LETTERE AL DIRETTORE LA RAGIONE E LE RETORICHE
Il Ponte rosso n. 109 - novembre 2024 | Lettere al direttore
Mail ricevuta il 3 novembre 2024:
Caro Walter Chiereghin,
leggo sempre con interesse “Il Ponte rosso”. Qualche volta mando due righe in argomento.
A scatenare questo desiderio ora è la lettera di Francesco Carbone pubblicata nel numero di ottobre e la risposta-conclusione del Direttore: entrambe equilibrate, scritte soppesando le parole, ma senza censure, affrontando a viso aperto “il problema” con i rischi connessi, con lo studiato contrappeso della recensione della Ziani, a chiarir bene che non si sta facendo dell’antisemitismo (a questo proposito: palestinesi e dintorni non son forse ‘semiti’?).
Io credo che il gesto del colibrì abbia un senso e lo apprezzo. Mi propongo quindi a mia volta come colibrì, aggiungendo di mio che, come uomo e cristiano, chiedo anche per questo l’aiuto di un Padre che in Palestina ha perso il Figlio, ebreo ucciso perché non era quello il Messia desiderato dal Sinedrio.
Cordialmente
Giorgio Baroni

Caro professore,
come sempre gradito l’apprezzamento per il nostro lavoro che ci perviene anche dal Suo sintetico commento, al quale non avrei nulla da aggiungere – né, meno che mai, da contrapporre – se non fosse intervenuto, mentre mi accingo a scriverne, il verdetto della Corte penale internazionale di Giustizia dell’Aia. Come sa, l’organismo delle Nazioni Unite ha spiccato un mandato di cattura internazionale per Benjamin Netanyahu e per il suo ex ministro della Difesa Yoav Gallant, accusati di crimini di guerra e di crimini contro l’umanità. Analogo provvedimento contro Mohammed Deif – ammesso che sia ancora vivo – per l’attacco terroristico di Hammas del 7 ottobre 2023.
La reazione del primo ministro israeliano è puntualmente arrivata con un ribaltamento delle accuse che gli provengono dall’Aia: «è una decisione antisemita che corrisponde a un moderno processo Dreyfus e finirà nello stesso modo».
Hanno fatto eco alla linea difensiva del principale imputato le reazioni irritate o imbarazzate di una quantità di esponenti politici occidentali – inclusi alcuni nostrani – che si rivelano insofferenti alle interferenze di diritto e di etica nel territorio della politica, che evidentemente ritengono di propria esclusiva competenza.
Si rivela così fin da queste ore, per richiamare una Sua efficace immagine, una sorta di auto-convocazione di un moderno Sinedrio, preoccupato stavolta di ottenere un’aprioristica assoluzione piuttosto che una possibile condanna, in esito a un equo processo da celebrarsi con ogni garanzia per gli imputati chiamati a rispondere di reati così raccapriccianti.
Mi fa piacere che si riconosca anche Lei nell’esiguo stormo di colibrì che intende continuare, per come può, ad avvalersi dell’esercizio della ragione per contrastare le retoriche, almeno quelle più vuote e fuorvianti.
Con viva cordialità
Walter Chiereghin
