TRA OPERA GIOCOSA E SERIETÀ DELL’IMPEGNO
Il Ponte rosso n. 128 - giugno 2026 | Luigi Cataldi | visti da vicino
Conversazione con il maestro Severino Zannerini
Si riprenderà il “Corso per Direttore d’Orchestra da Camera”
di Luigi Cataldi
Musicista di pregio e di lunga esperienza Severino Zannerini, toscano di origine e triestino d’adozione, riprende quest’anno, dopo un periodo di interruzione, a proporre il “Corso per direttore d’orchestra da camera” che ha tenuto a partire dal 1981 organizzato dall’“Associazione Musicale Opera Giocosa del Friuli Venezia Giulia” di cui è il principale animatore. È l’occasione per fare due chiacchiere con il maestro Zannerini, di cui si può ricordare la formazione, come violoncellista e come direttore, iniziata a Lucca e proseguita a Salisburgo (Accademia del Mozarteum) e a Siena (Accademia Chigiana) e la sua carriera di violoncello solista con i Solisti Veneti, la formazione che per prima ha creato una nuova prassi esecutiva per la musica barocca e ha contribuito in modo rilevante alla diffusione di questo genere di musica. A Trieste ha fondato nel 1978 il “Complesso da Camera dell’Ente Teatro Giuseppe Verdi” e nel 1984 l’“Opera Giocosa di Trieste”, votata alla rappresentazione di opere da camera, attività con cui ha contribuito all’accrescimento della vita artistica della città. È stato anche segretario artistico del del Teatro Verdi e docente nei conservatori di Lucca, Verona e Trieste. Attualmente insegna violoncello nella “Scuola di Musica Rodolfo Lipizer” di Gorizia.
Il maestro Zannerini rievoca la sua esperienza più che quarantennale senza rimpianto. Ogni tanto estrae da una cartella le locandine degli eventi musicali che ha promosso. Compare quella della Duchessa di Miramare del compositore greco triestino Alessandro Sidericudi (1900-1998), opera mai rappresentata prima, che egli diresse nel 1985 in forma di concerto in vari punti del parco del castello di Miramare e di cui conserva ancora la partitura che gli venne donata dal compositore. Compaiono le locandine delle commemorazioni per i caduti di Nassirya fatte a Gorizia per diversi anni dopo la strage del 2003 e anche quelle di diverse commemorazioni notturne di Mozart durante le quali egli diresse il Requiem nell’ora in cui il grande compositore morì. Un’esecuzione infine di cui va particolarmente orgoglioso è l’opera La Marinella (1854) di Giuseppe Sinico su libretto di Pietro Welponer, della quale, dopo averne ricostruito il testo musicale, diresse la prima ripresa moderna il 3 gennaio 2010 alla Sala Tripcovich. L’opera fu poi rappresentata con successo anche al Teatro Verdi il 21 e il 24 ottobre di quello stesso anno.
Partiamo da uno sguardo al passato. Nella vita musicale cittadina c’è qualcosa da rimpiangere?
La musica contemporanea resta di diffusione limitata (peraltro non è mai stata una priorità a Trieste), ma indubbiamente manca una personalità paragonabile a Giampaolo Coral (1944-2011), fondatore dell’associazione di musica contemporanea Chromas e direttore per molti anni del “Premio Musicale Città di Trieste”. Anche nell’ambito dell’operetta vi era un maggiore rigoglio. C’era un Festival di risonanza internazionale creato da Fulvio Gilleri, che aveva un grande successo ed era molto seguito. Oggi il Festival resta, ma si registra un certo declino.
Veniamo alla sua attività. In primo luogo una curiosità. Perché la parola “giocosa” nel nome dell’Associazione che lei ancora dirige?
