SLALOM EDITORIALI DI SILVIA PALOMBI
di Gabriella Ziani

Silvia Palombi
foto di Paola Mattioli
Immaginate di trovarvi in treno per un viaggio lungo, e avete di fronte una signora coi capelli ricci e rossi che, ottima affabulatrice, inanella a cascata storie di sé, dei cani della sua vita, della famiglia, del quasi-marito e di come è andata a finire, degli appartamenti (anche strampalati) in cui ha abitato trasloco dopo trasloco, di come ha contribuito a fondare una casa editrice di arte, che poi ha chiuso i battenti rendendola una dei primi «esodati» a marca Fornero, e quindi lì per lì poverissima, di come ha lasciato da qualche anno Milano per prendere dimora a Trieste. Se non fosse lei, e cioè Silvia Palombi, per anni ufficio stampa di importanti case editrici (Mazzotta, Electa, e Charta di cui appunto è stata co-fondatrice), oggi felicemente accasata in questa città di elezione, sarebbe forse una noiosa circostanza. E invece, dotata di brillante scrittura, le sue storie le ha messe nei libri, per una generosa disposizione a condividere eventi, passioni e pensieri. Con un piglio lieve e ironico che cattura e ci rende suoi compagni di viaggio.
Questo dinamismo, personale e intellettuale, ha un arco d’azione ampio, tanto da aver creato inusitati ponti tra profondo Nord e profondo Sud, passando per il Centro (Roma, città di nascita e infanzia). È autrice di cinque libri tutti creativamente autobiografici, gli ultimi due usciti ad Acireale (Fuori posto, 2021, editrice A&B) e a Cosenza, dove è nato Pacchetti, cani e altre questioni, a marchio Qed (2024), una costola dell’azienda precedente, che la responsabile editoriale Pina Labanca ha reso autonoma e indipendente nel 2023, dotandola di bella grafica e ampia lista di autori. Ma anche Roma è rimasta un perno vitale. Palombi ha trovato in un cassetto l’Appendicite, e cioè l’ultima parte – l’appendice, burlescamente intitolata – che completava il manoscritto delle vivacissime memorie di suo padre, di professione chimico farmaceutico, un padre «che per me era l’archivio, il vocabolario, il dizionario etimologico, quello dei sinonimi e dei contrari, il libro di storia, quello di scienze e di chimica, il manuale di medicina, farmacia e anatomia…» come lei scrive nell’introduzione a questa autobiografia – un’arte di famiglia –, che è riuscita a far pubblicare (Una vita perbene, 1919-2009). E anche qui c’è un cortocircuito mediato da occasioni letterarie: Silvia Palombi consegna il libro di papà Piergiuseppe Palombi (che a lungo è vissuto con la famiglia in via della Palombella…) alla casa editrice Palombi. Nessun legame di parentela, ma un crocevia dove dirige il traffico la zampa del destino.

Silvia Palombi
Pacchetti, cani e altre questioni
Qed, Tortora (Cosenza), 2024
pp. 105, euro 12,00
Gli scrittori o aspiranti tali sanno quanto sia arduo trovare una casa editrice, e gli editori d’altro canto hanno chiaro quanto il loro mestiere sia rischioso, eppure tanto pullula l’universo di persone che scrivono, tanto è affollato il parterre editoriale, al di là dei noti megagruppi. Basta consultare il Catalogo Adei cui sono associati solo piccoli editori (e nemmeno tutti), spesso a diffusione locale. Vi troviamo anche aziende a noi vicine, come Battello Stampatore, Vita Activa Nuova, Bottega Errante, o marchi che godono già di buona stampa e/o lunga vita come Quodlibet, 66thand2and, Nutrimenti, Marcos y Marcos, o la Voland che ha in catalogo i divertenti libri della belga Amélie Nothomb, e che pubblica anche Diego Zandel, figlio di esuli istriani (Eredità colpevole, 2023, Un affare balcanico, 2024). In lista si trovano marchi estrosi, come Tralerighe, Uovonero, Pelledoca, Edizionidellassenza, Il barbagianni. Non li conosciamo, ma ora conosciamo la Qed, sbarcata a Trieste per la grazia narrativa di Palombi, che mai dimentica di lodare il coraggio e la fede di chi resta nella difficile Calabria a fare il mestiere del piccolo editore indipendente.
