La signora del mistero

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La vita di Agatha Christie, scrittrice di straordinario successo

di Sabrina Di Monte

 

Agatha Christie fu una scrittrice molto prolifica che scrisse anche poesie, libri per bambini e due autobiografie, ma che deve il suo maggiore successo ai suoi famosissimi romanzi gialli e alle opere adattate o scritte per il teatro, come The Mousetrap (Trappola per topi), che lo scorso 25 novembre ha festeggiato i settant’anni di vita. The Mousetrap andò infatti in scena nel West End di Londra per la prima volta il 25 novembre del 1952, diventando lo spettacolo teatrale più longevo al mondo. Le sue rappresentazioni non subirono interruzioni se non per alcuni mesi durante la pandemia, raggiungendo così il numero record di quasi 29 mila repliche. Ma la Christie vanta un primato ben più importante: le sue opere restano nei primi posti delle classifiche dei libri più venduti al mondo.

Agatha Mary Clarissa Miller nacque a Torquay (una bella cittadina balneare del Devon, nel sud dell’Inghilterra) il 15 settembre del 1890, da padre americano e madre inglese, in un’agiata famiglia borghese. Rimasta orfana di padre a soli dieci anni, fu cresciuta dalla madre, che adorava, ed ebbe un’infanzia felice, circondata da forti figure femminili. La madre insistette affinché Agatha ricevesse un’educazione domestica, ritenendo che la figlia non avrebbe dovuto imparare a leggere fino all’età di otto anni. Tuttavia, grazie alla sua curiosità, la bambina imparò molto prima da sola divenendo un’avida lettrice di scrittori come Lewis Carroll e Arthur Conan Doyle. Appena a dodici anni, cominciò a frequentare un istituto femminile. A sedici, fu mandata in Francia, in un’altra scuola per ‘signorine’, dove studiò musica e perfezionò il francese.

Nel 1913, conobbe Archibald “Archie” Christie, un aviatore del Royal Flying Corps. Con lo scoppio della prima guerra mondiale, Archie fu inviato in Francia per combattere i tedeschi. Si sposarono nel pomeriggio della vigilia di Natale del 1914, mentre Archie era in licenza. Anche Agatha si impegnò nello sforzo bellico: prima assistette i soldati feriti in un ospedale di Torquay come infermiera non retribuita (tra l’ottobre del 1914 e il dicembre del 1916) e poi, dal 1917 alla fine della guerra, lavorò come dispenser (assistente farmacista), finendo con il guadagnare ben 16 sterline l’anno.

Fu proprio lavorando come assistente farmacista per la Croce Rossa che la Christie imparò molte cose su veleni e medicinali di vario tipo, diventando esperta nell’uso di quelle stesse sostanze che, quando diventerà scrittrice, userà per «uccidere» i suoi personaggi. Nelle sue opere infatti, in più di metà degli omicidi l’arma del delitto è il veleno. Già nel suo primo romanzo, Poirot a Styles Court, gli abitanti di Styles trovano la ricca signora Inglethorp moribonda a causa di un avvelenamento da stricnina. In Giorno dei morti (titolo originale Sparkling Cyanide, che potremmo tradurre con ‘bollicine al cianuro’), nella coppa di champagne della vittima viene versata una dose di cianuro. In Miss Marple nei Caraibi, della belladonna viene nascosta in una crema di bellezza, causando turbe psichiche a chi la utilizzerà; mentre in Dieci piccoli indiani si ricorre ad una puntura di ape per mascherare un’iniezione di cianuro. Grande osservatrice, Agatha Christie traeva ispirazione dal mondo che conosceva e da quello che avveniva intorno a lei: una conversazione sentita per caso in una sala da tè poteva darle un’idea per l’inizio di una nuova trama. «Le idee mi vengono all’improvviso, mentre cammino per strada, o guardo la vetrina di un negozio di cappelli…». In uno dei suoi gustosissimi aforismi, rivelò che: «Il momento migliore per pianificare un libro è mentre stai lavando i piatti».

