PER CONOSCERE FRANCESCA POZZOBON
Il Ponte rosso n. 123 - febbraio 2026 | mostre in regione

1986
Grazie a una mostra, purtroppo postuma, allestita a Trieste nella Sala Umberto Veruda di Palazzo Costanzi, aperta dal 21 febbraio all’8 marzo, è data la possibilità al pubblico triestino di incontrare il lavoro creativo di un’artista veneta, Francesca Pozzobon (1950 – 2023), personalità complessa per vicende biografiche che si avvalse di strumenti espressivi semplificati per aprirsi a rappresentare la propria condizione psicologica ed esistenziale. L’esposizione, in forma antologica, presenta una rilevante quantità di opere – sia bidimensionali che tridimensionali – provenienti dalla collezione dell’artista, ed è stata voluta e organizzata dall’Associazione Pic Nick Art Cafè APS, nata a Trieste nel 2014 con l’intento di divulgare e promuovere l’arte, la manualità creativa e l’aggregazione sociale, e curata dall’onnipresente Marianna Accerboni.
Nata a Montebelluna (Treviso), con una naturale predisposizione ad esprimersi tramite il disegno e la pittura, aiutata oltretutto da una felice manualità, ha lavorato ad Asolo come restauratrice ed antiquaria. La sua vita adulta è stata segnata da un trauma, conseguenza di un intervento medico che le ha impedito di accedere a una maternità lungamente desiderata e resasi suo malgrado irrealizzabile.
Come spiega Accerboni nella sua presentazione «L’inclinazione per l’arte che la porterà a svolgere lungo tutta la sua vita la professione di restauratrice e antiquaria nella magnifica cornice e stimolante atmosfera di Asolo, le offre una via d’uscita straordinaria. Dalla sua brillante e morbida capacità di fantasticare nasce Taormino: il figlio che non potrà mai avere, esce dalla sua penna e dai suoi pennelli, vitale e invincibile, proprio come lo sono i sogni più belli. Francesca lo disegna secondo un fare libero ed espressionista e a lui dedica molto della sua brillante e vivace creatività. E a Taormino, che così ha voluto chiamare proprio perché scaturito nel contesto di un soggiorno a Taormina con l’amica psichiatra che le aveva suggerito d’insistere lungo la via dell’arte come medicina dell’anima, dedica anche un libro, che viene esposto in questa mostra, allestita per ricordare la figura e la creatività di Francesca».
Chiarito questo antefatto biografico, al visitatore della mostra sarà più agevole aggirarsi con meraviglia ed abbandono tra i colori spesso vivaci e solo di rado cupi dei dipinti e l’apparente fresca ingenuità dei pupazzi e degli allestimenti “teatrali” delle scenette ricostruite in tre dimensioni con un’evidente ispirazione ludica, avvertendo una singolare e avvolgente empatia con l’autrice di questo microcosmo creativo offerto alla gioiosa fantasia di un bambino mai nato.
