VERSO LE TERRE D’ESILIO
Fulvio Senardi | Gabriella Ziani. Il Ponte rosso n. 127 - maggio 2026 | storia
Il più recente volume dello storico triestino Roberto Spazzali: Lontano da qui: Storia dell’emigrazione giuliana nel mondo
di Fulvio Senardi
Lontano da qui
Storia dell’emigrazione giuliana nel mondo Edizioni Ares – IRCI,
Milano-Trieste 2026
pp. 304, euro 20,00
Di scorrevole scrittura e ineccepibile base documentaria giunge in libreria l’ultima fatica dello storico triestino Roberto Spazzali: Lontano da qui. Storia dell’emigrazione giuliana nel mondo.
Come spesso succede con Spazzali, il libro offre di più di quanto il titolo non suggerisca, perché non solo di emigrazione giuliana si tratta ma, sia pure in forma scorciata visto il grandangolo che lo storico mette in opera, dell’emigrazione italiana in generale (con qualche utile e non aneddotico allargamento ai nostri vicini di casa e di destino, gli sloveni e i croati dell’area alto-adriatica). Tema di grandissima rilevanza socio-culturale posto che, come evidenzia l’autore, «l’Italia è l’unico Paese industrializzato che ha conosciuto una secolare emigrazione di massa tra il 1870 e il 1970, pur passando da uno stato di povertà endemica allo sviluppo economico e infine all’integrazione europea».
Un fenomeno insomma che ha contrassegnato la storia del Paese (e continua ancora a farlo al presente, sia pure con aspetti in gran parte nuovi) soprattutto in anni post-unitari, e rispetto al quale, come non manca di sottolineare Spazzali, la vicenda giuliana (marcata da originali presupposti: tensioni etniche, confine mobile, svuotamento dei territori già italiani dopo la Seconda guerra mondiale) rappresenta una variante dalle caratteristiche assolutamente uniche. Diviso in cinque macro sezioni (Rotte, Flussi, Navi, Approdi, Cittadinanze), con il corredo di tavole statistiche che consentono al lettore una facile quantificazione del fenomeno, Lontano da qui ci racconta la storia di una vocazione e di un destino, quello di una popolo curioso, pronto a tentare la sorte per migliorare le condizioni di vita ma che pure, nella morsa di una Storia che ha coartato le esistenze come un torchio che schiaccia gli acini, è stato spesso obbligato a sofferte scelte forzose, specie nel corso del secolo più crudele, il Novecento delle guerre (con una premessa negli anni a cavaliere tra ultimo Ottocento e primo Novecento – l’epoca della cosiddetta “grande migrazione” – quando 15 milioni di italiani, «la miseria attaccata alla pelle come una scabbia» come canta Guccini, lasciarono lo Stivale avendo come destinazione le Americhe).
Anni Cinquanta
Con la rara capacità di mettere in rilievo la specificità di ciascuna situazione locale, Spazzali sonda le realtà socio-geografiche di partenza e di arrivo, alleggerendo i dati statistici, stringati e secchi per ovvia necessità, e i sobri rilievi di natura socio-economica con qualche aneddoto che rende vivace il testo e piacevole la lettura. Chi ricordava, per esempio, il ruolo che ebbero i giuliani (e ci riferiamo a Antonio Battigelli, sodale di Oberdan, e ad Antonio Lasciac) nella trasformazione urbanistica e nell’abbellimento architettonico del Cairo tra Otto e Novecento? Un capitolo che va ad aggiungersi, in tema “egiziano”, a quello recentemente riproposto delle “aleksandrinke” (le “goriciennes” nel francese dei ceti colti nilotici), emigranti anch’esse del Carso triestino, del Collio e della valle del Vipacco.
Si incunea dentro il libro, a dividerlo pressappoco a metà, una sezione dal carattere, come potremmo dire?, più leggero. È dedicato alle “navi della speranza” (e, sarebbe giusto aggiungere, della disperazione), i piroscafi che hanno portato generazioni di italiani negli Stati Uniti, in Brasile, in Australia. Di ciascuna la fotografia e un medaglione con le caratteristiche e con la breve storia del suo impiego. Non mi è difficile pescare nel ricordo e ritrovare l’immagine di me bambino che papà portava ad ammirare il maestoso incedere della Saturnia in uscita dal porto di Trieste. Mi sfuggiva allora il peso di dolore e di lacrime che quella nave portava con sé. Le pagine di Spazzali hanno riacceso la remota visione, con il di più, oggi, di un’amara consapevolezza.