Il 1926, fu per Agatha Christie un anno molto intenso e difficile: il suo romanzo L’assassinio di Roger Ackroyd fu accolto da un enorme successo, ma subito dopo la pubblicazione la sua adorata madre morì e, come se non bastasse, suo marito, il colonnello Archibald Christie, le chiese il divorzio. Fu allora che Agatha, a 36 anni, diventò lei stessa protagonista di un giallo, forse il più misterioso di tutti. Il 3 dicembre scomparve, dopo aver litigato con il marito che le aveva chiesto il divorzio per sposare la sua amante. Ingenti mezzi furono messi in campo per rintracciarla: sir Arthur Conan Doyle ingaggiò addirittura un medium. Inizialmente, fu ritrovata solo la sua macchina, vicino ad un profondo laghetto nel Surrey, non lontano da casa. All’interno, c’erano solo la sua pelliccia e la patente. Migliaia di persone si mobilitarono, laghi e fiumi furono dragati, ma di Agatha nessuna traccia. Fu ritrovata dopo undici giorni allo Swan Hydropathic Hotel della stazione termale di Harrogate nello Yorkshire, nel nord dell’Inghilterra, dove si era registrata con il nome dell’amante del marito, Nancy Neele. La Christie non diede mai alcuna spiegazione al riguardo, ripetendo sempre, a chi le chiedeva come aveva fatto ad arrivare fin lì, che non lo sapeva, che aveva perso la memoria.

Dopo il divorzio, in un periodo storico in cui le signore non uscivano neanche di casa, diventò sempre più ricca e famosa, mantenendo comunque il cognome da sposata con il quale era divenuta celebre.

Nel 1928, cominciò ad intraprendere dei viaggi in Oriente, che alimentarono la sua ispirazione letteraria. Viaggiò da sola: prima a Istanbul e successivamente a Baghdad. Durante la visita ad uno scavo archeologico in Iraq nel 1930, incontrò un archeologo di 14 anni più giovane di lei, Max Mallowan, che sposò nel settembre dello stesso anno. Fu un matrimonio felice, che durò fino alla morte della scrittrice nel 1976. La Christie accompagnò spesso il marito nei suoi viaggi, passando con lui lunghi periodi dell’anno in Siria e in Iraq e partecipando attivamente a varie spedizioni, alcune delle quali portarono a scoperte molto importanti, come quella degli avori di Nimrud, nel nord dell’Iraq. Del secondo marito dirà: «Un archeologo è il miglior marito che una donna possa avere: più lei invecchia, più lui s’interessa a lei».

Con lo scoppio della seconda guerra mondiale, Agatha Christie si offerse di nuovo come volontaria, questa volta all’University College Hospital di Londra, dove approfondì ulteriormente la sua conoscenza dei veleni mettendola poi a frutto nei romanzi pubblicati nel dopoguerra. Ad esempio, l’uso del tallio le fu suggerito dal capo farmacista Harold Davis, e in Un cavallo per la strega, pubblicato nel 1961, impiegò proprio questo veleno per una serie di delitti. La sua descrizione dell’intossicazione da tallio fu così precisa che almeno in una occasione aiutò a risolvere un caso clinico che era risultato misterioso anche per i medici. D’altronde, in una recensione del suo primo romanzo, Poirot a Styles Court, nella rinomata rivista scientifica Pharmaceutical Journal, era stato ipotizzato che l’autore avesse una formazione farmaceutica o che si fosse rivolto ad un esperto. Lo stesso romanzo fu persino proposto come testo per gli studenti di chimica. Non male per una bambina che imparò a legger da sola e che, da adulta, ammetteva di non aver ricevuto un’istruzione adeguata. D’altro canto, quando le fu chiesto nel 1955 durante un’intervista cos’era che l’aveva portata a scrivere, rispose che ciò che la spinse fu proprio la mancanza di un’istruzione formale: non andare a scuola le aveva dato molto tempo libero, che lei aveva impiegato inventando storie di cui recitava poi tutte le parti: «A 16 anni avevo già scritto diversi racconti e un lungo tedioso romanzo» disse, aggiungendo: «There’s nothing like boredom to make you write» (non c’è niente come la noia che ti porti a scrivere).

 

Agatha Christie