VERSO LE URNE ELETTORALI

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Viviamo un momento – assai dilatato nel tempo, a dire il vero – di innegabile difficoltà per la generalità degli italiani, soprattutto a causa di una situazione economica che, anche per cause da ricercarsi al di fuori dei confini nazionali, non autorizza ad azzardare previsioni più confortanti per l’immediato futuro. Con ogni probabilità, al contrario, ci sta attendendo un autunno difficile, che sarà seguito da un inverno altrettanto e più problematico, anche qualora un improbabile miracolo diplomatico facesse riaprire domattina lo stretto di Hormuz, precluso da febbraio alla libera navigazione a causa della dissennata guerra scatenata contro l’Iran da Benjamin Netanyahu e da Donald Trump.

In un Paese, il nostro, in cui una crescente percentuale di cittadini vive quotidianamente la difficoltà di arrivare alla fine del mese con stipendi e pensioni erose da un potere d’acquisto sempre più risicato, un trauma come l’aumento del prezzo dei carburanti e delle bollette dell’energia determina per molte famiglie il dilemma di scegliere tra un pieno di benzina e riempire, invece del serbatoio della macchina, un carrello al supermercato.

Ovviamente non è che il balzo all’insù dei prezzi e dell’effetto a catena che essi hanno sull’inflazione colpisca tutti in uguale misura, se non  nominalmente: è evidente che, se la benzina aumenta di dieci centesimi al litro, ciò avrà un’incidenza molto diversa sulle condizioni di vita di un disoccupato, di un insegnante in pensione, di un medico, di un parlamentare o di un ministro. E tuttavia la difficile situazione economica preoccupa anche queste categorie più privilegiate, soprattutto da quando si è deciso a palazzo Chigi che la campagna elettorale è entrata nella sua fase conclusiva, benché alla scadenza della legislatura manchi ancora esattamente un anno.

Come in un’esibizione pirotecnica, che riserva agli ultimi fuochi artificiali i più fantasmagorici e ravvicinati effetti visivi per stupire e incantare gli spettatori, anche la campagna elettorale del Governo ha inaugurato col botto la sua fase conclusiva (quella iniziale si era prodotta già alla costituzione del Gabinetto Meloni), con l’annuncio dell’abolizione del bollo di circolazione, che pare invece essere non già un’abolizione, ma una sospensione per il solo 2027, anno della consultazione elettorale. Misura ovviamente gradita alla platea dei cittadini elettori, inclusi quelli che, individuando in essa l’effetto abbagliante di una pura e semplice azione di marketing, continueranno cocciutamente a votare per una delle formazioni politiche attualmente all’opposizione. Per quelle di centro-sinistra, ma anche per quella di estrema destra recentemente costituitasi, ad insidiare la solida – si fa per dire – maggioranza che ha prodotto il Governo più longevo nella storia della Repubblica (non del Paese, primato che spetta a un precedente ventennale Gabinetto).

La pressione esercitata su grandi aziende partecipate dallo Stato, ENEL ed ENI, ha prodotto altri benefici effetti tendenti a calmierare i prezzi di carburanti e bollette, una volta constatato che i fondi disponibili nelle casse dello Stato non consentano troppi ulteriori abbuoni per gli italiani.

E su tutto ciò, quello che sembra prevalere è la stringente necessità di fornire alla maggioranza uscente le migliori opportunità di rimanere al suo posto anche nella prossima legislatura per mezzo di una legge elettorale di dubbia costituzionalità che, mentre scriviamo, si avvia a buon fine con la seconda lettura alla Camera dei deputati.

E lo spettacolo continua, pirotecnico anche se un tantino avvilente. E temiamo di prevedere che vi sarà di che scommettere che ne vedremo ancora delle belle, prima di sfoderare il nostro certificato elettorale al seggio.