L’associazione era composta da persone con esperienze diverse e non solo da musicisti (ne fece parte per qualche tempo anche il poeta Claudio Grisancich). Alcuni membri di allora sono ancora attivi (Giorgio Blasco, Euro Metelli, Giorgio Ranni), altri tre purtroppo sono deceduti (Luciano Favretto, Giorgio Zanuttin, Liliana Ulessi). Tutti, fin dalla fondazione, si proponevano di contribuire a diffondere la musica in città e di farla ascoltare soprattutto in luoghi non canonici (parchi e altri luoghi significativi) in modo non serioso, ma con ironia e addirittura con bizzarria, per fornire al pubblico un’esperienza che producesse piacere. Ad esempio le passeggiate musicali nel parco di Miramare, che sono state fatte per vent’anni, erano assai seguite. Gli spettacoli erano gratuiti. Gli spettatori si portavano le sedie da casa e seguivano i musicisti che percorrevano un itinerario, si fermavano in sei o sette luoghi significativi e lì si esibivano. Col meteo fummo fortunati. Complessivamente facemmo circa ottanta concerti. Piovve solo una volta, che però fu memorabile. Suonava con noi Črtomir Šiškovič, bravissimo violinista ancora in attività, con il suo Stradivari. Fu costretto a seguire l’orchestra riparandosi sotto gli alberi. All’aperto poteva sempre capitare qualcosa di imprevisto, che accresceva il piacere dell’esperienza. Sempre nel parco di Miramare eseguimmo Pierino e il lupo di Prokof’ev. La voce recitante era il baritono Claudio Giombi, che si trovava sull’isoletta dei cigni collegata alla terraferma attraverso un piccolo ponte. Alla fine dello spettacolo il pubblico applaudì e spaventò il cigno Piero (allora assai noto ai triestini), che si avventò sul povero Giombi e tentò di morderlo. Era un bravissimo baritono che ha fatto una grande carriera internazionale. Ho da poco saputo che è morto quest’estate. Era un uomo di spirito e sono sicuro che non si sarebbe offeso per essere stato ricordato con questo aneddoto “giocoso”. Un’altra cosa divertente avvenne durante l’esecuzione della Sinfonia degli addii di Franz Joseph Haydn, che, come si sa, prevede che gli esecutori concludano uno dopo l’altro la loro parte e si allontanino lasciando solo, alla fine, il direttore. Poco esperto della topografia del luogo, il contrabbassista Marco Candotto sbagliò strada e rischiò di passare la notte nel parco, che dopo lo spettacolo veniva chiuso. Ma le rappresentazioni non erano solo giocose. Una volta eseguimmo La storia del soldato di Stravinski, che narra di un soldato che baratta il suo violino, cioè la sua anima, col diavolo in cambio di un libro magico. Grazie al libro ottiene successo, ricchezza, ma non la sperata felicità. Allora strappa il libro, si riappropria del violino, salva e sposa una principessa, ma il diavolo alla fine pretende il pagamento del debito e si porta via l’anima del soldato, cioè il violino. Ottenni dalla direttrice di allora, la dottoressa Fabiani, di terminare la rappresentazione con una barchetta che partiva dal porticciolo davanti alla sfinge e si allontanava verso il mare aperto con sopra il violino che suonava. Il pubblico ammutolì.
Passiamo al suo corso di direzione d’orchestra. Dove si tiene e a chi si rivolge?
Il corso si terrà nella Chiesa della Madonna del Mare di Piazzale Rosmini dall’8 novembre al 21 dicembre, si gioverà della collaborazione dei Cori “Mini Coro Viva Voce” e “Nuovo AuriCorale VivaVoce” di Trieste diretti dalla Ma Monica Cesar e degli Strumentisti dell’Opera Giocosa. Si tratta di un corso breve ma intenso. In passato, in oltre vent’anni, fu frequentato da centinaia di allievi non solo italiani. È rivolto a coloro che si propongono di diventare direttori d’orchestra, i quali, seguendo le lezioni, possono ottenere una formazione specifica e far pratica di direzione. Non è richiesto alcun titolo di studio specifico per accedervi, ma è necessario inviare il proprio curriculum.
Sono previsti studenti attivi e uditori. Perché?
Il corso è rivolto a tutti, anche a coloro che non hanno una specifica preparazione musicale, o non sono sicuri di essere in grado di seguirlo con profitto. Partecipando come uditori possono capire se fa per loro oppure no e magari decidere di frequentare le lezioni attivamente in futuro.
