SCHERZA CON I SANTI
Gabriella Ziani | Il Ponte rosso n. 129 -luglio-agosto 2026 | narrativa
di Gabriella Ziani
La soffitta dei santi dimenticati.
Miracoli fuori servizio
Gaspari, Udine 2026
pp. 240, euro 19,50
«Tenetevi forte, gentili lettori» avverte a pagina 53 del suo pazzo pazzo romanzo Giorgio Placereani, critico cinematografico udinese, consulente del Far East Festival, autore di saggi in tema, in anni passati arguto critico televisivo per Il Piccolo, appassionato di letteratura fantastica e dei libri di Frédéric Dard col suo commissario Sanantonio (cui il volume è dedicato, in memoria). Quel che ha combinato con questo La soffitta dei santi dimenticati ci dà la prova del fatto che la sua cultura e le sue passioni vanno ben al di là di quanto dichiarato. Dai suoi ben nutriti cartocci spuntano i gialli, i fumetti, la fantascienza, variegate citazioni cinematografiche, la poesia, la musica, le fiabe, la religione ovviamente, sarcastici accenni all’attualità, e una non ingenua abilità di trasformare il funambolico racconto non solo in una realtà parodisticamente rovesciata, ma anche in una iper-finzione: l’autore (alla Calvino, alla Woody Allen) esce ogni tanto dalla pagina in prima persona con chiose, avvertenze e parafrasi di linguaggi editoriali.
Trama? Solo per accenni, perché il sugo sta nel complesso svolgimento, che va a rotta di collo e gronda di avventure inverosimili condite di humour, dove i tempi moderni si mischiano agli antichi, l’alto col basso, il sacro col sacrilego, gli arcangeli con fiumi di vodka e pantagrueliche mangiate, le scazzottate coi trucchi dei servizi segreti celesti, producendo gag a fontanelle.
In pratica qui abbiamo tre statue ammuffite e tarlate in una soffitta abbandonata, si tratta di balordi santi, San Zilpio, San Toro, santa Valburga, e un cane levriero di nome san Guineforte. Rimessi in vita e destinati a intraprendere una “missione impossibile”: scovare il farabutto che sta comprando tutte le chiese e che ha pure rubato il Santo Graal per impiantare una nuova religione (che molto ha a che fare con le panzane oggi in voga): il terrapiattismo.
Da qui le mirabolanti avventure, nello scenario di un Paradiso che è la caricatura di una sede governativa (ha cellulari, servizi segreti, spie infiltrate agli inferi, arcangeli come ministri, capacità di magici interventi) e di un Inferno dove i quattro riusciranno a intrufolarsi, e li seguiremo mentre scorrazzano in corso Vlad l’Impalatore e in viale Enrico VIII, e nel bar che propina pipì di gatto e lacrime di zitella, in una atmosfera horror.
Saliti a bordo di una giostra che va a mille, è messo nel conto che a tratti siamo un po’frastornati. Saltiamo da Marlene Dietrich a Giosue Carducci, da Harry Potter a Topo Gigio, e intravediamo le ombre stralunate di film d’azione, di Kung-fu, di spionaggio, per saltare subito dopo a Ellery Queen e Perry Mason e Rin Tin Tin, e ci ripassiamo per via inversa i codici fondanti dell’universo religioso, e tutto il parlato è un continuo ammiccamento, il giocoliere di penna avendo una riserva di materiali e manuali d’uso che pare sconfinata, anche quando ci sfida a decifrare un messaggio criptato, quando intercala con “Caecare me possint!”o quando chiude un capitolo con “Quei due sono come due piselli in un baccello”. Alla battuta (almeno a questa) ci arriviamo da soli: è di Stanlio e Ollio.
Insomma Placereani deve essersi divertito alla grande nel correre a perdifiato e con intelligenza per le praterie della fantasia, e ha creato un mondo surreale che diverte pure noi mentre ci stuzzica a decrittare una sfilza di citazioni e rimandi, pur nella concitazione della trama. Oltre a ciò, Zilpio che forse è un finto santo ma in ultimo riceve il diploma che ne attesta il martirio sotto Diocleziano, Toro che «per ragioni di marketing» è stato trasformato in santo cristiano da divinità pagana quale era, Valburga, opulenta e sensuale, «di cui si mormorava circa oscure connessioni con le streghe», e infine Guineforte, «l’unico cane santo al mondo» ma di un culto medioevale abbandonato, non sono icone facilmente dimenticabili.
L’avventura come finisce? Bisogna scoprirlo, è la regola dei gialli. Possiamo dire però come finisce il libro: con una barzelletta. Non poteva mancare.
