VIAGGIARE IN SCALA
Il Ponte rosso n. 123 - febbraio 2026 | saggi | Stefano Lazzarin
di Stefano Lazzarin*
* Dalla nota introduttiva di Stefano Lazzarin, su autorizzazione dell’autore e di Forum editrice universitaria udinese

Viaggiare in scala
Piccoli treni, grandi passioni
Forum, Udine 2025
pp. 88, euro 14,00
Viaggiare in scala è […] uno straordinario ancorché maneggevole compendio di tutto ciò che avreste sempre voluto sapere sui trenini elettrici e sulla letteratura che li mette in scena. L’autore è da lungo tempo un esperto di treni e di letteratura sui treni; anzi diciamo pure l’esperto oggi in Italia – e non solo in Italia – di tali questioni. Ma ora, dopo numerosi studi illuminanti sui treni, Vecchiet ha deciso di fare coming out, come scrive scherzosamente lui stesso, dedicando le sue energie di raffinato saggista ai treni “in scala”: quei trenini per i quali molti nutrono una passione accuratamente celata, per pudore e per desiderio di evitare le facili ironie. Vecchiet mostra invece come sarcasmi e rossori vadano accantonati senza indugio, di fronte a un oggetto d’indagine che è del tutto degno del nostro interesse; e lo fa non soltanto nei panni, che gli conoscevamo, del saggista consumato, ma anche in quelli del flâneur di cultura – caratteristica di molti suoi scritti, ma qui ulteriormente potenziata – e perfino del narratore autentico (panni questi per lui nuovi, salvo errore di chi scrive). Il piglio del narratore emerge fin da subito: il primo rintocco del libro è tale da far credere a un viaggio in scala 1:1 e all’inizio di un’avventura, se non rocambolescamente romanzesca, propriamente narrativa; la stazione di San Nazario, le auto ferme in coda al passaggio a livello, la galleria a doppio binario saranno a grandezza naturale o – come avverte il titolo del libro – in scala? Il personaggio che dice io sarà il viaggiatore di una novella ottocentesca, di un romanzo psicologico o di un giallo, ripescato da qualche testo di Maupassant, Fogazzaro o Agatha Christie per adattarlo a narrazioni (e treni) dei giorni nostri? E quella «giovane donna con un romanzo di Calvino sulle ginocchia» che scompare nell’oscurità quando il treno s’infila in galleria sarà forse l’emblema di un destino? Se, una notte d’inverno, un viaggiatore percorresse la linea da San Nazario a Talheim incontrerebbe fatalmente nel proprio scompartimento la suddetta damigella? Nascerebbe allora una discussione sui libri di Calvino, i due viaggiatori finirebbero con lo scambiarsi baci di leggera sorpresa, o per lo meno il numero di cellulare?
[…]
Alla fine, risulta impossibile non lasciarsi trascinare: Vecchiet convince, ci convince; chiuso il libro, si vorrebbero visitare senza por tempo in mezzo i vasti e vastissimi plastici di Firenze e Amburgo, cercare in libreria o in biblioteca le opere analizzate – dal romanzo di Simenon a «quel capolavoro per ragazzi che è La Freccia azzurra» di Rodari, da Sophie Holmqvist fino ai testi che «il padre di tutti i fermodellisti italiani», Italo Briano, pubblicava alla spicciolata sulla rivista che aveva fondato, «Italmodel. Bimestrale per appassionati di fermodellismo». Si vorrebbe inoltre, e magari soprattutto, dare subito un’occhiata a qualche sito di vendita di oggettistica per il fermodellismo, per vedere se per caso… dopo tutto, nel solaio della casa di famiglia un po di spazio ci sarebbe, basterebbe vincere la pigrizia e decidersi a compiere il grande passo, anzi il passo “in scala”… Con il suo libro Vecchiet dimostra, fra le altre cose, che ha ragione Michele Mari quando scrive: «[la] letteratura non inganna mai: perché ci costringe a credere solo quello che crede l’autore, e nessun autore, come nessun uomo, crede in qualcosa come alle proprie passioni, alle proprie idiosincrasie e alle proprie ossessioni» (I demoni e la pasta sfoglia, 2010). Dell’autore secondo Mari, Vecchiet è l’esempio perfetto: e forse, una volta che si è detto questo, non c’è bisogno di aggiungere altro.
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