LEGGERE. POCO E PURE MALE
Il Ponte rosso n. 121 -dicembre 2025 | Roberto Curci | società
Cala annualmente l’indice di lettura in Italia, vana attesa di un Grande Romanzo: vincono giallisti, TikToker e autrici di “romance”…
di Roberto Curci
Aiuto, aiuto! Gli italiani leggono ancora meno del già poco che usavano leggere (anche solo l’anno prima). Dedicano ai libri a stampa – mediamente – meno di tre ore di attenzione alla settimana (2h 47’ per la precisione), prendono in mano un libro «qualche volta al mese se non qualche volta all’anno». Lo fa il 66% della popolazione: una media tra il 60 degli uomini e il 72 delle donne. Una flessione che riguarda i lettori, ma pure il mercato editoriale, che però paradossalmente – stando al proliferare di piccole e medie etichette, e ai tam-tam pubblicitari sulla scoperta di nuove penne sopraffine (giovani scrittrici esordienti, soprattutto) – parrebbe godere di ottima salute.

Miss Auras. The Red Book
olio su tela, ca.1905-1907
I dati, diffusi a dicembre nell’ambito della Fiera romana di “Più libri più liberi”, provengono dall’Osservatorio dell’Associazione Italiana Editori, fonte che più autorevole non si può, ancorché cifre diverse – sia in positivo sia in negativo – provengano da altre fonti: Istat, Eurostat, Doxa, SWG. Vero è che le oscillazioni, anche rilevanti, dipendono in larga misura dai tipi di domande poste ai vari campioni intervistati.
Quella formulata dall’AIE suonava così: «Pensando agli ultimi 12 mesi le è capitato di leggere, anche solo in parte, un libro di qualsiasi genere, non solo di narrativa (come un romanzo, un giallo, un fumetto, un fantasy…) ma anche un saggio, un manuale, una guida di viaggio o di cucina ecc, su carta o in formato digitale come un e-book, o di ascoltare un audiolibro?».
Insomma: un libro purchessia, un libretto, anche un solo librino, per carità! Macché: sia pure con l’aiuto minimale dell’e-book, il libro – meglio: la carta stampata in genere, compresi ovviamente i giornali, tutti in caduta libera – non attira più né più appassiona, e i suoi consumatori continuano a calare, così – vien da dire – come le percentuali dei votanti a una qualsiasi elezione nel Belpaese. Due sintomi forse non troppo distanti nel segnalare un’allarmante disaffezione etica prima ancora che culturale.

Si dia dunque per scontato e irrevocabile il fatto che il secolare supporto cartaceo è stato progressivamente sopraffatto dall’incorporeità digitale, che con i social ha già imbarbarito ogni possibile dialogo tra umani, e al quale l’IA o AI ha inferto un colpo di grazia le cui conseguenze si è ben lontani dal percepire e valutare con cognizione di causa. Chi osi sostenere che, in tal senso, il peggio deve ancora venire, passa ovviamente per parruccone luddista, e qui si chiude quello che, in realtà, è già (e ormai) un discorso tra sordi.
Al momento, comunque, l’”oggetto libro” faticosamente regge, in misura sempre più minoritaria. Ma forse è il caso di ragionare non più su quanti leggono, ma su che cosa leggono quei testardi in via di estinzione. E anche qui non mancano le sorprese.
Le ultime rilevazioni di cui dispone chi scrive queste righe (prima metà di dicembre 2025) confermano e amplificano tendenze consolidate. Prima nelle classifiche di vendita è l’«indagine serratissima» (parola di editore, Einaudi nientemeno) che Cristina Cassar Scalia dipana nel suo Mandorla amara. Dunque un giallo, con i rituali commissari e vicequestori alle prese con una strage da cianuro. Ennesimo libro della prolificissima autrice siciliana, che ha debuttato con La seconda estate nel 2014, che sforna uno o due titoli all’anno, e che, com’è ormai inevitabile e quasi fisiologico, è stata già riciclata in una serie tv, in onda su Canale 5.

fumetto del rapper Caparezza
Giallo dunque, o poliziesco, o thriller, o detection story: il filone oggi prediletto e vincente. Terzo in classifica è infatti La bugia dell’orchidea di Donato Carrisi, quarto Sotto mentite spoglie di Antonio Manzini, e li insegue Maurizio de Giovanni con L’orologiaio di Brest. Né manca il bestellerista americano Dan Brown, sesto con L’ultimo segreto.
Ma le vere sorprese sono altre, almeno per chi dalla narrativa “tradizionale” è ancora dipendente e dunque rischia di beccarsi qualche shock. Tra i primi dieci titoli della classifica, ecco The Breakfast Club di Viola Silvi, Cristiano Borsi, Fabio Ferrucci. E chi sono? «Tre TikToker italiani», anzi per la precisione «un trio di influencer popolari tra la Gen Z e soprattutto la Gen Alpha» (testuale dall’inserto Robinson n. 469 di Repubblica).
Ecco poi But Santa I love him di Hazel Riley e Karim B., «un calendario dell’Avvento romance» (sic). Ecco ancora Orbit Orbit, fantascientifica storia a fumetti ideata ma non disegnata dal rapper e cantautore Caparezza. Un pizzico di serietà è dato, in verità, dalla presenza ai piani alti di due saggi, dedicati a personaggi storicamente “popolari”, Cesare e Francesco, da due autori popolarissimi (grazie alla Tv) quali Alberto Angela e Aldo Cazzullo.
Aggiungiamo alla lista Stefania S. che spopola nei tascabili con la serie Love me love me (romance, occorre dirlo?), e i fumetti di Pera Toons e dei manghisti nipponici (Oda, Toriyama, Sumiko, Akutami…) e il quadro è completo. Allettante? Sconfortante? Ognuno la pensi come vuole. Certo diviene alquanto problematico attendersi che da qualche mente ancora ignota esca prima o poi un Grande Romanzo Italiano, come forse solo Ferrante è riuscita a fare in anni non troppo lontani.
E sorge il sospetto, o qualcosa di più, che in realtà chi volesse e sapesse cimentarsi in tale impresa suonerebbe – probabilmente anche agli editor che privilegiano giallisti e influencer – inguaribilmente superato, obsoleto, e perfino futile o patetico. In una parola: vecchio.
ULTIMA ORA. Dati ancora più aggiornati confermano le tendenze (anzi: i trend): il trionfo del poliziesco, col ritorno di Alessia Gazzola e la sua serie di Miss Bee, ma anche di Patricia Cornwell (meno appetita, però, rispetto ai giallisti italiani); e l’impennata del fumetto d’autore: Zerocalcare, con Nel nido dei serpenti, e Milo Manara, con la seconda parte della traduzione visiva del Nome della rosa di Eco. Sale intanto sulla vetta più alta il Cesare di Angela. Narrativa? Non pervenuta, l’attesa continua.
