TRA ANALISI E PROPAGANDA
Editoriale | Il Ponte rosso n. 129 -luglio-agosto 2026 | Walter Chieeghin

L’estate sta finendo, perlomeno nelle regioni più settentrionali del Belpaese, e possono tirare un sospiro di sollievo tanto gli anziani sopravissuti alla canicola, quanto i negazionisti di ogni ordine e grado della crisi climatica, ai quali i termometri sembravano sottrarre argomenti alla loro tranquillizzante visione basata su confortanti osservazioni del tipo: «l’estate fa caldo, mica è una novità!». Un’argomentazione, diciamo così, in apparenza incontrovertibile, ma impugnata e brandita a difesa di una posizione preconfezionata, semplicistica e tuttavia gradita e agevolmente digeribile per una platea superficiale e farlocca. Risulterebbe ben più arduo confutare quella “supercazzola” con una seria esposizione scientifica, di necessità basata su dati e costrutti dialettici articolati e, diciamocelo, alla fin fine noiosi.
Qualche volta, tuttavia, combattendo quasi ad armi pari, si può riconoscere un diverso livello di autorevolezza dei due contendenti sul piano della attendibilità nello specifico campo, quando una battuta fulminante può determinare la scelta tra due tesi contrapposte.
è stato il caso recente, per rimanere nell’ambito dell’emergenza climatica, del confronto a distanza tra due autorevoli contendenti, il primo dei quali dichiarava testualmente: «Oddio: ci hanno detto “sta arrivando in Europa un clima caraibico”: va beh, ma ai Caraibi vivono da un sacco di tempo con questo clima e sopravvivono. Vuol dire che ci abitueremo al clima caraibico, non vuol dire che moriremo» (Ignazio La Russa, presidente del Senato). La risposta è stata – sempre testualmente –: «Il problema non è che nel futuro saremo a queste temperature: più si va avanti, più le temperature peggiorano e teniamo conto che se in media nel mondo la temperatura sale di un grado, in Italia sale di due gradi e gli eventi estremi diventano sempre più frequenti e situazioni di questo genere, che prima non c’erano, sono pericolose. Certo, uno si può abituare, ma può anche andare al camposanto, prima di abituarsi». è quest’ultima frase che sarebbe stata la più efficace risposta alla considerazione semplicistica di La Russa, ma siccome è stata fornita da Giorgio Parisi, Premio Nobel per la Fisica, era prevedibile che fosse supportata da un’argomentazione più articolata che la introducesse, com’è connaturato al modo di pensare, in termini rigorosamente razionali, di un uomo di scienza.
In un Paese in cui – secondo un’indagine dell’OCSE del 2024 – il 35% degli adulti italiani (contro una media Ocse del 26%) rientra nella categoria degli analfabeti funzionali, persone cioè con ridotte competenze necessarie alla comprensione di un testo scritto anche semplice, il dato dovrebbe apparire decisamente inquietante. Soprattutto in campagna elettorale, che da noi sembra mai sospesa e affidata soprattutto a slogan, battute o a brevissimi interventi in televisione o, sempre di più, sui social media. A differenza di un analfabeta totale, che ha almeno coscienza di essere portatore di un pesante limite, l’analfabeta funzionale è convinto di non esserlo, magari perché è in possesso di un diploma, anche se non è in grado di valutare oggettivamente le conseguenze economiche e sociali di un’opzione politica, ma prende posizione lo stesso, spesso con arrogante sicurezza.
A proposito dei social Umberto Eco nel 2015, a margine di una laurea honoris causa che gli fu conferita a Torino, ebbe modo di dichiarare: «I social media danno diritto di parola a legioni di imbecilli che prima parlavano solo al bar dopo un bicchiere di vino, senza danneggiare la collettività. Venivano subito messi a tacere, mentre ora hanno lo stesso diritto di parola di un Premio Nobel. È l’invasione degli imbecilli». E pensare che all’epoca nessuno ancora parlava di intelligenza artificiale!
Noi, che Premi Nobel non siamo, possiamo sforzarci di informarci, di studiare e di capire, considerando sempre le reali competenze di chi formula un pensiero o un giudizio, cercando anche di individuarne la credibilità sotto il profilo etico.
