PER CAUTE SOPRAVVIVENZE
Il Ponte rosso n. 112 - febbraio 2025 | Lemmi lemmi | Malagigio
BIMBOMINKIA
di Malagigio

BIMBOMINKIA (o Bimbominchia)
La definizione dell’icastico lemma espone questa modesta rubrica a una serie incalcolabile di rischi, ad azzardi forse letali che si preferirebbe evitare, dedicandosi a nomi al confronto arcadici e comodissimi, come criptovaluta, martemanìa o slurp-giornalismo.
Ma essendo diventato virale nel sintagma «ministro bombominkia» per essere stato usato in una chat del partito più votato d’Italia, come schivarci? Già temiamo che perfino tutti i lettori del cauto e casto Ponte rosso sappiano a chi l’infelice espressione sia stata dedicata: il che sarebbe l’ennesima prova del suo successo, e cioè – unica cosa che ci preme – della sua diffusione tra i parlanti dello Stivale. Se è così, non c’è più niente da fare. Lo stesso Manzoni direbbe che in fatto di lingua ci si può solo sottomettere all’imperio dell’uso, il quale è «l’arbitro e il signore di tutte le lingue» (1868).
Prima consolazione: non siamo i primi: forse – sollievo – siamo appena gli ultimi: bimbominkia ha da tempo l’onore d’una voce su Wikipedia. Lì si spiega che il lemma è nato tra quei giovani senza una vita che stanno dalla mattina alla mattina dopo sul web: non a leggere su Wikisource Le prose della volgar lingua ma a sfidarsi sui videogiochi.
Il vocabolario Treccani è anche più esatto: bimbominkia è chi, «spesso in un quadro di precaria competenza linguistica e scarso spessore culturale», fa «un uso marcato di elementi tipici della scrittura enfatica, espressiva e ludica».
Caso quasi unico, di bimbominkia sappiamo l’inventore: si chiama Fabio Bolzoni. Intervistato sul blog Pizzi Chi?, ha raccontato che una notte era arrabbiato con Braindamage: «volevo dargli del bambinetto di merda, del rincoglionito bimbetto, del ragazzino della minchia, del piccolo ritardato senza speranza. Tutto si fuse istantaneamente in una singola parola che racchiudeva tutto: Braindamage, tu sei un bimbominchia». Un monaco zen direbbe che Bolzoni ha avuto un satori, un’illuminazione: evento a cui, come il capitombolo di Saulo sulla via di Damasco, non ci si può negare.
Essendo i videogiocatori tipi svegli, da tempo scrivono giusto BMK, o anche solo BM. Tutti capiscono: «utente infantile e dal quoziente intellettivo apparentemente limitato». Quell’apparentemente ci piace: lascia una possibilità, la via di un pedagogico riscatto del bimbo che si accorge che a rimanere minkia il vantaggio tende a sparire.
Qui però non resistiamo: la memoria, che come il cuor non si comanda, anche se giriamo lo sguardo di qua e di là, c’impone una visione: il ministro rinominato BMK che mostra trionfante la vecchia copia di un Topolino, in cui avveniristicamente c’era già il ponte sullo stretto di Messina. C’è ormai eterno il video su YouTube (https://www.youtube.com/watch?v=HsC4-fvoYRQ): non è commovente voler convincere noi dubbiosi sull’opera mastodontica e carissima con Topolino?… C’è dell’eroico a insistere, visto che il video è commentato da centinaia di utenti maleducatissimi che quel Topolino l’hanno letto e che solo per questo si sono permessi di far notare che il ponte crolla: ci sono anche le figure.
Nonostante tutto a questo punto potrebbe farlo pensare, bimbominkia non è nato apposta per il signore a cui l’ingovernabile associazione d’idee ormai lo unisce. Come abbiamo visto, è nato ben prima. E attenzione: c’è una sentenza della Corte di Cassazione, che nel 2022 ha provato a condannare all’inesistenza il tragico lemma. La Corte ha sentenziato che dare del bimbominkia a qualcuno è un reato. Che si rischia anche un anno di prigione.
Ma il ministro del ponte saggiamente non denuncia nessuno, almeno nessuno di Fratelli d’Italia. Però la nostra premier, mentre casca il mondo tra sfracelli d’ogni genere, deve trovare il tempo di un selfie con la vittima della chat – a cui lei stessa ha partecipato – che sia eloquente: per certificare che no, quel compagnuccio che le sta ilare al fianco non è un bimbominkia: coraggiosi i due, perché sapevano che così rischiavano il noto effetto della notizia data due volte.
