ringiovanisce, affrontano pericoli immaginari e concreti, come l’internamento della donna. In questa improbabile convivenza i libri diventano un ponte tra Hai e il mondo. Grazina lo ospita a casa e lo ribattezza “Labas”; nella libreria appartenuta al marito il ragazzo si immerge in quelle pagine: «… in mezzo a quei rottami era riuscito ad avvicinarsi come non mai a quello che voleva essere: una coscienza seduta sotto una lampadina a leggere, al caldo, da solo ma pur sempre figlio di qualcuno».
Tra i testi citati spicca I fratelli Karamazov di Dostoevskij, le cui domande etiche e metafisiche si intrecciano alle vicende del romanzo: la colpa, la responsabilità reciproca, la ricerca di senso e l’idea di un amore universale.
Il registro narrativo, poi, si allarga. Dai dialoghi tra Hai e Grazina si passa al un coro steinbeckiano dei colleghi del ristorante HomeMarket. Un microcosmo di “ultimi”: Russia, Amanda, BJ, Sony cugino di Hai. Mureen la lavapiatti complottista e l’uomo dei polli, Wayne. Figure minori, ma vitali che emanano: «Odore di fatica umana, aglioso, catramoso e acetoso». Un catalogo di esistenze marginali che, come nei romanzi corali americani, assume il ruolo di comunità resistente.
È una famiglia imprevista e fluida, legata dall’urgenza di sopravvivere insieme in una società che li vorrebbe invisibili.
Vuong alterna la durezza dei temi – dipendenze, malattia, emarginazione – a improvvisi squarci da commedia farsesca, che alleggeriscono e, paradossalmente, rendono più autentico il dolore. Il romanzo avanza per concatenazioni rapide di eventi, quasi cinematografiche, fino a restituire un’esperienza di lettura che induce a meditazione poetica.
In controluce, la “gioia” del titolo si rivela allora non come euforia, ma come possibilità fragile di restare umani: resistere al dolore senza dissolversi, reinventare i legami, continuare a respirare.
Ocean Vuong (Ho Chi Minh City, 1988) emigrato con la famiglia negli Stati Uniti dove cresce con la madre, la nonna e una zia. Dopo il Brooklyn College, ottiene nel 2016 un Master of Fine Arts presso la New York University. Già con la sua prima raccolta poetica, Burnings (2010), mostra uno stile lirico e incisivo, cui seguono No (2013) e Cielo notturno con fori d’uscita (2016), vincitore del Forward Prize for Best First Collection nel 2017.
Nel 2019 esordisce con Brevemente risplendemmo sulla terra, a metà tra romanzo di formazione e autofiction.
Vive nel Massachusetts, insegna scrittura creativa all’Università di Amherst.