Saranno studiate due composizioni celebri e impegnative, Il Requiem K626 di Mozart nella trascrizione per soli, coro e piano a 4 mani di Carl Czerny e La storia del soldato di Stravinski. Perché questa scelta? Quali difficoltà implica e quali competenze permette di sviluppare?
Ciascuna delle due composizioni scelte presenta difficoltà diverse. Il Requiem per la massa sonora: quattro solisti, il coro a quattro voci, la massa orchestrale, che, sebbene trascritta per piano a quattro mani, conserva interamente la complessità del testo mozartiano. La storia del soldato per la grande complessità ritmica (la spericolata poliritmia, con valori che si susseguono velocemente), che implica un grado altrettanto grande di complessità per il direttore, il quale deve per prima cosa comprendere lui stesso con precisione la suddivisione dei valori, poi essere in grado di comunicare gestualmente, con chiarezza, l’impulso musicale all’orchestra. Affrontando queste difficoltà gli allievi potranno sviluppare le proprie competenze in modo sia teorico che pratico.
Come si svolgeranno le lezioni?
La prima parte sarà di carattere teorico. Si farà un’analisi della partitura, riguardante l’armonia, i temi, le caratteristiche ritmiche. Nel Requiem si valuterà il rapporto fra i quattro soli, il coro a quattro parti e la parte strumentale affidata al pianoforte a quattro mani. La seconda parte avrà carattere pratico ed esecutivo. Ci si occuperà del ritmo e del gesto del direttore, del modo di guidare l’orchestra attraverso movimenti chiari che rendano con efficacia il legato, lo staccato, il fraseggio, il colorito (la dinamica musicale, cioè le gradazioni dal piano al forte) e più in generale ogni tecnica necessaria a guidare l’esecuzione. Cruciale è la parte relativa all’attacco. Il direttore deve essere in grado di comunicare con semplicità e precisione, mediante il gesto, ritmo, dinamica e stile del brano. È forse questa la cosa più difficile. Gli allievi dovranno far pratica di tutto ciò durante il corso, avendo di fronte i solisti, il coro e il pianoforte per il Requiem, sette esecutori per La storia del soldato.
Ha in programma di riprendere i concerti nell’anniversario della morte di Mozart, in un orario un po’ inconsueto, per non dire bizzarro?
Era un’esperienza molto bella, continuata per molti anni. Veniva eseguito il Requiem esattamente nell’ora in cui il compositore morì, cioè nella notte fra il quattro e il cinque dicembre, a mezzanotte e cinquantacinque minuti. Perché non riprendere questa tradizione sempre utilizzando la trascrizione per pianoforte a quattro mani di Czerny?
Possiamo allora darlo per certo?
Attendo solo qualche conferma, poi comunicherò in quale chiesa cittadina si farà.

CORSO PER DIRETTORE D’ORCHESTRA DA CAMERA 2026
La proposta del Corso organizzato dall’Opera Giocosa, dopo un lungo periodo di silenzio, legato soprattutto alla mancanza di una sede, ha trovato di recente una nuova sede, grazie alla disponibilità del Parroco della Chiesa della Madonna del Mare di Piazzale Rosmini, a Trieste.
Ciò permetterà la ripresa del Corso, iniziato nel lontano 1981, che portò risonanza internazionale alla “Giocosa”. La ripresa del Corso, tenuto dal Maestro Severino Zannerini, prevista per il periodo 8 novembre – 21 dicembre 2026, comprende il Requiem KV 626 di Mozart (versione di C.Czerny), per Soli, Coro e piano a quattro mani, e la celebre Storia del soldato di I.Stravinsky per recitante, violino, contrabbasso, clarinetto, fagotto, tromba, trombone e percussione.
Le lezioni, come di norma, si dividono con una prima analisi tematica/armonica delle partiture e la successiva messa in “pratica” del “gesto” più idoneo all’esecuzione.
Non è previsto nessun titolo musicale per l’iscrizione al corso, ma è richiesto un breve curriculum. Per motivi organizzativi, visto lo spazio del luogo del corso, si richiede l’iscrizione al corso, almeno 30 giorni prima dell’inizio. In caso contrario non si è ammessi alla frequenza né come attivo né come uditore.
